‘Ndrangheta e cantieri Tav: a breve “tavolo” con prefetture e sindacati

Dopo l’arresto di un lavoratore nell’ambito dell’indagine Gear della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Il titolare dell’azienda: «Non ho nulla da dichiarare»

NAPOLI Verrà convocato, non appena le condizioni legate all’emergenza sanitaria lo permetteranno, il tavolo presieduto dalla prefetture di Caserta e Benevento che dovrà fare il punto sui lavori al cantiere della Tav Napoli-Bari che insiste nei comuni di Valle di Maddaloni e Maddaloni (Caserta), Dugenta e Sant’Agata dei Goti (Benevento), dopo l’arresto avvenuto due giorni fa di un lavoratore dell’azienda subappaltatrice “A.b.s. ing srl”, nell’ambito di un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria per reati di droga, di favoreggiamento personale di latitanti appartenenti alla ‘ndrangheta, detenzione e porto abusivo di armi da sparo comuni e da guerra.
In manette è finito il 37enne Girolamo Bruzzese, che è stato catturato dai carabinieri presso gli alloggi del cantiere a Dugenta. In questi mesi le prefetture hanno attuato un costante monitoraggio sui lavori del cantiere, così come previsto dal protocollo d’intesa siglato nel 2018 dalle due prefetture, dall’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) e dai sindacati con lo scopo di scongiurare i rischi di infiltrazioni mafiose; più volte il personale della Direzione Investigativa Antimafia ha effettuato accessi nel cantiere. Il titolare dell’azienda in cui lavorava Bruzzese, l’imprenditore di Reggio Calabria Antonino Serranò, raggiunto dall’Ansa, non ha voluto rilasciare commenti. «Non ho nulla da dichiarare» ha affermato.





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