Sparì nel nulla a Terni nel 2009, pentito di ‘ndrangheta indagato per omicidio

Si riapre dopo 11 anni il caso della scomparsa di Barbara Corvi. Il sospetto della lupara bianca. Coinvolto un collaboratore di giustizia che vive in Liguria. Oggi sarà interrogato

TERNI Un pentito di ‘ndrangheta che vive in una località segreta della Liguria e, fino a poco tempo fa, inserito in un programma di protezione, sarebbe indagato per la scomparsa di Barbara Corvi, la mamma 35enne di Montecampano di Amelia di cui non si sa più nulla dal 27 ottobre del 2009. Lo racconta il quotidiano La Nazione. Il fascicolo era stato archiviato dal Tribunale di Terni si riapre. E l’indagato verrà ascoltato oggi a Terni, nella caserma dei carabinieri, dal procuratore capo, Alberto Liguori. L’accusa per il pentito è omicidio volontario in concorso, quindi non sarebbe l’unico indagato.
Secondo quanto riferito dal quotidiano l’uomo sarebbe un parente del marito di Barbara, Roberto Lo Giudice, mai coinvolto nell’indagine. Nei mesi scorsi era stato “Chi l’ha visto” a riaccendere l’attenzione sulla vicenda, un “giallo” che che intreccia legami familiari, vita di paese e criminalità organizzata. In quella puntata parlarono in tv anche il marito, che vive nella stessa casa con la nuova compagna, e Carlo Barcherini, che con Barbara aveva iniziato una relazione sentimentale. Fu questo il motivo dell’ultimo litigio tra Roberto e Barbara, prima della misteriosa sparizione.
In questa storia intricata compaiono anche due cartoline inviate da Firenze e firmate dalla donna nove giorni dopo la scomparsa. C’era scritto «Sto bene». Ma quella, hanno accertato le perizie calligrafiche, non era la sua grafia, né di altri personaggi della vicenda (Carlo in quei giorni era a Firenze), né di familiari e tantomeno dei due figli. Un depistaggio che la nuova inchiesta è chiamata a chiarire.
La storia di Barbara è legata a quella di Angela Costantino, la cognata, moglie del fratello del marito. Scomparsa nel 1994, Angela per i giudici fu assassinata per aver tradito il marito Pietro Lo Giudice, boss della criminalità organizzata reggina, mentre era in carcere. A indirizzare le indagini sulla fine di Angela fu proprio un pentito di ‘ndrangheta, Maurizio Lo Giudice, esponente della famiglia.





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