Resta in carcere l’ex sindaco di Celico arrestato per concussione

Il Tdl rigetta il ricorso
 di Antonio Falcone, coinvolto in una inchiesta della Procura della Repubblica di Cosenza

di Michele Presta
COSENZA
Il Tribunale del riesame di Catanzaro ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cosenza nei confronti di Antonio Falcone. L’ex sindaco di Celico è stato tratto in arresto lo scorso 31 luglio con l’accusa di concussione dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico e tributaria che hanno eseguito un’articolata serie di indagini sotto la coordinazione della Procura della Repubblica di Cosenza guidata da Mario Spagnuolo. A denunciare Antonio Falcone è stato un imprenditore locale che in base a quanto riferito agli inquirenti, avrebbe ricevuto delle richieste concussive due delle quali sarebbero state accertate proprio nel corso delle investigazioni. Una prima la dazione di pagamento è quantificata in 2mila euro, mentre, la seconda sarebbe una bustarella da mille euro. Sono state proprio queste circostanze a permettere di acquisire importanti elementi di riscontro alle richieste concussive avanzate dall’ex primo cittadino, dimessosi dopo una prima perquisizione nella sua abitazione a metà luglio.
Oltre a queste prove, la procura di Cosenza seguendo lo schema d’indagine utilizzato anche per altre inchieste (qui il nostro approfondimento) è riuscita ad acquisire altri elementi che cristallizzano il quadro indiziario dell’indagato e sono state validate oltre che dal gip anche dai giudici del tribunale delle libertà. Oltre ai soldi, Antonio Falcone, per come emerso dalle indagini, avrebbe avanzato la richiesta di realizzazione a titolo gratuito, di lavori di impiantistica in una abitazione in fase di costruzione, dietro la minaccia di esclusione negli appalti futuri anche di comuni limitrofi nonché ritardi nei pagamenti di lavori svolti per il comune.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia subito dopo il fermo, Falcone aveva fornito la sua versione dei fatti e circostanziato gli episodi che lo vedono coinvolto. Adesso dovrà ricorrere in Cassazione per ottenere la libertà in attesa dell’avviso di conclusioni delle indagini preliminari. (m.presta@corrierecal.it)





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