Coronavirus, stretta sulla movida: il Viminale rafforza i controlli

Lettera del ministero dell’Interno ai prefetti. In campo «le misure di vigilanza, prevenzione e controllo ritenute più idonee a scongiurare la violazione delle prescrizioni». Ricorso al Tar dei gestori delle discoteche

ROMA Dopo la stretta decisa dal Governo su ballo e movida con l’ordinanza del ministro Roberto Speranza, il Viminale scrive ai prefetti per invitarli ad organizzare i servizi sul territorio alla luce delle nuove prescrizioni. Intanto, i gestori ricorrono al tar per chiedere l’immediata riapertura delle discoteche. Sul fronte contagi, dati in calo nelle ultime 24 ore (379) ma con un ridotto numero di tamponi (6mila meno di ieri), mentre aumentano i ricoverati (810) e le terapie intensive (58). Dati che vengono letti con preoccupazione del Governo, che potrebbe mettere in campo nuove misure se il trend dovesse riportare i casi ai numeri del periodo del lockdown.
L’ordinanza Speranza mette dunque in moto la macchina del Viminale, che non era stato preventivamente investito del nuovo provvedimento in cantiere e che non sarà agevole far rispettare. Meno di una settimana fa, il capo della Polizia, Franco Gabrielli, era stato chiaro sul tema: se le forze di polizia avviassero «un’attività di controllo massivo» ad esempio sulle discoteche, aveva detto, «gli effetti sarebbero devastanti» anche per «la ripresa delle attività economiche». Ora, però, i divieti sono in vigore e bisognerà farli rispettare. Nella circolare il nuovo capo di gabinetto del Viminale, Bruno Frattasi, invita i prefetti a convocare apposite riunioni dei Comitati provinciali dell’ordine e della sicurezza per valutare l’ordinanza, coinvolgendo anche sindaci e polizia locale, e mettere in campo «le misure di vigilanza, prevenzione e controllo ritenute più idonee a scongiurare la violazione delle predette prescrizioni». In sostanza, ogni prefetto rafforzerà i servizi di vigilanza sui luoghi più a rischio assembramenti e sui locali della movida per verificare il rispetto del divieto di ballo e l’obbligo di indossare la mascherina. Ed il lavoro non mancherà agli agenti se si pensa anche ai rave party abusivi come quello durato 4 giorni e che si è concluso questa mattine nel Cremonese coinvolgendo un migliaio di giovano che si sono ritrovati a ballare, in gran parte senza mascherina.
La stretta non è chiaramente piaciuta ai gestori delle discoteche, scesi sul piede di guerra. Il Silp Fipe, associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo, ha annunciato un ricorso al Tar del Lazio per chiedere la riapertura immediata dei locali. Il Governo, da parte sua, guarda con preoccupazione alla curva dei contagi, pronto a nuove misure restrittive se dovesse proseguire la salita. Dopodomani è in programma una riunione del Comitato tecnico scientifico che esaminerà la situazione. Il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, è stato chiaro: «Di fronte al superamento di alcuni limiti, saranno necessarie chiusure. Parlo di lockdown localizzati», circoscritti cioè alle aree più critiche. L’esperto microbiologo Andrea Crisanti rileva che «in Italia, se andiamo a guardare rispetto a due-tre settimane fa, i casi si sono triplicati, ma originano principalmente da trasmissione endogena, e sono sicuramente importanti. L’Italia non sta in una bolla impermeabile rispetto a quanto succede del mondo».
Nella riunione del Cts si parlerà anche di scuola, tema centrale per il Governo. I presidi protestano e chiedono il calendario per la consegna dei banchi monoposto e di rivedere la responsabilità penale dei dirigenti. La ministra Lucia Azzolina avverte: «Le scuole non vanno solo riaperte, dobbiamo fare in modo che poi non richiudano». Il commissario straordinario Domenico Arcuri assicura: i nuovi banchi monoposto saranno consegnati ai primi di settembre . (Ansa).





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