I tre imputati si difendono: «Chi ti sequestra i figli e li porta al bar?»

Respingono ogni accusa Laura Scarpinato, Daniele e Francesco Bevilacqua, tratti in arresto lo scorso 14 settembre con l’accusa di sequestro di persona a San Lucido. «Abbiamo scoperto che avevamo a che fare con un truffatore, noi volevamo solo i nostri mobili. I bambini ci conoscevano non li avremmo mai rapiti»

di Michele Presta
COSENZA Hanno respinto le accuse per cui sono ristretti al regime carcerario Laura Spampinato, Francesco e Daniele Bevilacqua arrestati nel pomeriggio di lunedì 14 settembre dagli agenti della squadra mobile della Questura di Cosenza (qui la notizia). Nel corso dell’udienza di convalida celebrata davanti al gip del tribunale di Cosenza, tutti e tre hanno deciso di rispondere alle domande per fornire la propria versione dei fatti. Adesso aspettano il l’ordinanza del giudice che si pronuncerà nella giornata di domani, per i tre difesi dagli avvocati Rosanna Cribari e Giuseppe Malvasi, l’accusa a vario titolo è di sequestro di persona, lesioni e rapina.

«SIAMO VITTIME DI UNA TRUFFA» A denunciarli è stato un imprenditore attivo nel settore dei mobili per la casa originario di un comune in provincia di Catanzaro. «Doveva consegnarmi cucina e armadio comprati nel mese di luglio ma non rispondeva più né alle mie chiamate e ai miei messaggi – ha spiegato Laura Spampinato al gip -. Facendo delle ricerche ho scoperto che era un truffatore per questo abbiamo chiesto ad una persona di dargli un appuntamento al quale poi ci siamo presentati».
Nel corso dell’interrogatorio la donna, moglie di Daniele Bevilacqua, ha raccontato come con l’uomo che li ha denunciati nel tempo fosse sorta una specie di amicizia. I figli li conoscevano e tutto sarebbe nato nel momento in cui il venditore ha preso le misure per montare la cucina acquistata, pagata e mai consegnata. «Ho il contratto di vendita, i suoi figli avevano giocato anche con la mia bimba – aggiunge -. Però dal giorno che doveva consegnarci la cucina ha iniziato a non rispondere più alle nostre chiamate. Ci ha inviato anche delle foto in cui sosteneva che il figlio stava male. Ma non era vero».
Laura Spampinato, 31enne incensurata, ha anche riferito di non aver mai sottratto il cellulare in possesso di uno dei due bambini e che siano tornati da San Lucido con la sua macchina andando piano, per questo non sono arrivati contemporaneamente con il padre e che fosse stato quest’ultimo a chiedergli di prendere i figli in attesa che il problema si risolvesse. «Al momento dell’arresto ero con i miei vicini, non credo che una persona che voglia sequestrare dei bambini si comporti in questo modo».

L’INCONTRO CON IL VENDITORE All’appuntamento dato sul lungomare di San Lucido i tre si presentano ma, in base al loro racconto, compaiono in ordine diverso: prima Francesco Bevilacqua che non era conosciuto dal venditore, poi i due coniugi. «Abbiamo parlato, un po’ eravamo agitati ed è vero, lo ammettiamo, gli abbiamo tirato due ceffoni», confessano Daniele e Francesco Bevilacqua. «Sono stato vittima di una truffa online lo scorso anno – ha aggiunto Daniele Bevilacqua – ho denunciato il tutto ma non ho risolto nulla, io volevo solo parlare e risolvere un problema che ha fatto soffrire tanto mia moglie, non farmi giustizia da solo». I due uomini spiegano di non aver mai tentato di metterlo con la forza nel bagagliaio della macchina, così come una volta arrivati a Cosenza, le strade dei tre si siano separate. Francesco si è allontanato mentre Daniele aspettava che il mobiliere prelevasse dei soldi per restituirgli parte della caparra di 1.400 euro versata per l’acquisto della cucina poi mai concretizzata. «Mi sentivo offeso, ma mai e poi mai avrei sequestrato dei bambini. Ma del resto chi li sequestra e li porta al bar? Con quale criterio di coscienza si può fare una cosa del genere?» (m.presta@corrierecal.it)





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