Inps, Tridico nella bufera per l’aumento di stipendio. «Non l’ho deciso io»

Il direttore dell’Istituto previdenziale, “padre” del reddito di cittadinanza, preso di mira dopo la decisione del Cda avallata dal ministro del Lavoro, ma contestata dai revisori. Lui si difende: «Non prenderò alcun arretrato. Tutta la vicenda ruota intorno a due falsi»

ROMA Non fa tanto rumore la notizia in sé quanto più il protagonista. Pasquale Tridico, presidente dell’Inps dal maggio 2019, è di estrazione pentastellata, padre del reddito di cittadinanza e di umili origini, essendo cresciuto tra gli stenti delle zone dell’entroterra del Cosentino.
Anche per questo, quanto divulgato ieri dal quotidiano Repubblica, secondo cui il direttore dell’istituto previdenziale avrebbe avallato un aumento del suo stipendio di carattere retroattivo, lascia comunque perplessi. Il quotidiano, partendo da un decreto ministeriale, evidenzia una maggiorazione di carattere retroattivo nello stipendio dello stesso Tridico. Nello specifico, lo stipendio del presidente Insp dovrebbe aumentare dagli attauali 64mila euro, a circa 150mila annui. Inoltre, la retroattività prevederebbe, oltre alla maggiorazione in sé, anche un diritto ad arretrati per un ammontare di circa 100mila euro.
La vicenda ha lasciato fin da subito sconcertati con lo stesso Premier Conte colto un po’ impreparato sul caso, che promette di fare luce attraverso gli appositi accertamenti. Le opposizioni, di contro, vedono chiaro fin da subito e chiedono le dimissioni immediate di Tridico.
Pasquale Tridico, nell’immaginario dello scacchiere politico, è l’emblema delle lotte anticasta del MoVimento. Anche per questo la vicenda – definita «sconcertante» dai vertici del Pd – ove verificata anche attraverso gli appositi accertamenti promessi anche da Di Maio, potrebbe corrispondere a un vero e proprio terremoto politico.
«NON È NELLE MIE COMPETENZE» La replica inviata sempre a Repubblica dallo stesso Tridico è quasi immediata. Il presidente Inps sostiene infatti che la notizia sia fondata su due falsi: «Per effetto del decreto interministeriale che stabilisce i compensi del Cda di Inps (e Inail), al sottoscritto sarebbe riconosciuto un arretrato di 100mila euro. Questo il primo falso. La realtà invece è che la nuova misura del compenso previsto per il Presidente dell’Istituto decorrerà non da maggio 2019, bensì dal 15 aprile 2020, vale a dire da quando si è insediato il CDA e ne ho assunto la carica di Presidente». L’altro «falso», sempre secondo Tridico «è che non è nei poteri del Presidente o di qualsiasi altro organo dell’Istituto determinarsi i compensi».
TRIDICO RICOSTRUISCE LA VICENDA «Sono stato nominato Presidente Inps con decreto del Capo dello Stato in data 22 maggio 2019. – Si legge ancora nella lettera – Successivamente, a giugno 2019, con nota del Gabinetto del Ministero del Lavoro venivano proposti i compensi del Cda che si stava costituendo: 150mila euro lordi per il presidente, 100mila per il vice e 23mila per i 3 componenti del consiglio. Nel frattempo, la crisi di governo dell’agosto 2019 ha ritardato la nomina del Cda. Così, solo dal 15 aprile 2020 ho assunto le funzioni di Presidente del Cda.
Nella prospettiva della ricostituzione del Cda dei due enti, la legge 28 gennaio 2019, n. 4, aveva previsto che, con apposito decreto interministeriale, sarebbe stata fissata la misura dei compensi dei predetti organi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Tant’è che detti compensi sono finanziati attraverso la riduzione di spese di funzionamento di Inps e Inail.
Il 15 luglio 2019 il Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo della Presidenza del Consiglio ha avviato l’iter per la determinazione dei compensi del Presidente e degli altri componenti del Cda dei due enti, sulla base di una Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 gennaio 2001 che fissa i criteri e gli indicatori da assumere a riferimento a tal fine; direttiva che dal 2001 detta le regole per la fissazione dei compensi degli Organi di tutte le Amministrazioni pubbliche, suggerendo l’utilizzo di un apposito software per determinare i compensi per il Cda sulla base del bilancio dell’Istituto e del numero di dipendenti. Tale software restituiva un compenso per il Presidente Inps e per il Cda molto più elevato: per il Presidente di 240 mila euro, pari al compenso dei dirigenti centrali dell’Inps, e ai vertici di amministrazioni simili.
Tuttavia – conclude – il decreto interministeriale del 7 agosto 2020 del Ministro del Lavoro e del Ministro dell’Economia, decreto necessario e conseguenziale all’insediamento del CDA, stabilisce 150mila euro per il Presidente, 40mila euro (elevabili a 60mila in funzione delle deleghe esercitate) per il Vice Presidente e 23mila euro per ognuno dei componenti del Cda. Insomma, i Ministeri vigilanti sono intervenuti per ridurre la misura derivante dall’applicazione di quelle regole». Sempre Repubblica ritiene di dover confutare da subito la replica di Tridico in quanto la ricostruzione è riferita «ad atti ufficiali».





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