Tre minuti di pestaggio per un misero bottino. Falvo: «Un’aggressione che mi ha turbato»

Il procuratore di Vibo ricostruisce la rapina ai danni di una 73enne compiuta da Bryan Pietro Sicari, arrestato oggi dai carabinieri. E poi l’allarme sull’arsenale vibonese: «Quella contro le armi sarà una lotta senza quartiere» – VIDEO

di Alessia Truzzolillo
VIBO VALENTIA A soli 22 anni Bryan Pietro Sicari aveva già seri precedenti con la giustizia per rapine – tanto che era sottoposto ancora all’obbligo di dimora – e si era già cucito addosso, a furia di azioni violente, una discreta fama. Dopo una violenta rapina, nella settimana successiva a ferragosto, ai danni di una donna di 73 anni i carabinieri, coordinati dal pm Corrado Caputo, erano già indirizzati verso la sua persona. Hanno atteso, però, di chiudere il cerchio delle indagini prima di stringere le manette intorno ai polsi di Sicari, aiutati tra l’altro anche dagli stessi familiari dell’indagato ormai spossati dalla violenza e dal terrore che il ragazzo stava seminando. Negli occhi degli investigatori i frame di tre minuti di pestaggio violento ripresi dalle telecamere poste nel cortile della vittima (QUI LA NOTIZIA). Stava prendendo il fresco nel giardino di casa l’anziana – hanno raccontato il colonnello Bruno Capece, comandante della Provinciale dei carabinieri di Vibo e il maggiore Gianfranco Pino, comandante della Compagnia di Vibo – quando Sicari si è introdotto nella sua proprietà per rapinarla. La donna ha opposto resistenza e l’escalation di violenza è stata la risposta del 22enne che ha colpito al volto la signora con un punteruolo e poi l’ha presa a calci in testa tanto da romperle la mandibola, provocarle un trauma cranico e una frattura su una mano. Dopo essersi avventato addosso alla poveretta, Sicari si stava allontanando col suo magro bottino: due telefoni cellulari. Troppo poco e troppo scarso il provento della rapina, tanto che l’aggressore scaglia via i due cellulari con rabbia e frustrazione poco prima di uscire dall’inquadratura della telecamera. La vittima, con le poche forze rimaste, ha chiamato i carabinieri della stazione di Briatico, guidata dal maresciallo Brigaglia.
«Ne ho vista di violenza nella mia carriera – ha spiegato in conferenza stampa il procuratore di Vibo, Camillo Falvo, già sostituto nell’antimafia di Catanzaro – ma questa aggressione mi ha turbato».

L’ARSENALE VIBONESE Questo episodio si inserisce in una recrudescenza di violenze che ha segnato un po’ tutta l’estate 2020 nel Vibonese. Rapine, aggressioni, due tentati omicidi e, sopra ogni cosa, tante armi. Vibo Valentia è un arsenale, una provincia armata fino ai denti. «Quella contro le armi sarà una lotta senza quartiere – promette Falvo – è necessario dare una stretta anche alla detenzione legittima. A Vibo dalle armi bisogna stare lontani». Il proposito della Procura di Vibo e delle forze dell’ordine è quello di dare una stretta al rilascio delle licenze, promuovendo anche un incontro con il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che affronti il problema. «Questa vicenda si inserisce in un quadro di recrudescenza di fenomeni criminali, anche con l’utilizzo delle armi, sul territorio di Vibo, non so quanto dovuto al fatto che con l’operazione Rinascita siamo riusciti a togliere tanta gente dalla strada. Però è un fenomeno preoccupante. Ora vedremo come riusciremo, a livello istituzionale, grazie all’aiuto della Prefettura e delle forze dell’ordine, a proseguire questa lotta senza quartiere sulle armi e a intervenire a livello amministrativo sulla sicurezza per cercare di togliere qualche arma dalla circolazione anche tra quelle legittimamente detenute che spesso diventano veicolo perché qualcuno se ne appropri per utilizzarle per scopi illeciti», ha detto il procuratore di Vibo che è stato anche tra i primi a coordinare le indagini di “Rinascita-Scott” contro le cosche vibonesi.

«L’altra sera partecipavo a un webinar con il Ris ed è venuto fuori che la Procura di Vibo Valentia ha una mole di lavoro con il Reparto speciale dei carabinieri pari quasi a quello delle tre principali Direzioni distrettuali antimafia di tutto il Sud. Questo rende l’idea di quello che è oggi il territorio. Lo possiamo cambiare però dobbiamo impegnarci e dobbiamo farlo anche da un punto di vista amministrativo altrimenti non ci riusciamo», ha concluso Falvo. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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