Un assegno da 7.500 euro per il presunto killer del clan Scalise

L’insospettabile Marco Gallo deve rispondere dell’accusa di essere il braccio armato della cosca. Quel denaro, per la Dda di Catanzaro, è «un riscontro dei rapporti esistenti» tra lui e la famiglia vicina alla ‘ndrina degli Iannazzo

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO Un assegno da 7.500 euro è stato staccato il 21 gennaio 2017 da Luciano Scalise in favore di Marco Gallo. Secondo le ricostruzioni effettuate dai militari del Nucleo mobile del Gruppo Guardia di finanza di Lamezia Terme, su disposizione della Dda di Catanzaro, «non vi sono elementi che possano giustificare la dazione dell’assegno da parte di Luciano Scalise a Marco Gallo». Uno scambio di denaro sospetto, segnalano gli inquirenti, questo tra Marco Gallo e Luciano Scalise, anche alla luce del fatto che tra i due non risulta esservi stato alcun rapporto di lavoro. In conclusione, secondo i finanzieri, il passaggio di denaro tra Scalise e Gallo «pur se tracciato con  assegno postale, appare sospetto in relazione alle circostanze di tempo in cui è avvenuto, vale a dire a distanza di due giorni dall’omicidio di Francesco Berlingeri». Una supposizione, quella formulata dagli inquirenti, per quanto pesante, visto che «i mandanti dell’omicidio sono ancora ignoti». «Ad ogni modo – prosegue la nota della Finanza – l’assegno appare essere un riscontro oggettivo dei rapporti esistenti tra il Gallo e gli Scalise…».

OMICIDIO BERLINGERI Due giorni prima che venisse staccato l’assegno era stato commesso l’omicidio di Francesco Berlingeri, fruttivendolo 57enne di etnia rom ucciso a colpi di pistola davanti al suo negozio mentre scaricava della merce da un furgone. Secondo l’accusa, a sparare contro Berlingeri è stato Marco Gallo che, stando alle ricostruzioni dell’agguato, si è avvicinato alla vittima a bordo della sua moto, aiutato nella progettazione del delitto da sua moglie, Federica Guerrise. Lo scorso 24 settembre il sostituto procuratore di Lamezia Terme Marta Agostini ha chiesto l’ergastolo nei confronti di Marco Gallo e di sua moglie. Per questo delitto non è stata individuata, al momento, una matrice mafiosa.

Gli inquirenti sul luogo del delitto Berlingeri

OMICIDIO MEZZATESTA Attualmente Marco Gallo è imputato in quattro processi: tre per omicidio (dei quali due con modalità mafiosa) e uno per associazione mafiosa. L’insospettabile titolare di una ditta per realizzazione di impianti elettrici, fino a pochi anni fa sconosciuto ai radar delle Procure, deve rispondere, oggi, dell’accusa di essere il braccio armato della cosca Scalise, famiglia radicata nel territorio montano del Lametino, legata alla consorteria Iannazzo.
Oltre all’omicidio Berlingeri Marco Gallo, 33 anni, è accusato dalla Dda di Catanzaro anche di essere l’autore dell’omicidio di Gregorio Mezzatesta, impiegato delle Ferrovie dello Stato freddato a Catanzaro il 24 giugno 2017 da un killer a bordo di una moto mentre si trovava fermo nella propria auto. Anche in questo caso le ricostruzioni delle indagini conducono a Marco Gallo. Secondo l’accusa Gregorio Mezzatesta sarebbe stato vittima innocente di una vendetta trasversale. Sua unica colpa, quella di essere fratello di Domenico Mezzatesta considerato ai vertici dell’omonima famiglia, da anni in faida con la famiglia Scalise nel contendersi il territorio montano del Lametino compreso tra i comuni di Decollatura, Soveria Mannelli, Serrastretta e Platania. In questo processo che vede alla sbarra quale killer il solo Marco Gallo, l’accusa è rappresentata dalla Dda di Catanzaro.

omicidio mezzatesta catanzaro
La scena del delitto Mezzatesta a Catanzaro

OMICIDIO PAGLIUSO E la Dda di Catanzaro rappresenta l’accusa contro Marco Gallo anche nel processo per l’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso avvenuto il 9 agosto 2016 nel giardino della villa del giovane legale, ucciso a colpi di pistola appena rientrato a casa. In questo caso l’antimafia ha individuato anche i mandanti in Pino e Luciano Scalise, padre e figlio, ai vertici dell’omonima famiglia di mafia. Dalle indagini è emersa l’acredine da parte degli Scalise verso l’avvocato Pagliuso, già in passato pesantemente vessato dalla famiglia. Lasciata la difesa degli Scalise, Pagliuso era divenuto legale di Domenico e Giovanni Mezzatesta, padre e figlio – accusati dell’omicidio di Francesco Iannazzo e Giovanni Vescio – che grazie a lui avevano ottenuto un forte sconto di pena. Questo avrebbe scatenato l’ira e il desiderio di vendetta da parte degli Scalise.

Il vialetto in cui è avvenuto l’agguato. Nel riquadro, l’avvocato Francesco Pagliuso

REVENTINUM A raccontare la faida tra Scalise e Mezzatesta nel contendersi gli affari tra le montagne del Lametino è il porcedimento “Reventinum” che accusa le due famiglie e i loro sodali di associazione mafiosa.
Di recente il sostituto procuratore della Distrettuale antimafia Pasquale Mandolfino ha depositato agli atti di tutti questi procedimenti l’assegno da 7.500 euro che Luciano Scalise ha elargito a Marco Gallo, «un riscontro oggettivo dei rapporti esistenti tra Gallo e gli Scalise, pertanto utile alle altre indagini svolte a carico del primo in relazione alla sua partecipazione alle attività della cosca Scalise». (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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