La tendopoli diventa “zona rossa”. «Non lasciamo soli i più vulnerabili»

Dopo il campo container rosarnese di Contrada Testa dell’acqua, arriva l’ordinanza della Regione che delibera la “chiusura” anche dell’insediamento dell’area industriale di San Ferdinando. Logiacco (Cgil): «Stiamo andando incontro a una guerra a mani nude»

di Francesco Donnici
SAN FERDINANDO Dopo il campo container di Contrada Testa dell’acqua, nella zona industriale di Rosarno, anche la tendopoli diventa “zona rossa”. L’annuncio è arrivato dalla Regione che ha deliberato la chiusura della zona con l’ordinanza numero 76 del 17 ottobre, la quarta in materia di Coronavirus firmata da Nino Spirlì.
L’ordinanza impone così nuove «disposizioni riguardanti la limitazione agli spostamenti alle persone fisiche presso la “tendopoli” ubicata in località 2^ zona industriale nel Comune di San Ferdinando, in provincia di Reggio Calabria». Il provvedimento si è reso necessario «in forza del principio di precauzione, sulla base delle informazioni comunicate dal Dipartimento di Prevenzione e dai contatti intercorsi con la Prefettura di Reggio Calabria che, onde evitare l’ulteriore diffusione del contagio, sia all’interno che al di fuori dell’area interessata, si debbano adottare provvedimenti limitativi agli spostamenti delle persone fisiche». La Regione ha così disposto, «limitatamente all’area su cui insiste la tendopoli, il divieto di allontanamento da parte di tutti gli individui ivi presenti, riducendo drasticamente ogni possibilità̀ di vicinanza fisica, con particolare riferimento ai casi confermati e limitando al massimo ogni spostamento dei contatti stretti» e oltre a questo « il divieto di accesso all’area, fatti salvi alcuni casi particolari».

IL CONTAGIO Dagli accertamenti sono infatti risultate positive al Covid altre 14 persone, che vanno ad aggiungersi
ai tre positivi tra gli operatori dell’Associazione Guardie Ambientali, che gestisce il campo. Il totale è adesso di 17, come confermato dalla prefettura di Reggio Calabria e dal sindaco di Rosarno, Giuseppe Idà, che lo ha reso pubblico sui propri canali social.
Numeri che preoccupano ancora di più se si considera che fino ad ora hanno dato la loro disponibilità a sottoporsi a tampone solo 30 delle 266 persone attualmente residenti nella tensostruttura al tempo allestita dal Viminale nella seconda zona industriale del Comune di San Ferdinando. Un rapporto tamponi-positivi pari quasi al 50% che non fa ben sperare dati i continui spostamenti, per motivi lavorativi, dei ragazzi alloggiati nelle tende.

«ANDIAMO INCONTRO A UNA GUERRA A MANI NUDE» Ieri il sopralluogo del prefetto Massimo Mariani del Questore è stato preludio alla circoscrizione dell’area. Infatti, presso la Prefettura di Reggio Calabria, si è poi tenuta una riunione operativa per definire le modalità di gestione del focolaio che, «dato il particolare contesto igienico-sanitario – si legge nell’ordinanza – e logistico, può determinare un grave problema di sanità pubblica, nell’area interessata e per l’intero territorio comunale».
Già nella serata di ieri, nei pressi della tendopoli sono state prontamente allestite ulteriori tende isolate e un modulo bagno, che formano un’area quarantena. Serviranno ai positivi per osservare il periodo di isolamento dal resto del gruppo. Diverse le realtà che si sono attivate per rendere il più comprensibile ed accettabile possibile la delicata transizione ai ragazzi, che in questi giorni dovranno rinunciare a lavorare.
Tra queste Cgil, anche attraverso il segretario generale della Piana, Celeste Logiacco: «Cerchiamo di spiegare la situazione ai ragazzi perché molti, soprattutto quelli asintomatici, pensano di non avere nulla e di poter andare a lavoro, ma potrebbero mettere in pericolo tutti gli altri».
La preoccupazione, come già accaduto subito dopo l’annuncio della “chiusura” del campo container di Rosarno, è che i residenti della tendopoli comincino a disperdersi per evitare l’isolamento. «Il problema – continua Logiacco – è soprattutto di quelli che non hanno un contratto regolare o un lavoro, perché hanno bisogno di muoversi. A chi dispone di un regolare contratto stiamo invece dicendo che pur non andando a lavorare può chiedere la malattia, a maggior ragione se si tratta di Covid».
A preoccupare è la situazione nel complesso: «A parte l’insediamento di Contrada Testa dell’acqua sono diverse le “zone rosse” e le situazioni attenzionate nella Piana. Non da ultimo quella di Polistena. Stiamo andando in guerra a mani nude anche perché il nostro sistema sanitario non può essere in grado di reggere quest’onda d’urto».
Gli appelli, fin dall’inizio della pandemia, non si sono sprecati. Oltre a Cgil anche Medu, Caritas, Mediterranea Hope e Usb, come diverse altre realtà operanti nella Piana di Gioia Tauro si erano spese per evitare che si andasse incontro a questa escalation, ma molti richiami sono implosi nel silenzio di Governo e Regione. «Ora più di prima – rimarca Logiacco – c’è bisogno di un impegno concreto per la difesa dei più deboli. Questo periodo ha accentuato le situazioni di vulnerabilità e non possiamo lasciare sole queste persone».

L’area quarantena allestita nei pressi della tendopoli

LA TENDOPOLI OGGI Verso la fine di luglio era iniziato lo smantellamento definitivo della tensostruttura allestita dal Viminale nella zona industriale di San Ferdinando, a pochi passi dalla «baraccopoli della vergogna». Subito dopo la demolizione dell’insediamento informale, voluta il 6 marzo 2019 da Matteo Salvini e dall’allora prefetto reggino, Michele di Bari, gran parte degli stanziali si erano spostati proprio tra il campo container di Rosarno, gli insediamenti informali – tra i vari si ricorda quello di Contrada Russo nel Comune di Taurianova – ed appunto la tendopoli.
Quella che doveva essere una soluzione provvisoria è divenuta definitiva a fronte dell’inerzia istituzionale sopraggiunta al solerte smantellamento. La tendopoli, nel periodo di raccolta, è arrivata ad ospitare anche oltre 800 persone a fronte di una capienza massima di circa 400 unità.
Col provvedimento richiesto dal sindaco Andra Tripodi, si era deciso di avviare un percorso graduale di smantellamento dell’insediamento e successiva ricollocazione e integrazione socio-culturale dei residenti. Un percorso diverso da quello avvenuto nella baraccopoli anche per mandare un messaggio alle Istituzioni.
Lo smantellamento totale doveva essere ultimato a metà dello scorso mese di agosto, ma proprio per far fronte ad eventuali derive legate all’emergenza sanitaria, il processo si era momentaneamente fermato. Oggi sono 146 i residenti registrati nella tendopoli mentre almeno altri 120 risultano abusivi. Le facce cambiano giorno dopo giorno, ordinanza dopo ordinanza, e con il ricominciare del periodo di raccolta diventerà sempre più difficile poter tenere sotto controllo i numeri e gli umori. (redazione@corrierecal.it)





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