Operazione “Valle dell’Esaro”, 52 rinvii a giudizio

Dovranno presentarsi dinnanzi al Tribunale di Cosenza il prossimo 7 gennaio i componenti del gruppo criminale che la Dda di Catanzaro ritiene abbiano proseguito gli affari illeciti una volta arrestato il boss Franco Presta

di Michele Presta
CATANZARO 
Dovranno comparire tutti davanti al tribunale di Cosenza gli indagati (qui i nomi) del procedimento “Valle dell’Esaro”. Il giudice di udienza preliminare, Alfredo Ferraro, al termine delle discussioni con il collegio difensivo ha disposto 52 rinvii a giudizio, su di una sola posizione per la quale si procede con rito abbreviato non ha ancora sciolto le riserve. L’inchiesta che ha messo sotto scacco i presunti traffici di droga che arrivavano nella zona ionica dell’entroterra cosentino è stata eseguita dalla squadra mobile di Cosenza sotto la coordinazione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Nel mirino sono finiti gli uomini ritenuti vicini alla consorteria criminale riconducibile a Franco Presta, potente boss di ‘ndrangheta cosentina oggi ristretto in carcere al regime del carcere duro prescritto dal 41bis. Gli imputati non sono accusati solo dello spaccio di droga. Gli imputati, dovranno rispondere anche di estorsione, ricettazione e detenzione di armi da sparo. I reati, in alcuni capi d’imputazione, sono aggravati dall’aver commesso il fatto attraverso un’associazione di tipo mafioso. Con il boss Franco Presta ristretto al carcere duro, il gruppo, secondo le indagini condotte dalla Dda si sarebbe riorganizzato con delle nuove gerarchie. Cambiano gli uomini, ma non il business. I chili di droga venduti al dettaglio e le intercettazioni captate dalla squadra mobile della questura di Cosenza hanno permesso di quantificare un grosso giro d’affari. Migliaia di euro che si ritiene abbiano ingrossato le tasche dell’organizzazione criminale ai cui vertici sono ritenuti Antonio e Roberto Presta, cugini del boss ergastolano. La droga non veniva trafficata solo nell’hinterland tra la città di Cosenza e lo ionio cosentino ma anche in diverse cittadine vicine alla città dei Bruzi come Acri e Mendicino. Come emerso dalle indagini, Antonio Presta è ritenuto dagli investigatori «promotore ed organizzatore (dell’associazione ndr). Si occupa della gestione e ripartizione tra i sodali dei proventi della sostanza stupefacente, curando le fasi della distribuzione della stessa e stabilendo i prezzi della successiva vendita al dettaglio». Un ruolo di comando diviso con Roberto Presta che a questo aggiunge anche l’attività «del recupero dei crediti presso i sodali deputati alla cessione al dettaglio della sostanza stessa». Insieme a loro, per i magistrati antimafia, opera Francesco Ciliberti. Anche lui «promotore e organizzatore, con compiti di coordinamento dell’attività di spaccio demandata ai singoli referenti di zona». Per la Dda, Ciliberti: «E’ munito, in quanto marito della figlia del boss di ‘ndrangheta, Francesco Francesco, detto “Franco”, del potere di risoluzione delle diatribe interne fra responsabili di zona e spacciatori, potendo decidere anche di gestire lo spaccio in modo parallelo, senza necessitare dell’assenso preventivo dei fratelli Tonino e Roberto Presta». Nel gruppo c’è anche  Costantino Scorza,  primo genero di Franco Presta e per questo ritenuto uomo di fiducia. Lui è ritenuto: «Organizzatore con il potere di gestione di canali di distribuzione dello stupefacente paralleli a quelli dell’associazione, in quanto uomo di fiducia di Francesco Ciliberti». Nell’organizzazione spicca anche il nome di Michele Fusaro è uomo di fiducia di Costantino Scorza, a cui fa anche da autista e per questo si ritiene possa: «Distribuire dello stupefacente agli spacciatori al dettaglio». La prima udienza sarà celebrata il prossimo 7 gennaio quando formalizzate tutte le operazioni di rito inizierà il dibattimento. (m.presta@corrierecal.it)





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