Rinnovo appalto ristorazione all’ospedale di Locri, al via il processo

Dinnanzi al tribunale collegiale sette imputati per abuso d’ufficio in concorso per il rinnovo del contratto relativo al servizio di ristorazione all’ospedale di Locri

di Fabio Papalia
REGGIO CALABRIA Al via questa mattina nell’aula bunker dinanzi al collegio presieduto dal giudice Fabrizio Forte il processo che vede sette imputati per abuso d’ufficio in concorso, per la vicenda relativa alla delibera n. 828 del 2014 che aveva ad oggetto il rinnovo contrattuale della gara per l’adeguamento dei locali cucina dell’ospedale di Locri e l’affidamento del servizio di ristorazione per i pazienti dell’ospedale di Locri, Siderno e della struttura ex Aias di Stignano.
Secondo l’accusa la delibera avrebbe illegittimamente rinnovato il contratto, già scaduto da lungo tempo, relativo al servizio di ristorazione in favore dell’Ati costituita dalle ditte Gerico srl di Rizziconi, Lycra srl di Reggio Calabria e Serrano Giovanni ditta individuale di Reggio Calabria, procurando un vantaggio patrimoniale in particolare della società Gerico rappresentata da Domenico Albanese
GLI IMPUTATI Gli imputati sono Nicola Calabrò nella qualità di dirigente dell’Unità Operativa beni e servizi dell’Asp di Reggio Calabria; Antonio Barreca, nella qualità di responsabile del procedimento; Vincenzo Scali, nella qualità di direttore amministrativo dell’Asp di Reggio Calabria; Antonio Vartolo nella qualità di dirigente dell’ufficio finanziario dell’Asp; Giuseppe Falcone nella qualità di dipendente dell’Asp impiegato addetto alla registrazione della spesa; Ermete Tripodi nella qualità di direttore sanitario e direttore generale facente funzioni dell’Asp di Reggio Calabria; Domenico Albanese, nella qualità di legale rappresentante di Gerico srl, privato interessato alla deliberazione.
La Procura ha ravvisato nella delibera diverse ragioni di illiceità. Tripodi figurava partecipe alla delibera nella doppia veste, incompatibile secondo l’accusa, di direttore sanitario e direttore generale f.f.; Scali ha espresso parere favorevole quale direttore amministrativo benché non fosse legittimato a partecipare alla procedura perché decaduto a causa della cessazione dalle funzioni del commissario straordinario Francesco Sarica (estraneo al processo); sarebbe stato ignorato che erano intervenute variazioni all’interno della compagine societaria affidataria del servizio, per effetto del fallimento della società Lycra, sicché beneficiario del provvedimento di rinnovo finiva per essere un soggetto giuridico diverso dal contraente originario; in sede di rinnovo non sarebbe stata compiuta nessuna attività istruttoria ai fini della verifica della sussistenza in capo all’affidatario dei requisiti tecnici ed economici richiesti in fase di gara e necessari per l’affidamento del servizio. Anche da un punto di vista strettamente finanziario, sempre secondo l’accusa, i funzionari competenti avrebbero omesso di fare rilevare che ricorrevano ragioni ostative per la registrazione della spesa, di un milione di euro, poiché mancava il budget e il bilancio economico consuntivo 2013 e preventivo 2014, il che ha comportato la creazione di un debito fuori bilancio e l’impossibilità di erogare pagamenti per le prestazioni eseguite senza il preventivo riconoscimento del debito, procedura che non è stata attivata e ciononostante l’Asp ha emesso mandati di pagamento in favore della Gerico srl. L’assessorato regionale, annota ancora la Procura, aveva ripetutamente raccomandato al direttore generale f.f. di contenere l’attività nei limiti dell’ordinaria amministrazione.
IL GIALLO DELL’ATI NON COSTITUITA Ancora, il contratto originario, del 23 dicembre 2009, secondo l’accusa avrebbe dovuto considerarsi nullo perché, contrariamente a quanto richiesto dalla legge, l’Ati affidataria del servizio non risultava già costituita al momento della stipula. L’ufficio rogante, nell’individuare i contraenti, ha definito Domenico Albanese legale rappresentante della società capogruppo della “costituenda” Ati, per la Procura quindi è palese che, per espressa dichiarazione delle parti contraenti, l’Ati non fosse costituita al momento della stipula del contratto. Anzi, la Procura ipotizza che l’Ati non sia stata costituita nemmeno successivamente, perché agli atti non è presente né si fa menzione di un atto costitutivo. Circostanza confermata dall’avvocato Laura Marciano, curatore fallimentare della Lycra, nel verbale di sommarie informazioni reso l’11 maggio 2015 alla polizia giudiziaria. Per l’ipotesi accusatoria, dunque, Domenico Albanese quando ha sottoscritto nel 2009 il contratto quale legale rappresentante dell’Ati non avrebbe avuto i poteri necessari perché privo del potere di rappresentanza per l’assenza di mandato collettivo. La sua firma avrebbe impegnato la sola società Gerico e non le altre due, ma ciò costituirebbe violazione che comporta l’annullamento dell’aggiudicazione o la nullità del contratto. Anche le clausole del contratto originario sono passate sotto la lente d’ingrandimento della Procura, in particolare quella che prevedeva la durata di 4 anni prorogabili per ulteriori 2 anni per l’accusa non poteva ritenersi efficace in quanto confliggente con la previsione normativa che vieta il rinnovo tacito dei contratti aventi a oggetto forniture, servizi, lavori.
Stamani il collegio ha sentito uno degli estensori dell’informativa principale, il maresciallo Sortino della Guardia di Finanza di Locri, e ha rinviato il processo al 3 marzo per sentire altri testi. (redazione@corrierecal.it)





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