‘Ndrangheta, “Eyphemos 2”: annullata ordinanza per Antonino Gagliostro

L’indagato rimane comunque in carcere perché accusato di associazione mafiosa nella prima ordinanza dell’inchiesta “Eyphemos”. Il Riesame ha confermato il sequestro dei beni disposto dal gip

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REGGIO CALABRIA Il Tribunale del riesame di Reggio Calabria, presieduto dal giudice Antonino Genovese, ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti di Antonino Gagliostro, detto “u Mutu”, arrestato a fine settembre nell’ambito dell’operazione “Eyphemos 2”.
I giudici hanno accolto il ricorso che era stato presentato dagli avvocati Gregorio Calarco e Vincenzo Giorgio Cotroneo, difensori di Gagliostro, che nel secondo troncone dell’inchiesta sulla ‘ndrangheta di Sant’Eufemia d’Aspromonte è accusato di autoriciclaggio aggravato dall’aver agevolato la cosca di appartenenza. Secondo gli inquirenti, infatti, Gagliostro avrebbe impiegato i proventi delle attività delittuose trasferendoli in attività imprenditoriali in modo da ostacolare concretamente l’accertamento della loro provenienza.
L’indagato rimane comunque in carcere perché accusato di associazione mafiosa nella prima ordinanza dell’inchiesta “Eyphemos”. Se da una parte ha annullato l’arresto per autoriciclaggio, dall’altra il Riesame ha confermato il sequestro dei beni di Gagliostro disposto dal gip. Per il commercialista Gregorio Cuppari, ritenuto il “consigliori” della cosca, inoltre, il Tribunale della Libertà ha sostituito la misura degli arresti domiciliari con il divieto per un anno di esercitare la professione.
Su richiesta degli avvocati Domenico Tripodi e Luigi Luppino, il Riesame ha annullato inoltre due capi di imputazione su tre confermando nei confronti di Cuppari un’intestazione fittizia aggravata dall’aver agevolato la ‘ndrangheta. Il principale indagato dell’inchiesta “Eyphemos” è il boss Domenico Laurendi, detto “Rocchellina”. Nei suoi confronti, la settimana scorsa, è stata confermata l’ordinanza di arresto. Trale altre cose, la Direzione distrettuale antimafia lo accusa di avere omesso di pagare le tasse sulle somme percepite sui lavori pubblici creando un ‘nero’ che aveva occultato nelle banche di San Marino.





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