Inchiesta sulla piscina comunale di Catanzaro, chiesto il rinvio a giudizio per l’ex assessore

Mungo avrebbe sfruttato il proprio ruolo per ottenere 15mila euro e l’assunzione della figlia. Indagati l’ex fidanzato della giovane e l’amministratore della società che gestiva l’impianto

CATANZARO Sono tre gli indagati dell’inchiesta della Procura di Catanzaro che ipotizza irregolarità nella gestione della piscina comunale del capoluogo per i quali il pm Graziella Viscomi, l’aggiunto Giancarlo Novelli e il procuratore Gratteri hanno chiesto il rinvio a giudizio. Si tratta dell’ex assessore comunale Giampaolo Mungo, di Antonino Laganà, titolare della “Catanzaro Nuoto, e di Salvatore Veraldi, all’epoca fidanzato con la figlia di Mungo. L’udienza preliminare è stata fissata per il 25 gennaio prossimo davanti al gup Gaia Sorrentino. Per l’accusa, Mungo, «sfruttando e vantando relazioni esistenti presso pubblici ufficiali» in servizio nel Comune di Catanzaro e nella Catanzaro Servizi, e dunque «giovandosi della sfera di influenza derivante dalla carica di assessore allo Sport rivestita nei periodi febbraio 2013-marzo 2014 e gennaio 2016-luglio 2017» si sarebbe fatto «promettere ed effettivamente dare diverse utilità», corrisposte attraverso l’ex fidanzato della figlia, da Lagonia. Tra queste «utilità» vi sarebbero due versamenti di 7.500 euro (il primo arrivato sulla Poste Pay evolution di Veraldi; la seconda volta invece il passaggio del denaro sarebbe avvenuto in contanti) e «l’assunzione nella società sportiva della figlia». Durante le indagini sono stati sequestrati all’ex assessore comunale 15mila euro. Nel collegio difensivo gli avvocati Antonio Lomonaco, Antonello Talerico, Giuseppe Pitaro, Vittorio Ranieri.





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