I contatti tra Tallini, il faccendiere e l’ex senatrice ora in quota Lega. «Ha un’idea per la Calabria»

Alcune intercettazioni dell’inchiesta “Farmabusiness” permettono di risalire all’aggancio del presidente del consiglio regionale nella vicenda del consorzio “Farma Italia”. Il tramite tra il politico forzista e Mancuso è l’uomo dei clan, Scozzafava: «Dice che ha un bando da 16 milioni»



CATANZARO La figura di Tallini associata alla vicenda del consorzio “Farma Italia” emerge sin dagli inizi. Il tramite, ancora una volta è Domenico Scozzafava che per gli inquirenti, oltre ad avere il ruolo di «partecipe del sodalizio, mantenendo rapporti diretti con i vertici della cosca della quale si è posto a totale disposizione» si occupa degli investimenti economici del sodalizio tra cui quelli nel consorzio e nella società “Farmaeko”.
Nel 2013, Scozzafava aveva affittato «ai romani» la sua abitazione di Sellia Marina per la villeggiatura estiva. Oltre a Michele Paolo Galli e Walter Manfredi – secondo gli inquirenti il “factotum” -, nel gruppo c’era anche l’ex senatrice di Futuro e Libertà dal 2010 al 2013 ed oggi in quota Lega Anna Maria Mancuso, «che aveva una cosa importante per la Calabria».
 Va sottolineato che il nome della Mancuso non compare tra quelli degli indagati. Ad un certo punto, infatti, Mancuso lascia «In particolare – viene riportato – lei e il marito si diranno molto delusi dagli “amici calabresi”».
L’affermazione, quindi l’aggancio di Domenico Tallini vengono ripresi da una intercettazione risalente al 20 agosto di quell’anno, di una conversazione telefonica tra Scozzafava e Tallini dove il primo comunica al secondo l’intenzione dell’ex senatrice di conoscerlo. «Hai capito chi? – dice Scozzafava – quella che è di Zagarise».
 Tallini si fa trovare pronto: «Sì…credo che questa sia entrata in consiglio, praticamente… in parlamento poi… quando si sono dimessi alcuni deputati… ed è entrata proprio per un paio di mesi, tre…».
 A quel punto Scozzafava passa a riferire gli estremi dell’affare: «Ha [la senatrice Mancuso] un bando grosso di 16 milioni di euro che vuole farlo qua…e sul settore…urbanìstica che… praticamente le piace un terreno qua….e vuole fare un grosso centro per tutte le operazioni… i malati… tutti dal nord portarli qua… capito?» Tallini si dimostra disponibile a conoscerla per poter avere ulteriori dettagli, prima telefonicamente «e poi fissiamo un appuntamento».
Quello stesso pomeriggio, intorno alle 15, Scozzafava richiama Domenico Tallini e gli passa la Mancuso contenta di essere nella sua «bella Calabria» dove tornava ogni estate fin dalla tenera età. L’ex senatrice chiede un appuntamento a Tallini, che appare indeciso sulla data: «Io gli ho detto a Mimmo [Scozzafava] e io un po’ siamo ancora…. gli impegni un po’ d’estate sono un po’, c’è la disponibilità, non c’è problema .. – sì, sì, sì… lei mi deve dare il suo numero di telefono, così poi la ricontatto direttamente…». Dopo i primi indugi, Mancuso passa a spiegare il progetto a Tallini: «Vorremmo fare un progetto sociale no? Io mi occupavo di sociale anche quando ero al Senato, mi sono sempre occupata un po’ di problemi sociali ma soprattutto anche…ma soprattutto essendo stata eletta nel Lazio anche della mia Regione che è la Calabria anche se non ci vivo però sono nata e sento la mia terra…. mia ecco… e quindi mi piacerebbe poter fare qualche progetto sociale sul mare che poi le spiegherò a voce… qual è l’intenzione ecco…abbiamo già la possibilità attraverso Bruxelles, attraverso degli imprenditori ma anche perché ripeto, anche attraverso il Senato io sono rimasta molto legata a parecchi Senatori, trasversalmente le dico … – ho avuto un buon rapporto con tutti… pertanto per questa idea sicuramente una mano me la daranno…».

IL CONSORZIO FARMAITALIA Il business di cui si parla è quello del consorzio “Farma Italia” nato da un’idea del tutto legittima di un’architetta e politica calabrese residente a Roma: Anna Maria Mancuso.
Durante il soggiorno romano nella residenza di Scozzafava, Mancuso aveva raccontato «di un suo progetto per la creazione di un centro servizi (che nella fase ideativa comprendeva una casa di cura per malati ed anziani — Rsa -, un albergo, una sala congressi, ecc.) in Sellia Marina, e di tanti altri progetti, da realizzare accedendo a finanziamenti dell’Unione Europea, tra cui anche un consorzio per lo smistamento di farmaci». Un’idea che fin da subito aveva ingolosito Scozzafava, che aveva offerto la sua disponibilità «ad introdurre i tre negli ambienti della “Calabria che conta” per la realizzazione di tali progetti».
Scozzafava diventa così «il fulcro intorno al quale ruotano le vicende associative, il trait d’union tra gli ambienti criminali più pericolosi, gli ambienti di quella politica dedita alla spregiudicata ricerca di consensi e gli ambienti di un’imprenditoria parassita, rivolta a sfruttare sino al loro esaurimento le risorse economico-finanziarie esistenti piuttosto che generare ricchezza con l’impiego di capitale di rischio». La platea comincia ad allargarsi con l’entrata nell’affare del commercialista Paolo De Sole e Raffaele Sisca che assumeranno un ruolo fondamentale nell’affare. A differenza della Mancuso e del marito, Galli, che a un certo punto «spariranno». (f. d.)





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