Quegli accordi per «riprendersi la città»

COSENZA L’accordo tra le cosche del Cosentino era stato fatto per «riprendersi la città». Lo ha detto questa mattina, nell’aula della Corte di Assise di Cosenza, Vincenzo Dedato sentito in una…

COSENZA L’accordo tra le cosche del Cosentino era stato fatto per «riprendersi la città». Lo ha detto questa mattina, nell’aula della Corte di Assise di Cosenza, Vincenzo Dedato sentito in una nuova udienza del processo “Terminator IV”, il procedimento scaturito dall’operazione che ha cercato di fare luce sulla guerra di mafia a Cosenza. Si tratta degli agguati in cui sono morti alla fine degli anni Novanta Enzo Pelazza a Carolei, Antonio Sena a Castrolibero, Antonio Sassone trucidato a Terranova da Sibari e Vittorio Marchio ammazzato a Cosenza. In questo processo sono imputati Vincenzo Dedato, Franco Presta e Francesco Amodio. Walter Gianluca Marsico e Mario Gatto sono stati già condannati nell’ambito della stessa inchiesta. Gatto è stato arrestato nei giorni scorsi. Marsico non è sottoposto ad alcun regime restrittivo. 

Dedato ha sostanzialmente ribadito le dichiarazioni rese in fase di indagini preliminari. E in particolare, ha spiegato la riorganizzazione dei gruppi criminali del Cosentino nel ’98-99 e la pacificazione tra le cosche, che sarebbe avvenuta subito dopo. Dedato, rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro Pierpaolo Bruni e dei legali delle difese, ha sottolineato come era stata costituita una federazione tra Lanzino e Cicero per «far fuori» il clan Bruni noto come “bella bella”. Ha parlato anche degli accordi stabiliti in carcere per – riportando una sua espressione usata davanti ai giudici – «riprenderci la città». L’imputato – nel corso della sua deposizione durata oltre tre ore – ha infine ricostruito gli omicidi Sena, Marchio, Pelazza e Sassone e ha fatto riferimento a un «gruppo di fuoco» da lui individuato in Carmine Chirillo (che è deceduto), Franco Presta e Mario Gatto. 
Nel corso dell’udienza è stato sentito anche il proprietario della Peugeot che sarebbe stata utilizzata per l’omicidio Sena. Il testimone ha affermato di avere quell’automobile nella sua disponibilità, ma di non averla prestata per l’omicidio. Ha, però, ammesso di conoscere Marsico. 

Per oggi era previsto di sentire anche Marsico, Gatto e Amodio. Gatto è stato arrestato nei giorni scorsi quindi se ne parlerà per la prossima udienza – fissata per il prossimo 26 gennaio –, così come avverrà anche per gli altri due. Il problema si è posto per Amodio – che nella stessa udienza aveva reso dichiarazioni spontanee proprio per chiedere di essere sottoposto a esame – perché è attualmente fuori dal programma di protezione. Inquirenti e forze dell’ordine per la prossima udienza si adoperarle per scortarlo. 
Amodio è difeso dall’avvocato Claudia Conidi; Dedato da Maria Rosaria Gabriele; Presta dai legali Lucio Esbardo e Franco Locco. La Regione, la Provincia di Cosenza e alcuni familiari di Sassone, parti civili, sono difesi dai legali Fiorino e Migliano.

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it







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