Rimpiazzo, chiesti 200 anni di carcere per il clan dei “piscopisani”

Pronunciata la requisitoria di quella che si ritiene essere l’inchiesta prologo di “Rinascita Scott”. Pene severe invocate in sede di rito abbreviato dal pm nei confronti dei presunti componenti della ‘ndrina che voleva scalzare i Mancuso

CATANZARO Pene severe sono state invocate, per oltre 200 anni di carcere, in sede di rito abbreviato, dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Andrea Mancuso nei confronti degli imputati coinvolti nel processo nato dall’operazione “Rimpiazzo” – ritenuta il prologo di “Rinascita Scott” – contro i componenti della cosiddetta “Società” di Piscopio, dal nome del piccolo centro alle porte di Vibo Valentia, riconosciuta dal “Crimine di Polsi”.
Al centro delle indagini, riguardanti gli anni a cavallo del 2010, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Raffaele Moscato, elemento di vertice della consorteria e ritenuto colui che era spesso chiamato per commettere estorsioni, danneggiamenti e omicidi. Le accuse contestate sono associazione mafiosa, concorso esterno, estorsione, danneggiamento, armi e spaccio di droga. I magistrati della Dda di Catanzaro e gli investigatori della Polizia hanno ricostruito durante l’indagine circa 26 estorsioni, 9 danneggiamenti e 32 episodi di spaccio.
I Piscopisani puntavano a scalzare i potenti Mancuso di Limbadi dal capoluogo vibonese e dalle frazioni marine sfruttando il fatto che molti rappresentati dei Mancuso fossero in carcere.
Inizialmente i Piscopisani sceglievano le vittime delle estorsioni e delle intimidazioni individuandole tra quelle che loro sapevano essere sottoposte al controllo dei Mancuso.
La cosca di Piscopio aveva grande disponibilità di droga e armi. L’organizzazione aveva una base operativa a Bologna da dove partiva la droga, soprattutto hashish e cocaina. A Bologna è stata sequestrata nel corso delle indagini della droga e anche un Ak47, nel 2011. La droga da Bologna veniva veicolata dai Piscopisani in favore di un gruppo di palermitani trovato in possesso anche di quattro chili di cocaina. I palermitani andavano a Piscopio, trattavano, compravano la cocaina e se la portavano a Palermo. Anche le rapine erano un’attività dei Piscopisani e avevano un scopo ben preciso: reperire liquidi da investire nel traffico delle sostanze stupefacenti.
Caterina Citrullà, 10 anni e 8 mesi di reclusione; Francesco Alessandro D’Ascoli, 10 anni e 6 mesi; Nazzareno Felice, 8 anni e 6 mesi; Nicola Finelli, 12 anni di reclusione; Marco Fiorillo, 3 anni; Michele Fiorillo (classe ‘86), 12 anni e 8000 euro di multa; Michele Fiorillo classe ’87, 3 anni; Nazzareno Fiorillo, 13 anni e 8000 euro di multa; Pasquale Fiorillo, 8 anni di reclusione; Rosario Fiorillo, 20 anni e 14mila euro di multa; Sacha Rosario Andrea Fortuna, 18 anni e 6 mesi e 12mila euro di multa; Giovanni Giardina, 7 anni e 50mila euro di multa; Francesco La bella 12 anni; Luigi Maccarone, 3 anni e 6 mesi; Cosmo Mancuso, 8 anni e 6 mesi; Giuseppe Merlo, 9 anni; Saverio Merlo, 8 anni; Raffaele Moscato, 12 anni; Gaetano Rubino, 8 anni; Salvatore Vita, 10 anni e 6 mesi; Marco Fiorillo, 3 anni.
La prossima udienza è fissata per l’11 dicembre quando avranno inizio le discussioni del collegio difensivo composto, fra gli altri, dagli avvocati Mario Murone, Giambattista Puteri, Gregorio Viscomi, Francesco Gambardella, Sergio Rotundo, Guido Contestabile, Annalisa Pisano. (ale.tru)





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