Crotone, il maltempo e le promesse (non) mantenute

Nel 1996 Romano Prodi regalò la Datel, nel 2020 Francesco Boccia promette che «l’Italia è in debito con Crotone». Domani la giunta sarà in città per un incontro con l’amministrazione comunale

di Gaetano Megna
CROTONE Nel 1996 Romano Prodi regalò la Datel, nel 2020 Francesco Boccia la promessa che «l’Italia è in debito con Crotone». Sono due gli eventi alluvionali che hanno colpito la città pitagorica negli ultimi 24 anni.
Il primo più tragico, perché ci sono stati sei morti, si è verificato il 14 ottobre del 1996. Alla guida del governo della nazione c’era il professor Prodi, che decise di venire a visitare la città martoriata dalla violenza delle acque e dal lutto per la perdita di sei giovani vite. Prodi non usò l’elicottero: si sporcò le scarpe nel fango del popolare quartiere del Fondo Gesù. Un agglomerato di case popolari con tantissimi problemi sociali. Parlò alla città e promise un regalo. Non passò nemmeno una settimana e quella promessa prese consistenza. Erano gli anni dolorosi della dismissione dell’apparato industriale e il regalo di Prodi fu un’azienda moderna: la Datel.
Il gruppo imprenditoriale scelto dal governo Prodi per la nuova avventura imprenditoriale è stato quello di Abramo che, per ben 24 anni, ha garantito più di mille stipendi alle giovani generazioni di Crotone e della sua provincia. Più di quanto ne garantiva la Pertusola Sud, ultimo baluardo industriale tradizionale dismesso in quegli anni di crisi. Il regalo di Prodi ha consentito a Crotone di emanare un sospiro di sollievo e mettersi alle spalle la tragedia. Un regalo che, però, rischia di perdersi perché l’azienda è in crisi e si ipotizza la chiusura.
Anche la Regione Calabria, guidata dall’allora presidente Giuseppe Nisticò, decise di fare qualcosa per Crotone e diede incarico al professore Versace dell’Unical di redigere un piano per la messa in sicurezza della città. Il Piano avviato nel 1998 prevedeva di intervenire sulle aree a rischio idrogeologico e poneva “vincolo di inedificabilità o interventi di protezione e delocalizzazione degli edifici esistenti”, che potevano rappresentare un pericolo in caso di alluvione.
Alla luce di quanto si è verificato nel fine della passata settimana si capisce che quanto previsto dal piano Versace non è stato attuato. Non sono state realizzate tutte le vasche di laminazione (solo la metà), che avrebbero dovuto impedire l’arrivo in città delle acque piovane che le colline di calanchi non trattengono. Crotone è circondata dai calanchi di argilla e, quando piove, l’acqua caduta su queste colline scende con violenza verso il centro abitato e si aggiunge al resto della pioggia. I 200 mm di pioggia di sabato mattina, con l’arrivo dell’acqua dei calanchi di argilla, probabilmente sono diventati oltre 300 nei corsi d’acqua che defluiscono verso il mare. Vere e proprie bombe. Le vasche di laminazione dovevano impedire l’incontro e la somma.
Dopo 24 anni, quindi, non tutte sono state realizzate. Non si è nemmeno fatto un intervento per abbattere le abitazioni costruite a ridosso dei corsi d’acqua e non sono state abbattute le case popolari di Fondo Gesù, che si trovano a 40 metri dalla sponda del fiume Esaro, come prevedeva il piano Versace. Qualcosa è stata fatta, ma la città non è stata messa in sicurezza.

SONO CAMBIATI GLI ATTORI PROTAGONISTI In 24 anni è cambiata la storia politica del Paese. Al governo della nazione c’è un altro esecutivo e a quello della Regione un facente funzioni, perché la titolare purtroppo è deceduta. Nell’alluvione del 2020 non ci sono stati morti, ma tanti danni che il governo nazionale non poteva ignorare in un momento in cui i fari dei mass-media nazionali sono accesi sulle scelte che Conte e il suo esecutivo stanno realizzando per la Calabria. Questa alluvione di Crotone non poteva essere ignorata. In Calabria non viene Conte ma il ministro per gli Affari regionali, che non può prendere impegni come ha fatto Prodi nel 1996. Arriva in elicottero e non si sporca le scarpe. Fa la promessa che lo Stato per Crotone ci sarà. La gente è disillusa ma spera di vedere qualcosa di concreto. C’è sfiducia perché i danni prodotti da un tifone che si è abbattuto sulla città pitagorica il 25 novembre del 2018 lo Stato si è girato dall’altra parte, come si dice quando uno non vuole vedere le cose tangibili. Quel tifone ha messo in ginocchio parecchie aziende. Alcune non si sono più riprese. Anche in quella occasione c’era stata la promessa di aiuti e del riconoscimento di calamità naturale. Intanto domani a Crotone arriva la giunta regionale. E’ previsto un incontro con l’amministrazione comunale nella sala del Consiglio. L’unico dubbio che sorge è se una Giunta in scadenza di mandato può prendere impegni. (redazione@corrierecal.it)





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