AEMILIA | «Il gruzzoletto al sindaco glielo dobbiamo dare»

Nonostante il sindaco di Verona l’abbia bollata come «spazzatura», emergono nuovi particolari e dettagli sui suoi incontri con gli uomini del clan Grande Aracri. Stando a quanto si legge nell’informativa…

Nonostante il sindaco di Verona l’abbia bollata come «spazzatura», emergono nuovi particolari e dettagli sui suoi incontri con gli uomini del clan Grande Aracri. Stando a quanto si legge nell’informativa conclusiva dell’inchiesta Aemilia, sarebbero almeno due le occasioni conviviali, organizzate con un preciso scopo, in cui il sindaco di Verona, Flavio Tosi ha incontrato i professionisti direttamente o indirettamente riconducibili al clan Grande Aracri di Cutro.

L’industriale ponte fra amministrazione e clan
Per i magistrati, il burattinaio degli incontri è Moreno Nicolis, – fermato per ordine dei pm di Brescia la settimana scorsa, ma già finito ai domiciliari per decisione del gip – titolare del Gruppo Nico.Fer Sr, azienda leader nella lavorazione del ferro, dal fatturato annuo che oscilla tra i 16 e i 17 milioni di euro. Nicolis – che stando a quanto emerge dall’inchiesta proprio nelle festività di Natale del 2011 è stato ospitato a Cutro – ha in ballo un affare importante con gli uomini dei Grande Aracri. È lui – emerge dalle carte – che dovrà fornire il ferro necessario per la costruzione dei parchi eolici che il clan progetta di realizzare in Calabria, ma anche quello che per primo ingolosisce Antonio Gualtieri, curatore degli interessi imprenditoriali dei Grande Aracri in Emilia, con il progetto di acquisizione del patrimonio immobiliare derivante dal fallimento Rizzi costruzioni srl, inclusa la vasta area Tiberghien. Per il clan – si sottolinea nell’informativa – significa «la possibilità di ricavare ingenti introiti, ammontanti a diversi milioni di euro, che deriverebbero dalle vendite degli immobili in acquisizione», ma anche per Antonio Gualtieri è un’occasione d’oro. È stato scelto dal clan prima per controllare poi per «sostituire» Romolo Villarillo, caduto in disgrazia perché sospettato di aver gestito in proprio alcuni degli affari del clan, quindi ha voglia di dimostrare il proprio “potenziale” criminale e imprenditoriale.

“Ti delego” il fallimento Rizzi
Quando nel dicembre 2011 Nicolis gli propone l’affare, non si tira indietro, anzi letteralmente lo arruola, certo dell’assenso del clan. «Ascolta un poco a proposito, vedi che a te ti delego a prenderti tutte le responsabilità di tutta quella operazione lì eh! Capito? – registrano gli investigatori – comunque tu sappi che io domani mi incontro … mi incontro all’incontro e determiniamo tutte le virgole ok?» .E mentre nel giro di poche ore da quella telefonata l’assenso della cellula emiliana dei Grande Aracri arriva dal “decano” Francesco Lamanna, Nicolis definito «uomo che dispone di contatti con l’amministrazione comunale scaligera » sembra iniziare a muovere i suoi contatti. In realtà, per Immacolata Larosa – una delle protagoniste del complesso affare, allo stato non indagata – Nicolis intendeva barattare con l’amministrazione comunale informazioni sul fallimento in cambio della variazione sul Piano Regolare di alcuni terreni di sua proprietà destinati a costruzioni industriali, posti nei pressi della ditta «Glaxo» , in area commerciale. Quali fossero i reali obiettivi dell’imprenditore, al momento non è dato sapere – in sede di interrogatorio di convalida del fermo ha infatti negato ogni addebito – ma sta di fatto che nel giro di un paio di mesi i risultati arrivano. Il 22 febbraio infatti a pranzo nella sua taverna siederanno l’emissario dei clan, Antonio Gualtieri, il sindaco Flavio Tosi e l’allora vicesindaco Vito Giacino, al tempo anche assessore all’urbanistica del comune di Verona.

Il primo incontro fra il sindaco Tosi e l’emissario del clan
A inquirenti e investigatori è lo stesso Gualtieri a fornire informazioni su quell’incontro vantandosene al telefono con il contabile del clan, Salvatore Minervino. “Mi sono incontrato con il sindaco e il vice sindaco di Verona, oggi, con Tosi e coso… e ancora stanno mangiando, lì da Moreno sono a mangiare, stanno mangiando lì da Moreno sotto in taverna, sai da quel signore che è venuto? Eh… c’è Tosi il sindaco e il vice sindaco, perché oggi è la giornata della sagra di Verona», dice a Minervino, per poi sottolineare «allora sono andati da lui… siccome io gli avevo detto che lo volevo conoscere a Tosi, no? Ha preso Moreno me l’ha portato là, me l’ha fatto conoscere… è sempre buono avere delle amicizie». È un incontro importante per la positiva conclusione dell’affare relativo al fallimento Rizzi, ci tiene a evidenziare Gualtieri, che per non lasciare spazio a dubbi spiega «Salvatò, e credimi che te lo dico come un fratello, non è facile chiudere una trattativa là, che c’è la politica in mezzo, Salvatò… che Tosi, là» . Un affare per il quale – chiarirà due giorni dopo la mente economica degli affari della cellula emiliana del clan cutrese – sarà necessario non solo un esborso di denaro ma anche la presenza del boss Nicolino Grande Aracri in persona. «..ora che vai là, gli dici che giorno 7 c’incontriamo con il curatore, hai capito? Gli dici: “Ha detto il compare tuo, che al 90% è già…sistemata, che poi dopo serve la pila”…. e se mi chiama per andare là sotto, gli dici: “Ora non si può muovere per niente, niente, niente che deve curare questa questione”…».

Il secondo incontro
Ma se il boss Nicolino Grande Aracri puntuale si presenterà in compagnia della moglie e della figlia per dare luce verde all’operazione, in realtà l’affare è ben lontano dalla conclusione. Il quadro si è complicato sia per la necessità di individuare finanziatori dall’ampia disponibilità di denaro, sia per le pretese dei Galasso – satellite del clan Facchineri della Piana di Gioia Tauro – che per primi avevano messo gli occhi sull’affare e pretendono una quota dei profitti che “Manuzza” non ha nessuna intenzione di concedere loro. Difficoltà che saranno al centro di una serie di riunioni, come quella del 2 marzo presso la sede della T.M. Logistica di Sona (VR), al termine della quale ci sarà un nuovo appuntamento importante per i cutresi, che nell’occasione sono rappresentati da Gualtieri, la consulente finanziaria Roberta Tattini e “il professore” Giovanni Summo, anche lui destinatario di una misura cautelare con l’accusa di concorso esterno. «Dalle conversazioni telefoniche si evince inoltre che al successivo pranzo organizzato a casa di Nicolis Moreno era inoltre presente anche il sindaco di Verona, Flavio Tosi”. Una circostanza che gli investigatori desumono anche dalle telefonate di Roberta Tattini, consulente finanziaria di Gualtieri, ben consapevole gomito a gomito con “il numero due!…. della Calabria!.. della ‘ndrangheta…!! Proprio un ‘ndranghetista eh!….. è un imprenditore però… comanda tutta Reggio…. loro mi fan fare un lavoro con le aziende… perché rappresentano 140 aziende eh.. io di fatto lavoro.. non fanno… loro non lavorano con la droga eh». Reduce da quel pranzo, la Tattini parla con la madre e le racconta – si legge nell’informativa – che «tutti loro sono andati a pranzo con Moreno dove era presente anche il Sindaco di Verona, Tosi Flavio e altra gente».

Confidenze comunali
Nelle stesse ore anche Gualtieri è al telefono. Gli investigatori lo sentono parlare proprio con Nicolis nella cui taverna sono stati poco prima a pranzo. L’imprenditore non era presente, è arrivato quando il gruppo era appena andato via – si evince dalle chiacchiere dei due – ma «Nicolis gli rappresenta di essere con quello del comune di Verona e Antonio gli domanda se ha concluso qualche affare ricevendo quale risposta che con questo tizio mercoledì o giovedì faranno qualcosa riguardo alla terra vicino alla Glaxo (ditta di Verona, n.d.r.) di proprietà di Moreno. Gualtieri in un primo momento non capisce di che terreno stia parlando l’interlocutore ma, grazie alle indicazioni fornite dallo stesso, riesce a comprendere di cosa si parli» appuntano gli investigatori. Ma soprattutto, si legge nella sintesi dei Ros «Nicolis aggiunge di aver parlato con questo del comune anche per la roba del Tiberghien. Gualtieri si mostra sorpreso dell’affermazione domandando con chi ne ha parlato; Moreno risponde di averne parlato con il Sindaco e il Vicesindaco di Verona. A questo punto Gualtieri gli chiede di lasciare stare ma l’interlocutore afferma di averne parlato solo così per sentire le voci che circolano. Antonio raccomanda di non parlarne troppo in giro, altrimenti potrebbe saltare tutto…e ciò gli farebbe fare una brutta figura con gli amici, riferendosi sicuramente ai membri di vertice del locale madre cutrese».

«Il gruzzoletto al sindaco glielo dobbiamo dare»
E se è vero che non vanno immediatamente informati dei passi che i cutresi stanno muovendo, per Gualtieri i politici sono comunque una risorsa essenziale per una felice conclusione dell’affare. Il 13 marzo dice chiaramente anche a Francesco Mauro, genero del boss Grande Aracri e ponte tra la locale cutrese e la cellula emiliana e viceversa. Con lui si lamenta dei Galasso, la famiglia delle ndrine reggine coinvolta nell’affare, che per l’uomo hanno solo millantato di avere le conoscenze giuste per portare a termine l’operazione. Lui, invece – sottolinea – ha ben altri canali. «c’è pure la politica in mezzo… ci dobbiamo inserire là al comune di Verona… c’è uno col sindaco… ehh… ed io mi sono messo con una persona… che ..INC… lo invita a casa sua… a mangiare… “lui” certe cose non le sa… “lui a me”… mi deve lasciare fare!… gliel’ho già detto!… INC… non lo so’ chi gliel’ha mandato… deve stare tranquillo che quando ho bisogno di lui… vado là sotto… gli dico: “guarda io ho bisogno di questo questo questo e questo che dobbiamo fare?». Il riferimento chiaro per gli inquirenti è a Moreno Nicolis e al suo ampio network di contatti e conoscenze all’interno dell’amministrazione comunale con cui si è prestato – emerge dall’inchiesta – a fare da tramite. E con lui, sottolinea Gualtieri «abbiamo un bellissimo rapporto… ma bello davvero… con quel signore che mi ha dato… la macchina… ed è uno dei primi industriali di Verona!… e che è lui che mi sta dando una mano politicamente per fare questo affare… i “baluba” dei riggitani… non capiscono che senza politica… non si fa niente!!…omissis…ancora non l’hanno capito!… e hai voglia a dirglielo compà!…» «vedete che noi… il gruzzoletto… al sindaco… glielo dobbiamo dare». Un obolo necessario spiega Gualtieri al genero di Manuzza «se no quello ci mette i bastoni tra le ruote!». Una «trattativa con il politico» che – annotano gli investigatori – “sarà affrontata da lui in quanto i riggitani non hanno detto il vero sui loro agganci per concludere l’affare».

L’affare sfuma ma il vicesindaco aveva promesso una mano
Peccato però che il clan deciderà di estromettere o quanto meno ridimensionare proprio di Gualtieri nella fase conclusiva dell’affare, in seguito sfumato. Una defenestrazione che non piace per nulla all’uomo, che ascoltato si sfoga «se noi facciamo arrivare questa gente là… sai cosa ci dice Antonio… bao ba.. voi avete finito .. Tosi e il vicesindaco l’altro giorno mangiavano a casa di quell’altro falco là… che non è che ne devi accontentare uno qua.. io della mia metà.. del 3,3 ci vanno la metà ci vanno a Moreno… hai capito… perché è stato Moreno che mi ha portato.. e se Moreno vuole tu quella operazione non la fai.. non la fai.. perché te lo dice il sottoscritto». Sfoghi che qualche tempo dopo permetteranno agli investigatori di sapere che a Nicolis perché il sindaco gli ha detto: «Dai fammelo conoscere questo tuo amico”… perché io quando l’ho portato in Calabria lo trattavano così Billy… gli ho fatto vedere chi siamo». Neanche la mediazione del cugino Lamanna salva Gualtieri dal ridimensionamento deciso dal clan. Un’occasione persa per i Grande Aracri se è vero che, proprio nei giorni in cui si consuma la rottura, l’uomo parlando con la Tattini, le racconta «di essere stato da Moreno Nicolis il quale ha riferito di essere ancora interessato all’affare del Fallimento e che anche il Vicesindaco di Verona (Giacino Vito) sta seguendo questa situazione. Gualtieri – si legge nell’informativa – precisa che Nicolis Moreno ha rappresentato al politico di avere interessi per prendere l’area Tiberghien e che quest’ultimo si è detto disposto a dargli una mano in tal senso».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it







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