L’esplosivo sarà confrontato con quello delle stragi in Sicilia

REGGIO CALABRIA «Un campione dell’esplosivo della Laura C è stato inviato alla Procura di Caltanissetta perché venga confrontato con quello utilizzato per le stragi, ma non siamo ancora a conoscenza…

REGGIO CALABRIA «Un campione dell’esplosivo della Laura C è stato inviato alla Procura di Caltanissetta perché venga confrontato con quello utilizzato per le stragi, ma non siamo ancora a conoscenza dell’esito della perizia». Lo ha annunciato il procuratore capo della Dda di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, nel commentare l’esito dell’operazione Tnt2, scaturito dall’inchiesta che ha svelato come la cosca Franco, famiglia di ndrangheta satellite del potente clan Tegano, fosse in possesso di pare del tritolo proveniente dal mercantile affondato durante la seconda guerra mondiale. Adesso un reperto di quell’esplosivo e all’esame dei tecnici su ordine della procura di Caltanissetta, che da tempo lavora sull’ipotesi investigativa secondo cui l’esplosivo necessario per l’attentato che ha ucciso il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta sarebbe arrivato proprio dalla Calabria. Una pista su cui diversi pentiti calabresi, come Consolato Villani e Nino Fiume, di recente ascoltati come testimoni al processo Capaci bis, sembrano avere qualcosa da dire.
«Di voci ne giravano tante», ha detto in aula nel corso della sua deposizione l’ex braccio destro del crimine Giuseppe De Stefano, Nino Fiume ma ammette il pentito in questo non è in grado di confermarle. Almeno per adesso. Di certo – riferisce ai magistrati nisseni – i clan calabresi in generale e i De Stefano in particolare erano contrari ad una strategia di attacco frontale allo Stato. «Io so – dice il pentito – che le famiglie calabresi erano contrarie alla strage di Capaci e a quella strategia che venne dopo. L’idea era che i magistrati o si avvicinano o si delegittimano, non si uccidono. C’erano riunioni a Milano in Calabria con i De Stefano, i Piromalli i Mancuso. Io non so se sia stato consegnato dell’esplosivo a Cosa nostra, quella ‘ndrangheta che conoscevo io so che era contraria ed era arrabbiata con Riina». Villani invece ha rivelato che anche due agenti dei servizi deviati – quel “faccia di mostro” che le indagini sembrano aver identificato nell’ex poliziotto Giovanni Aiello e una certa Antonella – avrebbero avuto un ruolo di mediazione fra la ‘ndrangheta e Cosa nostra in occasione delle stragi di Capaci e via D’Amelio.
Rispondendo alle domande dei pm di Calatanissetta, Villani ha infatti affermato: «Avevano il duplice ruolo nell’organizzazione della strage e nel recupero dell’esplosivo, nel senso di interessarsi su dove trovarlo. Per questo hanno mediato». Stragi su cui il Nano – ha riferito l’ex braccio destro – è in possesso di informazioni molto precise: «Lo Giudice mi disse che la strage di Capaci era voluta dai servizi segreti deviati e da appartenenti allo Stato deviati. Che Cosa nostra è stata usata come manovalanza. L’obiettivo era dare un avvertimento allo Stato perché al suo interno era contrapposta una corrente di personaggi legati a Cosa nostra, per non far uscire fuori fatti di corruzione e collusione di esponenti politici. Si è deciso di eliminare persone che stavano dando disturbo in quel momento per varie indagini. In accordo con questi personaggi romani è stato deciso di commettere le stragi. Lo Giudice aggiunse che dietro la strage di via D’Amelio c’era la stessa motivazione».

a. c.





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