Sanità, il decreto che beffa Oliverio

CATANZARO Forse Dalila Nesci ha ragione: Oliverio è stato “gabbato” dal duo Scura-Urbani. La nuova rete ospedaliera e territoriale varata dai commissari, infatti, non sembra tenere minimamente in conto i…

CATANZARO Forse Dalila Nesci ha ragione: Oliverio è stato “gabbato” dal duo Scura-Urbani. La nuova rete ospedaliera e territoriale varata dai commissari, infatti, non sembra tenere minimamente in conto i desiderata del governatore (e “capo” della sanità mancato) calabrese. Oliverio, per dirne due, aveva promesso battaglia per la riattivazione – sancita da una sentenza del Consiglio di Stato – dell’ospedale di Praia a Mare. Scura e Urbani, invece, hanno nuovamente collocato il presidio dell’Alto Tirreno cosentino tra le Case della salute, assieme a quello di Trebisacce, altro “punto d’onore” del presidente della Regione. Il documento che riordina la rete, presentato due giorni fa al Tavolo “ex Massicci” (che vigila sul Piano di rientro), sembra smentire i piani di Oliverio, in quanto tarato sulla vecchia organizzazione delle varie Asp e Ao e dunque non “adattabile” all’Azienda unica regionale (Asor) varata dalla giunta regionale. Ma, al di là, dei bocconi amari di Oliverio, il decreto porta con sé altri elementi controversi. Tipo gli standard ospedalieri, non in linea con le disposizioni nazionali fissate dal decreto Lorenzin, che prevede parametri precisi a loro volta messi nero su bianco dal Patto della salute. Che, in questo caso, non sarebbe stato rispettato alla lettera, a differenza della famigerata “clausola” che, di fatto, ha impedito a Oliverio di diventare commissario.

 

I POSTI LETTO
Non mancano aspetti positivi. Il decreto di Scura e Urbani prevede un aumento di 663 posti letto in tutta la regione. In totale saranno 6.494, a fronte dei 5.831 contemplati nel vecchio piano. Quattro le «macro situazioni critiche» che il Piano si propone di risolvere: 1. gli interventi fuori regione; 2. in urgenza; 3. «in risposta ai problemi sanitari che meritino un’attenta valutazione»; 4. «l’impostazione di un percorso di diagnosi e cura e gli interventi in risposta alle malattie croniche».

 

MOBILITÀ PASSIVA
Molto ambizioso, poi, il tentativo di ridurre la mobilità passiva, cioè la “fuga” dei pazienti in altre regioni. I commissari contano di recuperare almeno il 30%, attraverso «il 20% nei posti letto già programmati e il 10% a integrazione del fabbisogno di posti letto». La diminuzione della mobilità passiva «richiede investimenti di personale (competenze specialistiche), risorse tecnologiche, qualità delle prestazioni (di rimodulazione dell’offerta), comfort alberghiero, facilità di accesso alle cure (es. abbattimento delle liste di attesa). La riorganizzazione della rete prevede pertanto di programmare gli specifici investimenti nell’ambito delle reti assistenziali per intensità di cura e nei relativi percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pota)».

 

LE UNITÀ
La riorganizzazione della rete pubblica sancisce inoltre la presenza di 311 Unità operative complessa (Uoc), 280 Strutture semplici (Ss) e 92 Strutture semplici dipartimentali.

 

CONTRO SCOPELLITI
Nel documento non mancano le critiche all’operato del passato, quando al timone della sanità c’era l’ex governatore Scopelliti. Uno stillicidio di inadempienze: «Il percorso di riordino della rete delle post-acuzie non è ancora stato attuato; le reti di specialità non sono state ancora definite; la riorganizzazione della rete ospedaliera è stata oggetto di provvedimenti parcellizzati e ogni caso non completamente implementata; esistono significativi ritardi nella programmazione della rete territoriale e della specialistica ambulatoriale». La sintesi è che il percorso iniziato nel 2010 (anno del commissariamento) «è soltanto all’inizio». Anche il rafforzamento dei distretti attraverso le Case della salute «non è ancora stato realizzato e l’assistenza territoriale presenta ancora scostamenti rispetto agli standard nazionali».

 

LE CONVENZIONI
Trovata una nuova intesa per il rinnovo del protocollo tra Regione e Università di Catanzaro, con una sorta di riconoscimento verso le strutture esterne all’Azienda Mater Domini che saranno «clinicizzate». Proseguirà anche il rapporto con l’ospedale Bambin Gesù di Roma. Obiettivo della convenzione è «il trasferimento di know how, il miglioramento delle procedure cliniche interne, la valorizzazione delle competenze interne, da cui ne consegue un miglioramento della qualità e quindi della fiducia dei cittadini verso le capacità regionali».

 

NUOVI OSPEDALI
Nulla di nuovo, invece, per quanto riguarda i nuovi ospedali. Il programma regionale per la costruzione è in fase avanzata di progettazione, con una previsione di attivazione a fine 2017 per l’ospedale di Vibo e successivamente per quelli della Sibaritide e della Piana di Gioia Tauro.

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it







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