Emergenza rifiuti, chiesto il rinvio a giudizio del prefetto Sottile

REGGIO CALABRIA C’è anche il prefetto Goffredo Sottile fra i 28 soggetti, fra società e persone fisiche, per i quali il pm Rosario Ferracane ha chiesto il giudizio a conclusione dell’inchiesta…

REGGIO CALABRIA C’è anche il prefetto Goffredo Sottile fra i 28 soggetti, fra società e persone fisiche, per i quali il pm Rosario Ferracane ha chiesto il giudizio a conclusione dell’inchiesta Tabula Rasa, l’indagine che ha fatto luce sull’illecita gestione del settore rifiuti. Per i pm, Sottile, noto anche in Calabria per gli anni in cui è stato chiamato dal governo a mettere ordine nel caos del settore rifiuti, insieme agli altri indagati, sarebbe pienamente coinvolto nel sistema che ha inondato la Calabria di rifiuti sversati in maniera illecita. Ma il prefetto non è l’unico uomo delle istituzioni ad essere finito nei guai. Insieme a lui, fra gli indagati per i quali il sostituto procuratore della Dda reggina ha chiesto il giudizio, c’ è anche il commissario di governo Adelchi Andrea Ottaviano, già inciampato a Catanzaro in un’inchiesta per la discarica Alli. E poi decine di amministratori delegati delle società di raccolta e trasporto rifiuti come i responsabili dei numerosi impianti di conferimento e trattamento – in alcuni casi, tuttora in rapporti con la pubblica amministrazione – che negli anni della ancora non conclusa emergenza hanno popolato la regione. Si tratta di Leonardo Salvaggio, Alessandro Giardiello, Antonio Levato, Alessandro luigi Forte, Antonino Princi, Rosario Morena, Giuseppe Domenico Esposito, Leonardo Romano Esposito, Palmo Berardo, Giovanni Cianciaruso, Vincenzo Abenavoli, Mattia Lazzarin, Antonio Falvo, Domenico Richichi, Enrico Friz, Carlo Alfiero, Andrea De Poli, Francesco Barreca, Egidio La Valle, Francesco La Valle, Ernesto Senatore, Roberto Confalone, Romolo Orlandini, Pasquale Napoli, Alain Brault, Daniele Giuseppe Vilardi e della società Tec spa, legalmente rappresentata dai curatori fallimentari. Per tutti quanti il pm Ferracane ha chiesto il rinvio a giudizio per reati che a vario titolo vanno dall’associazione finalizzata allo smaltimento illecito di rifiuti a violazioni igienico- ambientali.
Al centro dell’inchiesta, per il pm Sara Ombra che ha avviato l’indagine prima di essere trasferita a Milano, come per il sostituto Ferracane che l’ha conclusa – c’è un vero e proprio cartello criminale di imprenditori che, sotto lo sguardo miope degli uomini delle istituzioni, negli anni avrebbe macinato lauti profitti assegnando «ai rifiuti codici Cer di comodo, al solo fine di renderli compatibili con le autorizzazioni amministrative in possesso dei siti di produzione e di destinazione, così da occultare e/o modificare la vera natura del rifiuto e facendo apparire adempiuti i precetti di legge». Inoltre, dicono i magistrati, avrebbero «simulato fittizie operazioni di selezione e trattamento dei rifiuti che venivano fraudolentemente classificati e illecitamente conferiti in parte al termovalorizzatore di Gioia Tauro e in parte presso le discariche di Rossano, Alli e Pianopoli». Accuse pesanti e, qualora fossero provate, altrettanto pesanti responsabilità penali e sociali, ma – sospettano i magistrati – estremamente remunerative, a scapito di un territorio piegato per anni da un’emergenza divenuta cronica. Un situazione di prolungato allarme divenuto – per alcuni – sicura fonte di lucro. Stando alle ipotesi investigative infatti, false caratterizzazioni e l’attribuzione di un inadeguato codice Cer – la carta d’identità del rifiuto voluta dall’Ue – avrebbero garantito ai privati un più comodo ed economico ma illecito smaltimento dei rifiuti, in cambio delle sontuose tariffe volute dai piani straordinari di smaltimento, sotto l’occhio distratto – se non compiacente – dei funzionari dello Stato chiamati – in teoria – a vigilare su queste operazioni, ma in realtà parte di quel sistema che ha trasformato l’emergenza in un business. Funzionari pagati per un compito che non hanno, o peggio, non hanno voluto svolgere – ipotizzano i magistrati – che ai pubblici ufficiali contestano anche quella retribuzione divenuta ingiusto vantaggio. Ma l’inchiesta coordinata non si ferma qui. Non fanno parte del sistema, ma per loro è stato chiesto il rinvio a giudizio per una serie di reati ambientali in materia di trattamento dei rifiuti e gestione delle attività di bonifica anche nomi noti del business dello smaltimento, come i patron della Ecofal Egidio e Francesco La Valle, parenti del sindaco di Villa San Giovanni, e altri soggetti come Rosario Morena, Leonardo Romano Esposito, Palmo Berardi, Vincenzo Abenavoli, Mattia Lazzarin, Francesco Barreca, Ernesto Senatore, Roberto Confalone, Romolo Orlandini, Pasquale Napoli, Alain Brault, e la società Tec spa.

 

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto