Carne a rischio, chiesto il rinvio a giudizio dei veterinari

PAOLA Carni in decomposizione, resti animali accumulati nel tempo accanto a prodotti pronti ad essere immesse nel commercio non solo della zona. Carni stipate in una struttura – il mattatoio…

PAOLA Carni in decomposizione, resti animali accumulati nel tempo accanto a prodotti pronti ad essere immesse nel commercio non solo della zona. Carni stipate in una struttura – il mattatoio di Fuscaldo – che non avrebbe garantito livelli di qualità igienico-sanitarie idonee e neppure il rispetto delle cautele antifortunistiche. E un mare di reflui provenienti dalla struttura, che secondo gli inquirenti, sarebbero svaniti nel nulla. Si tratta di oltre 4,5 milioni di litri «di cui – scrivono dalla Procura – si disconosce le modalità di smaltimento». Su queste basi il procuratore della Repubblica di Paola, Bruno Giordano, ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone: Peppino Pastura, titolare del mattatoio, Giuseppe Bruno, dirigente veterinario dell’Asp di Cosenza e altri tre veterinari (Ercole Morello, Gianfranco Pascale e Francesco Rango) facenti parte sempre dell’Azienda sanitaria cosentina. Ai cinque imputati il procuratore capo – titolare dell’inchiesta – contesta a vario titolo diversi reati: omissioni e inosservanze nei controlli, vendita di prodotti in cattivo stato di conservazione, ma anche violazioni delle normative ambientali tra cui lo scarico di reflui non autorizzato, con il conseguente imbrattamento dei luoghi e falso materiale ed ideologico.

L’INCHIESTA DELLA PROCURA

Un’inchiesta partita a seguito di due sopralluoghi effettuati nel marzo del 2013 quando gli uomini del Nucleo antisofisticazione (Nas) dei carabinieri di Cosenza, gli ispettori dell’unità di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Azienda sanitaria provinciale bruzia, il personale della Guardia costiera di Paola e del nucleo Ambiente della Procura di Paola avrebbero rinvenuto di tutto. Anche carni fresche, pronte per essere immesse sul mercato locale, accanto a resti animali in stato di decomposizione. Inoltre le attività di macellazione, secondo quanto accertato dagli inquirenti, sarebbero avvenute contemporaneamente ai lavori di ristrutturazione edile dei locali. Stessa area, stessi manufatti. Tutte presunte mancanze che non sarebbero state rilevate dai veterinari dell’Asp. Anzi. Ci sarebbero state, in questo caso, anche delle circostanze aggravanti e che sarebbero emerse nel corso dell’indagine. In particolare questi comportamenti finiti sotto la lente della Procura riguarderebbero soprattutto il dirigente del servizio Veterinario della zona, Giuseppe Bruno. Stando a quanto sarebbe stato accertato dai Nas e dai carabinieri della stazione di Praia a Mare, il dirigente avrebbe prodotto anche un «atto materialmente ed ideologicamente falso» – come scrisse il gip di Paola – «all’evidente scopo di mascherare le sue responsabilità omissive per i mancati interventi di sua stretta competenza, riguardo le condizioni fatiscenti e inappropriate del mattatoio di Fuscaldo». Per questo motivo al dirigente veterinario l’accusa ha chiesto il rinvio a giudizio anche per falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. Inoltre sempre a carico di Bruno la Procura di Paola ha contestato alcune irregolarità in campo igienico-sanitario e in ordine alla sicurezza sul lavoro riscontrate anche nel mattatoio privato di San Pietro in Amantea.

 

Roberto De Santo
r.desanto@corrierecal.it





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