I tentacoli della cosca Molè in Costa Azzurra

GENOVA Il traffico di hashish partiva dal Marocco e giungeva in Costa Azzurra e in Italia. A gestirlo era Atef M’Zati, cittadino francese che «opera principalmente per conto di esponenti della…

GENOVA Il traffico di hashish partiva dal Marocco e giungeva in Costa Azzurra e in Italia. A gestirlo era Atef M’Zati, cittadino francese che «opera principalmente per conto di esponenti della famiglia Magnoli di Rosarno, federata alla ‘ndrina Molè di Gioia Tauro, un ramo della quale si è da tempo stabilito nella localita di Vallauris in Costa Azzurra». Le rotte della coca, invece, nascevano dal Centro America, dalla Martinica, «per giungere in Europa a bordo di imbarcazioni (nel caso di specie una barca a vela condotta da uno skipper)». Le indagini congiunte delle magistrature francese e italiana hanno portato all’arresto di Antonio Magnoli, detto “Bubu”, Rocco Magnoli, Marcello Giovinazzo e Francesco Nardelli, tutti originari di Rosarno, Carmelo Sgrò, di Oppido Mamertina, Alessio Cavaliere, di Sanremo e Atef M’Zati, francese di Antibes.

 

DA VENT’ANNI IN FRANCIA
Il via alle indagini è stato dato da una serie di intercettazioni, partite proprio dall’indagato francese. Che ha «fatto allusione, senza nominarlo, a un soggetto coinvolto nel traffico di stupefacenti», che è stato poi identificato in Antonio Magnoli. È da questo nome che partono gli accertamenti sull’asse Francia-Italia. La famiglia Magnoli, secondo le valutazioni dell’accusa, «è affiliata, anche per vincoli di parentela, alla cosca Piromalli-Molè di Gioia Tauro». E ha ottime aderenze oltralpe. Antonio Magnoli, infatti, apparterrebbe «al ramo familiare stabilitosi in Francia presso la cittadinina di Vallauris, luogo in cui gli organi di polizia francese ritengono sia incardinata una vera e propria base operativa per il traffico di stupefacenti condotta proprio da alcuni esponenti della famiglia Magnoli». Un elemento che affonda nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Gullà. L’uomo, già nel 1994, «aveva fornito precise indicazioni circa la presenza di esponenti della ‘ndrangheta in territorio francese e aveva indicato la famiglia Magnoli come compagine affiliata, stanziale a Vallauris». È tutta la famiglia ad avere «precedenti penali molto importanti (spesso per reati associativi di carattere mafioso e finalizzati al traffico internazionale di stupefacente, evidenziati in due importanti indagini della Procura di Reggio Calabria». Contano, però, anche i legami parentali dei Magnoli. Che sono legati, «oltre che con le famiglie Stanganelli e Molè, con la famiglia Giovinazzo di Rosarno». Il reticolo familiare porta dritto a Vallauris, dove Marcello Giovinazzo, gestore del locale pubblico “Fanny Club”, «veniva tratto in arresto (…) per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti». Un fatto che risale al 14 ottobre 1993, ed è l’anticipazione di una tendenza: altri ‘ndranghetisti saranno arrestati in Costa Azzura, ultimo Giovanni Franco, beccato in un’area residenziale alle porte di Antibes nel 2013.

 

ALTRE COSCHE
Per la Procura di Genova le ipotesi investigative sarebbero confermate dai contatti tra gli indagati e dai loro movimenti. Mauro Da Fiume sarebbe uno dei punti di riferimento per gli affari francesi della famiglia. Da Fiume avrebbe «favorito la latitanza dei fratelli Luciano e Antonio Magnoli» e si è spesso mosso tra la Francia e la Spagna, incontrando anche M’Zati, «vale a dire colui che (secondo le prime risultanze dell’indagine francese) aveva la disponibilità di 800 chilogrammi di droga». Gli incontri del gruppo hanno allargato l’inchiesta, portando gli investigatori sulle tracce di un altro uomo. Si tratta di Carmelo Sgrò, che incontra Magnoli e Giovinazzo in un bar e rappresenterebbe l’ennesimo legame con la malavita calabrese. L’accusa lo descrive come «soggetto appartenente alla famiglia ‘ndranghetista Gallico-Morgante-Sciglitano di Palmi, noto alle forze dell’ordine per i suoi pregiudizi riguardanti il traffico di stupefacenti».

 

RAPPORTI CON LA ‘NDRANGHETA
Alla Procura di Genova appaiono chiari i legami di uno degli indagati con la criminalità organizzata calabrese. Legami che emergerebbero da un servizio di osservazione approntato dagli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria. E raccontano le frequentazioni di Antonio Magnoli, uno degli indagati, che frequenta «l’esercizio commerciale di proprietà del pregiudicato Antonio Carlino, soggetto con precedenti specifici in materia di traffico internazionale di stupefacenti, fortemente sospettato dagli investigatori calabresi di essere inserito nel sodalizio ‘ndranghetista dei Piromalli di Gioia Tauro».

 

IL PERICOLO DI FUGA
Per tutti gli indagati, sostiene il pm Alberto Lari, esiste un «concreto periodo di fuga di tutti gli indagati: che godono di contatti importanti in vari territori europei, in particolare in Francia, Spagna e Marocco, che possono contare su appoggi importanti in Calabria e che hanno disponibilità di ingenti somme di denaro con cui potrebbero conservare lo stato di latitanza».

 

LE DECISIONI DEL GIP

Il gip di Genova, intanto, si è già determinato sul decreto emesso oggi dalla Procura. E ha deliberato di non convalidare i fermi, emettendo contestualmente l’ordinanza di custodia cautelare. Tutti i fermati restano in carcere tranne Carmelo Sgrò, che è stato posto agli arresti domiciliari.

 

Pablo Petrasso

redazione@corrierecal.it





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