Don Italo Calabrò, iniziato il cammino verso la beatificazione

REGGIO CALABRIA Spesso diceva che il «mondo cambia a partire dalle persone» forse per questo si opponeva al conformismo e abbracciava ciò che era nuovo. Le idee e i pensieri…

REGGIO CALABRIA Spesso diceva che il «mondo cambia a partire dalle persone» forse per questo si opponeva al conformismo e abbracciava ciò che era nuovo. Le idee e i pensieri di don Italo Calabrò, il prete di Reggio, in occasione del suo venticinquesimo anniversario dalla morte sono state celebrate durante un convegno svoltosi all’auditorium ‘Calipari’ del Consiglio regionale della Calabria. La diocesi e di Reggio Calabria – Bova insieme alla comunità Agape ha voluto ricordare la figura straordinaria dell’uomo di Dio che amava la sua città e gli ultimi.
“Noi ricordiamo la figura di un grande figlio della diocesi – ha affermato l’arcivescovo della Diocesi Reggio-Bova Giuseppe Fiorini Morosini – tutto quello che ha fatto è stato frutto della costruzione morale che lui ha avuto all’interno della Chiesa stessa che poi con l’entusiasmo e la forza che lo contraddistingueva ha portato fra la gente. La sua voglia di rimanere accanto ai giovani e accanto a coloro i quali avevano bisogno gli fece rifiutare un incarico ecclesiastico prestigiosissimo. Una grande figura di uomo che ha vissuto il Vangelo fino in fondo e ha trascinato tante persone a condividere questa passione per il Vangelo che non è altro che l’amore verso l’uomo”.

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Il presule reggino ha affermato che è iniziato il lungo l’iter burocratico per certificare l’opera spirituale di don Italo, il prete delle nuove generazioni hanno ribadito tutti i presenti, il prete che costruiva ‘ponti’ che credeva nel dialogo ed era innamorato della democrazia. “Un sacerdote – ha dichiarato don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del gruppo Abele – capace di guardare il cielo senza mai distrarsi dalla responsabilità che abbiamo verso la terra. Il suo impegno per i giovani e la sua grande attenzione per gli ultimi, e la sua lotta contro l’illegalità testimoniano l’azione di uomo umile e grande nello stesso tempo. Ha accolto i sofferenti, a placato le angosce dei sofferenti e a tutti donava speranza. Un prete che ha saputo tradurre il Vangelo costruendo delle opere. Le associazioni di volontariato fondate da don Italo sono il segno di un vero pastore”.
Il suo impegno sociale lo vogliono ‘beato’ ma per chi lo ha conosciuto è già Santo, “E’ stato ed è – ha concluso don Ciotti – un testimone della parola di Dio. Ha fatto capire a tutti che un cristiano è chiamato alla testimonianza cristiana ma anche alla responsabilità civile”.
Giustizia e carità sono indivisibili, per don Italo Calabrò questo era un assunto imprescindibile per questo non si limitava a curare gli effetti ma andava ad analizzare la cause. Su questa scia il suo rapporto con il mondo politico e con la vita della sua città, Reggio Calabria. “Don Italo – ha sottolineato il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri Marco Minniti – è stato un protagonista del suo tempo. Entrava nella vita della città sempre con un suo punto di vista, amava dialogare riconoscendo dignità assoluta delle opinioni altrui e dell’altro in senso lato cercando sempre di trovare un punto d’incontro. Il suo impegno per l’inclusione sociale, il sostegno alle famiglie bisognose e ai malati psichiatrici lo fecero diventare una bandiera di Reggio e di tutto il Mezzogiorno. Un pastore di anime che con il suo agire anticipava la nascita di alcuni movimenti che sarebbero sorti da li a poco. A mio parere amava la politica ma nella sua accezione più alta. Voleva cambiare la realtà per fare del bene concreto ai più deboli. Don Calabrò – ha continuato Minniti – era un innovatore, non aveva paura del nuovo anzi lo auspicava. Ha attraversato gli anni più bui di questa città, ma aveva sempre la convinzione che si potevano cambiare le cose solo attraverso la cittadinanza attiva e l’etica del comportamento individuale”. Il sottosegretario ha ricordato poi che don Italo insieme ad un altro Italo (Falcomatà n.d.r) insegnava nell’istituto ‘Panella’ e li insieme alle giovani menti forse sognava una realtà diversa. Diversa, discontinua, nuova è questo che sognava don Calabrò ed è questo che ci auguriamo tutti. “Cambiare pagina – ha concluso Minniti – non è una sconfitta è mettere un punto sul quale ripartire. Don Italo è stato ed è un profeta”. Stasera alle ore 19 in Cattedrale è prevista la celebrazione eucaristica in memoria di don Italo.

Antonella Chirico





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