Le manovre dietro la Sacal

Un altro tempio sacro del trasversalismo inamovibile comincia a dare segni di cedimento strutturale. È la Sacal, società di gestione dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. La sua gestione barcolla, ma…

Un altro tempio sacro del trasversalismo inamovibile comincia a dare segni di cedimento strutturale. È la Sacal, società di gestione dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. La sua gestione barcolla, ma non certo per via dei cambi di indirizzo politico, non certo per il fatto che oggi al vertice della Provincia di Catanzaro sieda, come presidente, Enzo Bruno che conserva anche la poltrona di segretario provinciale del Pd, mentre alla Regione, da quasi un anno, è insediato Mario Oliverio. Barcolla perchè alcune indagini giudiziarie ipotizzano la commissione di gravi reati nella gestione di appalti, concessioni e servizi da parte del management della Sacal che, per intenderci, è quello disegnato, voluto e imposto da Wanda Ferro e Peppe Scopelliti.
L’inchiesta ha avuto una accelerazione dopo che, “prudentemente”, i vertici della Sacal hanno disposto un’attività di “bonifica” degli uffici rilevando la presenza di alcune microspie e di minuscole telecamere capaci di monitorare gli uffici più delicati della società. Era apparso subito chiaro che non si trattava di spionaggio industriale, bensì di una attività investigativa ufficiale autorizzata dalla magistratura, indagine che a quel punto era stata disvelata rendendo inutile ogni ulteriore riservatezza: stanze improvvisamente disabitate e nessuna parola in libertà. Insieme con il rischio che qualche manina interessata potesse manomettere o far scomparire documenti importanti per le indagini. Da qui la decisione del blitz portato a compimento dagli agenti della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza su ordine della procura distrettuale di Catanzaro.
Indagine compromessa? A giudicare dalle prime reazioni tra gli inquirenti non sembrerebbe. Prima di essere disattivate le microspie avrebbero contribuito a completare un quadro investigativo già di per se allarmante. Ne emergerebbe una gestione non proprio ortodossa e non solo, o non tanto, per gli eleganti e pressanti inviti a cena rivolti ad alcune imbarazzate dipendenti. E neanche per i risvolti televisivi di alcune iniziative del management che avrebbero mischiato controllo della sicurezza con gestione della comunicazione agli utenti. Piuttosto devastante si profila il filone che riguarda molte assunzioni guidate dalla politica. Una in particolare riscontrerebbe l’utilizzo di fondi pubblici per cementare quel trasversalismo che spesso compare nelle aule della politica e che pochi riescono a spiegarsi. Non sarebbe una coincidenza, secondo gli investigatori, l’assunzione presso la Sacal della nuora di un big politico regionale che, sulla carta, dovrebbe guidare l’opposizione in consiglio regionale ma nei fatti ha già “salvato” in almeno due circostanze la maggioranza di centrosinistra, dando una mano a Mario Oliverio per il varo dello Statuto e la riformulazione della giunta regionale,
Adesso che si fa? Lo chiediamo ovviamente al segretario regionale del Pd, Ernesto Magorno e al governatore Mario Oliverio: attendiamo, come con Rimborsopoli e Antimafiopoli, l’arrivo dei provvedimenti cautelari, o mettiamo prima mano alla scopa e ripuliamo casa?





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