Asp di Reggio, sette indagati per il rinnovo di un contratto

LOCRI Nel mirino della Procura di Locri è finito il rinnovo, fino al 31 dicembre 2014, del contratto all’Associazione temporanea d’imprese costituita dalle ditte Gerico srl, Licra e Serranò Giovanni….

LOCRI Nel mirino della Procura di Locri è finito il rinnovo, fino al 31 dicembre 2014, del contratto all’Associazione temporanea d’imprese costituita dalle ditte Gerico srl, Licra e Serranò Giovanni. La delibera sotto la lente d’ingrandimento è la numero 828 del 2014, è stata firmata dal vecchio management dell’Asp di Reggio Calabria e riguarda «l’adeguamento dei locali cucina del presidio ospedaliero di Locri e l’affidamento del servizio di ristorazione per i pazienti ricoverati nei presidi ospedalieri di Locri e Siderno e nella struttura ex Aias di Stignano». Un atto con il quale il contratto relativo al servizio di ristorazione veniva rinnovato «illegittimamente», «con evidente vantaggio patrimoniale in particolare della società Gerico rappresentata dal signor Domenico Albanese, che manteneva la titolarità del servizio a dispetto della scadenza del rapporto già maturata da lungo tempo e senza passare attraverso la procedura di una nuova gara a evidenza pubblica». Una proroga fuori legge, secondo la Procura di Locri, che ha inviato un avviso a comparire alle persone finite sotto inchiesta.
Gli indagati, con i loro ruoli all’epoca della delibera, sono Nicola Calabrò (dirigente dell’Unità operativa Beni e servizi dell’Asp di Reggio Calabria), Antonio Barreca (responsabile del procedimento), Vincenzo Scali (direttore amministrativo dell’Asp), Antonio Vartolo (dirigente dell’Ufficio finanziario dell’Asp), Giuseppe Falcone (impiegato addetto alla registrazione della spesa), Ermete Tripodi (direttore sanitario e direttore generale facente funzioni) e Domenico Albanese (legale rappresentante della Gerico srl).
Le contestazioni segnalate dal pm Enzo Arcadi sono molte. Per il magistrato, ad esempio, la presenza di Scali al momento dell’adozione dell’atto sarebbe ingiustificabile. Il direttore amministrativo, infatti, era da ritenersi «”decaduto” in conseguenza della cessazione del dottor Sarica dalle funzioni di commissario straordinario». La compagine societaria alla quale è stato affidato il prolungamento del contratto, intanto, era cambiata per il fallimento di una delle società (la Licra) e «nessuna attività istruttoria» era stata svolta per verificare se l’affidatario fosse in possesso dei «requisiti tecnici ed economici richiesti in fase di gara e necessari per l’affidamento del servizio».
La delibera, inoltre, presenterebbe irregolarità anche sul piano finanziario. Secondo il pm, i due funzionari competenti avrebbero omesso di far rilevare «che ricorrevano serie ragioni ostative per la registrazione della spesa, pari a un milione di euro, in quanto figurava mancante il cosiddetto budget (obbligatorio dal 1999), come pure il bilancio economico consuntivo 2013 (oggetto di annullamento da parte della stessa Asp, dopo i rilievi del collegio sindacale) e preventivo 2014». Fatti che avrebbero portato alla «creazione di un debito fuori bilancio e la conseguente impossibilità di erogare pagamenti per le prestazioni eseguite senza il preventivo riconoscimento del debito». Quel debito non poteva essere contratto, e all’Asp lo sapevano. Per di più, andava ben al là dell’ordinaria amministrazione (sempre secondo l’accusa).
Anche il contratto originario (del 23 dicembre 2009), però, presenta qualche anomalia. Per il pm «doveva considerarsi nullo» perché «l’Ati affidataria non risultava già costituita al momento della stipula». Peggio ancora, non si sarebbe costituita neppure dopo, «circostanza confermata, tra l’altro, dall’avvocato Laura Marcianò, curatore fallimentare della Licra nel verbale di sommarie informazioni reso in data 11 maggio 2015». Anche di questa contestazione, i sette indagati dovranno rispondere al pubblico ministero.

 

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it





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