Il “re della monnezza” ci riprova: vuole una discarica nel Vibonese

VIBO VALENTIA Nonostante i suoi 89 anni, Manlio Cerroni continua a occuparsi a cadenza quasi quotidiana dell’emergenza rifiuti che soffoca la Capitale. «Non sono capace di stare fermo», scrive sul…

VIBO VALENTIA Nonostante i suoi 89 anni, Manlio Cerroni continua a occuparsi a cadenza quasi quotidiana dell’emergenza rifiuti che soffoca la Capitale. «Non sono capace di stare fermo», scrive sul suo aggiornatissimo sito web. Nonostante i guai giudiziari, l’ormai ex “re della monnezza” romana resta attivissimo, tanto attivo da arrivare fino ai territori più marginali della Calabria dove, ormai da un po’, tenta in ogni modo di trovare porte aperte per la realizzazione di una discarica. Nel Vibonese Cerroni c’è approdato, probabilmente grazie agli uffici di qualche faccendiere locale, tramite una società che rientra nella sua vasta galassia imprenditoriale, la Formica Ambiente Srl, azienda romana già titolare di un contestatissimo impianto a Brindisi. Circa un anno fa la società di Cerroni ci aveva provato a Stefanaconi, piccolo paese alle porte di Vibo in cui si voleva realizzare una discarica da 7,5 ettari. In quell’occasione, però, gli emissari della Formica Ambiente trovarono parecchie porte chiuse: sebbene alcuni privati avessero raggiunto un accordo per la cessione dei terreni da destinare alla discarica, molti altri non accettarono le offerte della società romana. Così, complice la contrarietà di gran parte della cittadinanza, non se ne fece nulla.
Di recente, però, l’azienda della galassia Cerroni è tornata alla carica. La Formica Ambiente ha infatti depositato un progetto che prevede la realizzazione di una discarica nel territorio del Comune di Vallelonga, paesino situato tra le Serre e la valle del Mesima. L’impianto dovrebbe sorgere in località Cucuzzella, nei pressi di una cava di sabbia, e si collocherebbe a 2,9 km dal centro abitato di Vallelonga, a 2,6 km da San Nicola da Crissa e a 2,2 km da Vazzano. Poco distante sorge già un impianto di compostaggio della società Eco Call che genera non pochi malumori negli abitanti della zona per gli odori non proprio piacevoli che sprigiona nell’area circostante.

discarica vallelonga 2

IL PROGETTO VIBONESE L’impianto di Vallelonga, stando alla richiesta di Valutazione di impatto ambientale (Via) depositata alla Regione, è destinato al conferimento di rifiuti speciali non pericolosi e riguarda un unico lotto di terreno dell’estensione di 61mila metri quadrati, su cui potranno essere abbancati 1.300.000 metri cubi di rifiuti. Nel presentare il progetto, la società romana specifica che si punta a «sanare» le carenze del Vibonese rispetto ai dettami del Piano regionale rifiuti – datato 2007 ma tuttora in vigore – che prevede che in provincia ci siano invasi di discarica per una capacità complessiva di 800.000 mc. La zona, come specificato in uno studio di impatto ambientale commissionato dalla stessa società, sarebbe «priva di coltivazioni», ma chi conosce il territorio in questione sa che quella è terra di uliveti e che a qualche centinaio di metri dal luogo in cui dovrebbe sorgere la discarica scorre il fiume Mesima, che già oggi è il principale imputato per l’inquinamento di una vasta porzione di costa tirrenica. Il Certificato di destinazione urbanistica emesso nel marzo scorso identifica il sito come Area E “Agricola”. Il luogo scelto dalla Formica Ambiente, su cui insistono terreni privati, non ricade nel perimetro del Parco regionale delle Serre i cui confini sono comunque distanti pochi chilometri.

discarica vallelonga 3

Stando alle carte prodotte dalla società sull’area non ci sarebbe alcun vincolo paesaggistico, mentre sulla zona c’è un «vincolo idrogeologico in elaborazione». L’intero territorio di Vallelonga, poi, ricade – come quasi tutta la Calabria centro-meridionale – in zona sismica 1 (alto livello di pericolosità). E non è da trascurare il fatto che nella stessa area, nel giro di pochi chilometri, è già attivo l’impianto di Vazzano (Eco Call) e si sta realizzando la centrale a biomasse di Enel Green Power a San Nicola.
Da qui, e ovviamente da molti altri fattori di rischio ambientale, derivano le forti perplessità della gente di Vallelonga, già manifestate apertamente nel corso di un’assemblea pubblica tenutasi in paese lo scorso 3 settembre. E anche lo stesso primo cittadino vallelonghese, Abdon Egidio Servello, è ancora molto prudente sull’eventualità di realizzare la discarica e, per questo, ha già coinvolto alcuni esperti del settore per indagare rischi e possibili conseguenze della discarica.

 

IL BUSINESS DELL’AVVOCATO, DA ROMA ALLA RUSSIA Per i suoi collaboratori più stretti è semplicemente «l’avvocato». La stampa romana, dopo l’inchiesta che lo ha portato agli arresti domiciliari per 6 mesi, lo ha ribattezzato «il Supremo» o, più prosaicamente, il «re della monnezza». Di fatto, Cerroni è l’uomo che ha gestito i rifiuti di Roma per oltre 30 anni. «L’unico – dice di se stesso – che ha permesso il salto da un metodo artigianale, la raccolta dei rifiuti con il carretto che si usava nel 1944, a un sistema industriale e innovativo».

cerroni
Il 9 gennaio 2014 è scattato l’arresto per lui e per altre 7 persone. Quando parte l’inchiesta gli indagati sono 21, compreso l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo. L’ipotesi accusatoria si incentra su una presunta cupola che avrebbe dominato la gestione dei rifiuti a Roma e nel Lazio. Un monopolio di cui, secondo la Procura, grazie ai suoi molteplici agganci politici sarebbe a capo proprio Cerroni.
Ora «l’ottavo re di Roma» sta affrontando da uomo libero il processo, incentrato su pesanti accuse quali l’associazione a delinquere, la truffa e il traffico illecito di rifiuti. Intanto, però, dopo aver visto chiudere la “sua” Malagrotta (che fino all’ottobre 2013 era la discarica più grande d’Europa, attiva a Roma per 38 anni), Cerroni resta attivo nel settore con il Colari (Consorzio laziale rifiuti), attraverso cui ha esteso i suoi affari fino in Russia: proprio a Mosca, infatti, il «Supremo» ha intavolato una trattativa con la municipalizzata Ekosystem per la realizzazione di tre impianti di riciclaggio dei rifiuti. Un business che, secondo Repubblica, si aggirerebbe attorno ai 200 milioni di euro.

 

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it





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