Processo Black monkey, irreperibile il testimone-chiave

È a rischio il maxiprocesso Black monkey, scaturito dall’inchiesta che ha svelato il volto dei clan di ‘ndrangheta in Emilia e il gigantesco business del gioco d’azzardo legale ed illegale…

È a rischio il maxiprocesso Black monkey, scaturito dall’inchiesta che ha svelato il volto dei clan di ‘ndrangheta in Emilia e il gigantesco business del gioco d’azzardo legale ed illegale messo in piedi dal boss Nicola Femia. Contro di lui avrebbe dovuto in queste settimane testimoniare Et Toumi Ennaji – l’uomo che con la sua denuncia ha fatto partire le indagini che hanno consentito di incastrare Femia e i principali esponenti del suo clan – da tempo risulta irreperibile. Non è in Italia né in Olanda, dove era residente e non risulta sia tornato in Marocco, suo paese d’origine. E sebbene il pm in aula si sia limitato a comunicare l’impossibilità di rintracciarlo, c’è apprensione riguardo la sua sorte.

Nel gennaio del 2010 Ennaji era stato già vittima di un’aggressione da parte degli uomini dei Fotia – Filippo Crusco, Giannalberto Campagna e Luigi Carrozzino Ciriaco – che lo avevano picchiato a sangue perché colpevole di aver corteggiato una delle loro amiche. Lo malmenano, cercano di estorcergli cinquemila euro poi salta fuori una pistola ed Ennaji inizia ad avere seriamente paura. Riesce a fuggire e trova riparo ll’interno dell’hotel Molino Rosso di Imola, da dove terrorizzato chiama il 112. Dalla denuncia di quell’episodio sono partite lei indagini dei carabinieri di Imola prima e della Guardia di Finanza poi, che nel gennaio 2013 a portato a 29 arresti, quindi al processo che oggi vede imputati Nicola Femia e il nucleo di vertice del suo clan. Uomini che Ennaji era in grado di riconoscere e accusare. Uomini contro cui adesso potrebbe venire a mancare un importante elemento di prova. 

a. c.







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