INFERNO ASP | I dipendenti litigano e le bollette non si pagano

REGGIO CALABRIA Bollette chiuse nei cassetti e non pagate a causa dei continui litigi tra i dipendenti. Le incomprensioni tra impiegati sono comuni in ogni ufficio pubblico, ma all’Asp di…

REGGIO CALABRIA Bollette chiuse nei cassetti e non pagate a causa dei continui litigi tra i dipendenti. Le incomprensioni tra impiegati sono comuni in ogni ufficio pubblico, ma all’Asp di Reggio questi dissidi potrebbero costare davvero cari. L’Azienda provinciale ha infatti un debito monstre nei confronti della Telecom, con fatture non pagate da almeno tre anni, a cui si dovranno quindi aggiungere more e interessi vari.
Sembra incredibile, ma il motivo risiede nei conflitti interni tra i funzionari, che non riescono a mettersi d’accordo su chi debba procedere con la liquidazione a favore del gestore delle utenze. Altra anomalia: il debito nei confronti di Telecom non è stato ancora quantificato, ma si sa che è relativo agli anni 2013, 2014 e 2015. I dipendenti battibeccano e gli arretrati si accumulano.

 

LA DENUNCIA Il “caso bollette” è al centro della relazione inviata nei mesi scorsi al sub-commissario per il Piano di rientro, Andrea Urbani, dal nuovo direttore amministrativo dell’Asp, Mariagrazia Blefari, subentrata al dimissionario Giovanni Tringali. Dal dossier – che il Corriere della Calabria è riuscito a visionare – emerge il lassismo imperante nelle strutture burocratiche dell’Azienda e soprattutto nelle strutture tecniche, dove chiamate e altri servizi sono totalmente fuori controllo. “Telefono casa” (o chissà dove), tanto paga l’Asp. «I consumi relativi alle utenze – scrive Blefari – sono poco controllati, tanto che per quanto riguarda il servizio di energia l’Azienda è costantemente in regime di salvaguardia con maggiorazioni ingenti di costi».
Nel caos c’è sia l’ufficio Patrimonio sia quello Tecnico, che «costituiscono una realtà non governata», sia dal punto di vista «direzionale» sia per quel che riguarda «le procedure adottate». Il motivo può, forse, essere spiegato con l’assenza di un direttore di struttura complessa, al momento affidata ad interim, ma anche «perché gli uffici operanti sulle sedi periferiche sfuggono ad ogni controllo anche sugli ordini di spesa per interventi di manutenzione».

 

TELECOM Ma il punto più dolente attiene al credito vantato da Telecom. Le fatture, conferma Blefari, «giacciono, a causa di conflitti interni tra dipendenti in ordine al problema di chi spetti redigere la liquidazione, non liquidate presso l’ufficio Patrimonio al punto che il credito maturato nei confronti dell’Azienda riguarda l’intero fatturato all’Azienda per gli anni 2013, 2014 e 2015 e sul punto non sono riuscita ad avere il dato relativo all’ammontare del debito».

 

IL PATRIMONIO Se all’ufficio Tecnico il clima è talmente teso da inceppare l’intera struttura, l’area Patrimonio dell’Asp non se la passa certo meglio. È «isolata dal resto delle funzioni aziendali, risulta essere anch’essa disorganizzata e inefficiente». Il passaggio è estratto da un’altra relazione, quella firmata dall’ormai ex commissario Santo Gioffrè e finita sui tavoli del “capo” della Sanità calabrese, Massimo Scura, e su quello del governatore Mario Oliverio. Un documento scottante, nel quale viene anche rilevata la gestione “allegra” del patrimonio immobiliare dell’Azienda. Che, in base a contratti risalenti al 1961, ha affittato alcuni suoi terreni alla cifra di 12 euro all’anno. Un euro al mese. Canone irrisorio, ovviamente, che comporta «notevoli diseconomie per l’ente derivanti da costi di mantenimento (ad esempio Imu) decisamente superiori ai proventi realizzati». Non è tutto. Su molti immobili dati in locazione manca l’aggiornamento su fitti realmente incassati, morosità e procedure esecutive attivate. È più che possibile, insomma, che i locatari non paghino da anni, malgrado il prezzo di favore di cui beneficiano. Ma, oltre al danno, ecco la beffa: «Particolarmente preoccupanti – avverte Gioffrè – sono le azioni legali in corso da parte dei privati per usucapire gli immobili di proprietà dell’Asp».

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it





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