INFERNO ASP | «Il superconsulente? Via per evitare doppi pagamenti»

REGGIO CALABRIA È troppo basso uno stipendio da 600 euro al giorno, se poi c’è il rischio di prendere inconsapevolmente parte a eventuali truffe ai danni di un ente pubblico….

REGGIO CALABRIA È troppo basso uno stipendio da 600 euro al giorno, se poi c’è il rischio di prendere inconsapevolmente parte a eventuali truffe ai danni di un ente pubblico. Pietro Evangelista, il superconsulente ingaggiato da Massimo Scura per rimettere ordine nei bilanci dell’Asp di Reggio, avrebbe lasciato l’incarico proprio per questo. Per evitare di finire nei guai. Attualmente sono altissime le probabilità di autorizzare pagamenti a favore di fornitori che l’Azienda ha già effettuato in passato. Colpa della contabilità allegra dell’Asp dello Stretto, dove niente è certo: né i debiti, né le fatture, né i saldi, né i pignoramenti già eseguiti. Una giungla, un vero inferno finanziario.
E così il “soggetto attuatore”, a fine agosto, ha deciso di lasciare un incarico lautamente retribuito, che gli avrebbe potuto far guadagnare fino a 12mila euro al mese. No, avrà pensato Evangelista, il gioco non vale la candela.

 

L’IPOTESI Ad avanzare questa ipotesi sull’addio di Evangelista è il direttore amministrativo dell’Azienda, Maria Grazia Blefari che – come spiega in un report inviato al sub-commissario Andrea Urbani (ne abbiamo già scritto qui) – ritiene sia stata proprio la possibilità di incorrere nei cosiddetti doppi pagamenti ad aver spinto Evangelista a interrompere il suo rapporto con l’Azienda.
Tra gli obiettivi assegnati al consulente vi erano la chiusura delle partite debitorie e il pagamento dei debiti dell’Asp 5. «Purtroppo – evidenzia Blefari –, l’attività è stata iniziata e ha riguardato la verifica approssimativa di una parte del debito proposto per la liquidazione che lo stesso dott. Evangelista ha definito privo del necessario requisito di certezza per poter consentire al commissario straordinario di pagare».

 

NIENTE DOCUMENTI Negli archivi, nei faldoni dell’Azienda, non si trova traccia delle necessarie pezze d’appoggio che garantirebbero la regolarità dei pagamenti. È un’anomalia nota da tempo. Tanto che, secondo diversi addetti ai lavori, per rimettere davvero ordine nei conti sarebbero serviti gli atti ufficiali, più che un esperto superpagato. «Sarebbe bastato ascoltare il Collegio sindacale dell’Asp per capire che il disordine nasce dalla mancanza di documenti e dalla volontà dei dirigenti attuali di non assumersi responsabilità per il passato», specificava il consigliere nazionale Anaao-Assomed, Gianluigi Scaffidi, in un lungo dossier inviato lo scorso luglio, tra gli altri, ai ministeri Salute ed Economia e al governatore Mario Oliverio.

 

OSCILLANTI L’incertezza più grande riguarda l’esatto ammontare del debito. Le cifre oscillano vertiginosamente. Secondo il commissario alla Sanità Scura, le pendenze dell’Asp verso i fornitori ammontano a quasi 400 milioni di euro. Per Blefari, invece, sono 460. Ballano, cioè, 60 milioni di euro. E non sono certo bruscolini.
«L’Azienda – chiarisce il direttore amministrativo dell’Asp – non ha proceduto nel corso degli anni a chiudere in contabilità le partite debitorie che, di volta in volta, sono state pagate in virtù di procedure esecutive di vario genere. Anche a causa di ciò il bilancio consuntivo 2014 dell’ente non è stato approvato».
I conti, insomma, sono nel caos più totale. Il che significa che il rischio di incorrere in doppi pagamenti «è estremamente fondato».

 

I CONTENZIOSI Per non parlare dei contenziosi con il personale dipendente. In base ad alcune stime dell’ufficio Risorse umane, potrebbero interessare una cifra vicina agli 8,5 milioni di euro. Oggetto del contendere sono soprattutto la non corretta applicazione degli istituti contrattuali e il riconoscimento delle cosiddette mansioni superiori. Le preoccupazioni riguardano anche i contenziosi con il personale “convenzionato”, stimati in un milione di euro.

 

ASSEDIO È un assalto alla baionetta contro le casse dell’Asp. L’ufficio economico finanziario è assediato quotidianamente da un vero e proprio esercito. I commissari ad acta (che chiedono l’ottemperanza delle sentenze a cui l’Azienda non ha dato seguito) finora sono 165, «con previsioni di aumento entro la fine dell’anno».

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it





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