I Crupi e i nuovi equilibri tra le famiglie di ‘ndrangheta

REGGIO CALABRIA Tre fili che si annodano, tre indagini che si incrociano, per arrivare – insieme – all’affresco più fedele e recente delle dinamiche e degli affari di tre fra…

REGGIO CALABRIA Tre fili che si annodano, tre indagini che si incrociano, per arrivare – insieme – all’affresco più fedele e recente delle dinamiche e degli affari di tre fra i clan più potenti della Locride, in grado di allungare i propri tentacoli a livello nazionale e internazionale. È questo il risultato raggiunto dalle Dda di Reggio Calabria e di Roma con l’operazione che oggi ha portato al fermo di 54 persone, delle quali 48 in Italia, per reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso e finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, alla detenzione di un vero e proprio arsenale di armi anche da guerra. 

 

TRE CLAN ALLA SBARRA Per il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, che insieme ai pm Paolo Sirleo e Antonio De Bernardo ha coordinato i filoni calabresi, si tratta di una delle inchieste più importanti degli ultimi dieci anni, non solo per il peso criminale dei clan coinvolti o per i sequestri realizzati, ma soprattutto perché con quest’operazione i vertici di tre delle famiglie più importanti della ‘ndrangheta della Locride sono finite in manette, insieme a gregari e favoreggiatori. A incastrare gli Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica e i Commisso-Crupi di Siderno è stato il combinato disposto di due indagini, riunitesi poi ad una terza sviluppata in autonomia dalla Dda della capitale, in grado di mostrare con precisione non solo le dinamiche e gli equilibri interni di ciascun clan, ma anche le nuove reti di distribuzione e di business sviluppate dalle famiglie. 

 

FIORI E CIOCCOLATA Proprio su questo si concentra il filone romano, che ha svelato come i Crupi, diretta espressione dei Commisso a Latina, sfruttassero la quasi omonima ditta “Krupy srl”, attiva nel settore florivivaistico, per importare dall’Olanda enormi quantitativi di cocaina, che viaggiava nascosta fra tulipani e rose. Ma la medesima famiglia aveva anche scommesso su un altro settore di mercato poco comune fra i clan, ma estremamente redditizio: il contrabbando di un gigantesco carico di cioccolata pregiata, trafugato a Lodi nell’estate del 2014. Affari che, per gli investigatori, la famiglia Crupi, mai avrebbe potuto mettere a segno, se non fosse stata inserita nell’orbita criminale delle potentissime famiglie della Locride. 

 

I FILONI CALABRESI Proprio su di loro si sono concentrate le indagini degli inquirenti della Dda reggina, in grado di approfittare di un momento di massima fibrillazione fra gli Aquino-Coluccio per metterne fuori gioco l’intero vertice. Quando gli investigatori, per ordine dei procuratori Gratteri e Sirleo, iniziano a lavorare sui Coluccio, Giuseppe è uscito da poco, sta riprendendo in mano le redini del clan, mentre i fratelli Antonio e Salvatore sono ancora latitanti. È un momento delicato, ruoli, gerarchie e reti di business sono tutti da ricostruire, le regole da ristabilire. Si parla tanto in quei mesi. E gli inquirenti registrano tanto. C’è in ballo una nuova spedizione in tandem con il clan Mancuso – incaricati di recuperare la droga in Brasile, mentre ai Coluccio sarebbe toccato aprire le porte dei mercati di Canada e Nord America – ma soprattutto bisogna mettere ordine. 

 

RESTAURAZIONE IN CASA COLUCCIO Con i capi detenuti o latitanti, il clan – affidato ad Antonio Coluccio, fratello di Giuseppe – è sprofondato nel caos. Sono saltate regole, ruoli e competenze, in molti hanno iniziato a sviluppare propri canali di business. Ad informare Coluccio è il principale luogotenente del clan rimasto a piede libero, Antonio Stefano, che con lui fa il punto sugli investimenti – in primo luogo immobiliari – del clan, i giri del contrabbando – anche di nafta e gasolio –, le nuove regole a Siderno, dove è caduta la leadership unificata e ogni gruppo può agire liberamente, purché non attiri l’attenzione delle istituzioni, l’arsenale a disposizione, che conta anche su diverse mitragliatrici, per il boss da «tenere a portata di mano perché possono servire all’improvviso.. così». Nei quattro anni di detenzione di Giuseppe Coluccio è cambiato molto – e non necessariamente in meglio per il capo –  ma Stefano è anche in grado di portare anche una buona notizia: da tempo è stato aperto un canale con il clan palermitano di Brancaccio, una delle famiglie d’èlite della ‘ndrangheta di Palermo. Un dato significativo nella tara degli equilibri fra le diverse mafie, che testimonia come la ‘ndrangheta – sottolinea il procuratore aggiunto della Dna Nicola Gratteri – abbia ormai un ruolo da monopolista nella distribuzione della cocaina in Europa. Ma anche della capacità criminale dei Coluccio, in grado di muovere droga in ogni angolo del globo. Un dato confermato anche dal pentito Antonio Femia, che agli inquirenti ha confermato come Coluccio gli avesse parlato di una vantaggiosa joint venture in costruzione, grazie alla quale la cocaina avrebbe viaggiato dal Brasile al porto di Halifax in Canada, tramite ditte di ortofrutta e di panettoni, ma sarebbe anche arrivata mensilmente in Europa a blocchi di 50 kg su vettori aerei della Neos da Santo Domingo a Malpensa.

 

L’INTERNAZIONALISMO DEI CRUPI Una vocazione internazionale riscontrata anche nel clan Crupi, famiglia di ‘ndrangheta residente nel Lazio, proiezione del clan Commisso, storicamente radicato nei Paesi Bassi, Nord America e Australia. E proprio all’estero – in Olanda – sono state trovate le tracce che hanno permesso di ricostruire il ruolo dei Crupi nella galassia criminale del potente clan di Siderno. Un dato che per gli inquirenti non fa che confermare «la tradizionale vocazione della ndrangheta calabrese ad espandere i suoi interessi illeciti oltreconfine, prediligendo contesti territoriali (in questo caso Olanda e Canada), ove, da tempo, si registrano strutturate presenze di soggetti fiduciari, abilmente introdottisi nel tessuto economico locale, anche grazie al reimpiego di denaro e altre utilità provento di attività illecite». Ma i Crupi non limitavano il proprio raggio d’azione all’Olanda. L’intera indagine è stata anche in grado di individuare la famiglia anche in Canada. E non è un caso. Per gli inquirenti, infatti, i Crupi altro non sono che «l’epicentro criminale di nuove alleanze con le consorterie della ‘ndrangheta ionico-reggina». E infatti, in Canada come in Olanda, per quanto variegati fossero gli affari, identici sono rimasti i punti di riferimento criminali, per i pm identificabili nella famiglia Coluccio di Gioiosa Jonica e nei Commisso di Siderno.

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it







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