Il figlio del boss Gallace torna in libertà

CATANZARO Torna in libertà Cosimo Damiano Gallace, 25 anni, figlio del boss dell’omonimo clan, Vincenzo. Cosimo Gallace era stato arrestato il 3 luglio del 2013 nel corso dell’operazione Itaca, messa…

CATANZARO Torna in libertà Cosimo Damiano Gallace, 25 anni, figlio del boss dell’omonimo clan, Vincenzo. Cosimo Gallace era stato arrestato il 3 luglio del 2013 nel corso dell’operazione Itaca, messa a segno dalla Dda di Catanzaro contro gli affiliati alle cosche Gallace-Gallelli di Guardavalle. Il conseguente processo, in sede di rito abbreviato, aveva portato a sei condanne, tra le quali quella di Cosimo Damiano a sei anni di reclusione. Ma a scavalcare quanto disposto dalla sentenza di primo grado è stata una recente sentenza della seconda sezione penale del Tribunale della libertà di Catanzaro che – nel seguire le linee direttrici tracciate dalla Corte di Cassazione lo scorso 24 giugno – ha ritenuto non sussistente la gravità indiziaria che aveva portato il giudice per le indagini preliminari ad emettere la misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di Cosimo Gallace. L’iter che ha portato il Riesame a questa conclusione non è stato breve.
Dopo l’arresto, il 3 luglio 2013, i legali di Gallace, gli avvocati Salvatore Stagliano e Vincenzo Cicino, avevano fatto ricorso al tribunale della libertà. La richiesta di scarcerazione era stata rigettata il primo agosto 2013. Il primo gennaio 2014 la Cassazione annulla il rigetto e dispone un nuovo giudizio che si concretizza, l’8 aprile 2014, in un nuovo rigetto. L’annullamento della Cassazione che dispone l’ennesimo giudizio, arriva il 24 giugno 2015. L’indirizzo dato questa volta dalla Suprema corte, viene recepito dal Riesame che dispone la scarcerazione del 25enne.

 

LE RAGIONI DEL TRIBUNALE DELLA LIBERTA’ Il collegio giudicante parte dal contenuto dell’ordinanza del gip e “dagli atti disposti a fondamento della stessa”. Secondo le accuse, infatti, “il Gallace, figlio del boss Vincenzo Gallace, nonostante la giovane età, avrebbe acquisito doti e cariche criminali nell’associazione, fungendo da raccordo con Vincenzo Gallace, spesso sottoposto a periodi di lunga detenzione”. Le indagini hanno come perno le dichiarazioni di Antonino Belnome, collaboratore di giustizia, il quale riferisce anche di un episodio durate il quale al giovane Gallace sarebbe stata conferita la dote di sgarro, su iniziativa dello stesso Belnome, in una riunione al mattatoio di Cosimo Leotta a Monasterace. Inoltre Belnome riferisce del ruolo svolto da Gallace come tramite nei confronti di coloro che avevano bisogno di parlare con suo padre. Le dichiarazioni di Belnome – il cui percorso collaborativo è scevro da anomalie – dovrebbero essere corroborate da quelle rese da altri due pentiti: Michael Panaija e Vincenzo Todaro. E qui sta, per i giudici del Riesame, il principale inciampo alla base dell’ordinanza del gip. Secondo i giudici del Riesame, sulla scia delle indicazioni fornite dalla Corte di Cassazione, le criticità emergono circa l’attendibilità di Panaija. Quello che non convince non è tanto il fatto che Panija avesse già letto i verbali degli interrogatori di Belnome – secondo quanto riporta una sentenza della corte d’Assise di Milano del 4 febbraio 2013 – ma “non convinceva soprattutto la reticenza dimostrata dal Panaija, che avrebbe taciuto immotivatamente informazioni importanti sui suoi rapporti con Leuzzi, unitamente alla tardività della scelta di collaborare”. Inoltre tra i racconti di Belmone e di Panija c’è un episodio che non combacia: Belmonte ha infatti dichiarato che Cosimo Damiano ha partecipato a una riunione di ‘ndrangheta a Placanica nel corso della quale vi era stato il rimpiazzo (atto di iniziazione alla ‘ndrangheta) del fratello di Panaija. “Invece Panaija aveva escluso che il fratello fosse entrato a far parte della ‘ndrangheta per via del suo stato di alcolista che rappresentava un elemento ostativo all’ingresso nel sodalizio”. Anche le dichiarazioni di Todaro non avrebbero idoneità a fungere da riscontro perché gli episodi narrati “nulla direbbero in merito alla condotta partecipativa del Gallace”.

 

I COLLOQUI IN CARCERE Secondo il collegio del Riesame “l’attività investigativa dà conto di colloqui intrattenuto in carcere da Cosimino con il padre Vincenzo, nel corso dei quali il padre Vincenzo redarguisce il figlio sulla necessità di adoperare determinate accortezze espressive ma soprattutto si capisce che il padre appare preoccupato per le sorti del figlio, quindi lo invita a comportarsi bene”. Vincenzo, dunque, da quanto appare nei colloqui, sembrerebbe intenzionato a tenere il ragazzo lontano dalle dinamiche associative piuttosto che usarlo come tramite. Per queste ragioni il ricorso è stato accolto dal Tribunale della libertà e Cosimo Damiano Gallace sarà libero fino alla prossima sentenza d’appello.

 

Alessia Truzzolillo

a.truzzolillo@corrierecal.it





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