Lamezia, lo spaccio è affare di famiglia

LAMEZIA TERME Da tempo la famiglia Greco, originaria del centro storico di Nicastro, sta forgiando il proprio nome all’interno della cronaca lametina. Già nel corso dell’operazione “Disinnesco”, condotta a ottobre…

LAMEZIA TERME Da tempo la famiglia Greco, originaria del centro storico di Nicastro, sta forgiando il proprio nome all’interno della cronaca lametina. Già nel corso dell’operazione “Disinnesco”, condotta a ottobre del 2013, appaiono i nomi di Ugo Roberto Sergio Greco, 57 anni, e di suo figlio Cristian, 27. Vennero arrestati insieme ad altre cinque persone con l’accusa, per il padre, di detenzione e porto in concorso di due ordigni esplosivi di micidiale potenza, mentre il 27enne era stato colto in flagrante a coltivare una piantagione di canapa indiana sulle sponde del fiume Amato. Roberto Greco – la cui pena per questo reato è stata di recente mitigata, in appello, da dieci a sette anni di reclusione – venne considerato dagli investigatori della polizia a capo del gruppo criminale che aveva intenzione di eseguire una grave azione intimidatoria, a suon di esplosioni, ai danni di Agostino Lo Gatto, pregiudicato lametino reo, per il gruppo, di collaborare con le forze dell’ordine. Ma è il nome di Cristian a emergere all’interno di diverse operazioni antidroga condotte da polizia e carabinieri. A giugno del 2014 lui e altre 11 persone vengono arrestate nel corso dell’operazione Spare Tyre, il cui processo si è concluso il 15 giugno con una sentenza di condanna a 3 anni. Lo spaccio, secondo quanto emerso dalle indagini, si estendeva per aree di “comptenza” dal monte Reventino fino all’area reggina e il quartiere di Nicastro era area di competenza dei Greco.

 

IL NUOVO ARRESTO E LE MINACCE Un anno dopo Spare Tyre, Cristian Greco viene arrestato nuovamente per spaccio ad un minore ed estorsione. È questo l’episodio che porterà all’odierna operazione “Affari di famiglia”. Il minore, infatti, aveva accumulato un debito di 1000 euro e per questo era stato più volte minacciato e aggredito. Il 23 giugno Greco è stato arrestato e in quella stessa data sua moglie, Melania Bonaddio, 29 anni, il fratello Giovannino, 32 anni, e il cugino Francesco, 41, contattano telefonicamente il ragazzo, come risulta dai tabulati telefonici, lo incontrano e lo minacciano: deve ritrattare la propria versione dei fatti davanti ad un investigatore privato, nominato dalla difesa, e al pubblico ministero. La ritrattazione avverrà – sia da parte del minore che di suo padre – e la nuova versione riferita all’investigatore privato e al magistrato sarà che il debito di 1000 euro era stato contratto per l’acquisto di un motorino. Non solo, gli indagati avrebbero anche costretto la famiglia della vittima a pagare 800 euro di spese legali, ossia l’onorario dell’investigatore nominato dalla difesa. «A giugno – ha affermato il procuratore capo di Lamezia Terme, Domenico Prestinenzi – venne revocata la misura cautelare per mancanza di gravità indiziaria, perché sia il minore che il padre di questi avevano ritrattato quanto dichiarato inizialmente. Ma le nuove dichiarazioni stridevano con i dati investigativi, risultato dell’operazione Boomerang condotta poche settimane dopo». Il 29 luglio scatta, infatti, l’operazione antidroga “Boomerang” e Cristian Greco ricasca nella rete della polizia e della Squadra Mobile di Catanzaro. Dieci sono le misure cautelari e 36 gli indagati, e la trasmissione degli atti, per l’associazione dedita allo spaccio, vengono trasmessi alla Dda di Catanzaro. Secondo gli inquirenti le ultime operazioni eseguite dalla Direzione distrettuale antimafia hanno aperto spazi, come quello del mercato degli stupefacenti, che nuovi gruppi cercano di riempire.

 

LA FORZA INTIMIDATRICE Ma quello che più ha colpito gli investigatori nel corso di “Affari di famiglia” è stata la forza intimidatrice che i Greco hanno avuto nei confronti della famiglia del minore, un famiglia che unanimemente aveva preferito correre rischi con la giustizia per falsa testimonianza piuttosto che denunciare quanto stava accadendo. «Quello che colpisce – ha detto nel corso della conferenza stampa il dirigente del commissariato Antonio Borelli – è la tracotanza degli indagati, la logica perversa secondo la quale il minore fosse obbligato a ritrattare e pagare le spese legali di Greco perché aveva riferito agli inquirenti delle aggressioni subite, danneggiando così il pregiudicato». Un altro episodio degno di nota risale al 2012 – è stato ricordato in conferenza stampa – quando Cristian Greco si trovò al centro di una rissa all’uscita di una discoteca e staccò con i denti il lobo di un orecchio di un giovane della provincia di Cosenza. Il ragazzo, nel corso del processo, non si costituì parte civile.

 

CANTANTE E CANDIDATO Giovannino Greco, fratello di Cristian Greco, di lavoro fa il cantante ai matrimoni. Non aveva avuto guai con la giustizia fino ad oggi e alle elezioni amministrative del 2010 si era presentato nella lista con la lista Socialisti Uniti-Psi di Francesco Grandinetti, «raccogliendo una notevole messe di voti», come ha ricordato il dirigente Antonio Borelli. I Greco, è stato notato in conferenza stampa, hanno acquisito un certo potere nel centro storico di Nicastro tanto da avere installato un sistema di videosorveglianza sulla strada che porta alla casa di famiglia.

 

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





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