Violate le norme anticorruzione, l’Anac sanziona Gioffrè

REGGIO CALABRIA Santo Gioffrè avrà pure riportato, come ripetuto a mo’ di mantra dai suoi sostenitori, l’Asp di Reggio nel solco della legalità; ma a leggere gli atti ufficiali sembra…

REGGIO CALABRIA Santo Gioffrè avrà pure riportato, come ripetuto a mo’ di mantra dai suoi sostenitori, l’Asp di Reggio nel solco della legalità; ma a leggere gli atti ufficiali sembra proprio il contrario. È ancora una volta l’Autorità nazionale anticorruzione diretta da Raffaele Cantone a sanzionare l’ex commissario dell’Azienda dello Stretto. Gioffrè, infatti, lo scorso 9 settembre è stato condannato a pagare 2mila euro di multa (da pagare entro 30 giorni dalla notifica) per non aver adottato il Programma triennale per la trasparenza e l’integrità (Ptti) e il Codice di comportamento dell’Asp. Ovvero «due fondamentali misure di prevenzione della corruzione», come specificato nel provvedimento firmato da Cantone. La stessa sanzione pecuniaria è stata comminata anche al predecessore di Gioffrè sulla poltrona più importante dell’Azienda provinciale, il già direttore generale “facente funzioni” Ermete Tripodi.
«La gravità dell’infrazione – scrive Cantone – si apprezza considerando che si tratta di un’Asp che abbraccia l’intero territorio della provincia di Reggio Calabria, a cui è, pertanto, da richiedersi una particolare e adeguata capacità amministrativa e di gestione; rileva, altresì, la inadeguata conoscenza dimostrata in relazione agli obblighi derivanti dalla normativa anticorruzione, che è perdurata dopo la diffida dell’Autorità». Un comportamento omissivo ritenuto «rilevante», proprio perché la mancata approvazione del Ptti e del Codice di comportamento «ha impedito di porre in essere tutte le misure che il Pna (Piano nazionale anticorruzione, ndr) correla a tali atti». Per questo «l’elemento psicologico» che caratterizza la condotta di Gioffrè e Tripodi «è da rinvenirsi nella colpa grave», nonostante «si possa escludere che il comportamento omissivo dell’Asp fosse il fine ultimo» del loro operato.

La sanzione è quindi a carico dei «soggetti tenuti al dovere d’azione violato (organo di vertice e, quindi, il direttore generale e il commissario), in parti uguali tra loro e con il vincolo della solidarietà, in ragione della loro pari responsabilità – materiale e psicologica – nella causazione dell’illecito». Nel caso in questione la non approvazione degli atti richiesti è «connotata da caratteri di particolare gravità e rilevanza, trattandosi di omissione di due misure obbligatorie di prevenzione della corruzione, anche in considerazione del protrarsi del comportamento omissivo nonostante i moniti dell’Autorità».

 

L’INIBIZIONE L’operato dell’ex commissario continua dunque a dare lavoro all’Anac. Proprio l’Autorità guidata da Cantone ha messo fine all’esperienza di Gioffrè come capo dell’Asp di Reggio e, per effetto, ha inibito per tre mesi (provvedimento sospeso da Tar) la facoltà di nomina del governatore Oliverio, che aveva scelto il manager nonostante le prescrizioni della “legge Madia”. Gioffrè non poteva ricoprire quell’incarico in quanto nel 2013 si era candidato a sindaco (poi non eletto) a Seminara, Comune che ricade nel territorio di riferimento dell’Asp.

 

LA MULTA È l’articolo 10 del decreto legislativo 33 del 2013 a chiarire che ogni ente pubblico deve adottare e aggiornare ogni anno il Programma triennale per la trasparenza e l’integrità. E poi c’è la legge 190 del 2012, in base alla quale l’Asp 5 avrebbe dovuto definire, con procedura aperta alla partecipazione e previo parere obbligatorio dell’organismo indipendente di valutazione, un Codice di comportamento «che integra e specifica il Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni definito dal governo e approvato con decreto del presidente della Repubblica». Ma l’Azienda reggina, sotto la direzione di Tripodi prima e di Gioffrè poi, non ha dato seguito agli obblighi di legge, facendo così scattare la “punizione” dell’Anac.

 

GLI ACCERTAMENTI L’ufficio istruzione dell’Anac ha accertato che sul sito istituzionale dell’Azienda, nell’apposita sezione “Amministrazione trasparente”, non erano stati pubblicati né il Ptti, né il Codice di comportamento. Il procedimento inizia subito e viene comunicato all’Azienda con due note, inviate il 23 febbraio (quando il dg è Tripodi) e il 25 giugno 2015, in piena amministrazione Gioffrè.
È Tripodi a tentare di dare una prima risposta alle richieste dell’Autorità nazionale con una sorta di “escamotage”: la nomina di un responsabile per la trasparenza e l’integrità e la pubblicazione sul sito istituzionale del decreto del presidente della Repubblica (Dpr) 62 del 2013.
L’Anac, però, tira dritto e fa partire una diffida, con la quale intima all’Azienda di adottare gli atti «omessi», sottolineando pure come «gli adempimenti posti in essere» da Tripodi (la designazione di un responsabile) «non potessero essere ritenuti sostitutivi» rispetto all’adozione del Ptti e del Codice di comportamento. Da qui, l’ultimatum, con l’Anac che assegna all’Asp il termine di 45 giorni per “mettersi in regola”.

 

ARRIVA GIOFFRÈ Intanto dalle parti di via Diana si procede con lo spoil system: Tripodi lascia e Oliverio nomina Gioffrè. Il neo commissario chiede una proroga, ma cambia poco, perché nei termini assegnati «non è pervenuto alcun riscontro» da parte dell’Asp. L’Anac compie l’ultima verifica il 31 agosto: niente, sul sito dell’Azienda non c’è traccia degli atti necessari per contrastare la corruzione nelle amministrazioni pubbliche.
L’Anac, nonostante i ripetuti solleciti, è così costretta a infliggere la sanzione. Per l'”eroe” Gioffrè è un film già visto.

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it





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