“Prima luce”, assolti a 15 anni dall’arresto

REGGIO CALABRIA Arriva una nuova sentenza nel tormentato iter del procedimento Prima Luce, scaturito dall’inchiesta che ha svelato i segreti della faida di Sant’Ilario fra i D’Agostino e i Belcastro,…

REGGIO CALABRIA Arriva una nuova sentenza nel tormentato iter del procedimento Prima Luce, scaturito dall’inchiesta che ha svelato i segreti della faida di Sant’Ilario fra i D’Agostino e i Belcastro, costata 8 morti e diversi tentativi di omicidio ai danni del boss Giuseppe Belcastro. Annullata per due volte in Cassazione, la sentenza d’appello è tornata di fronte ai giudici di secondo grado per la definizione delle condanne relative ad alcune contestazioni di droga e narcotraffico, crollate per due degli imputati.
A quindici anni dall’arresto escono assolti dalle accuse a loro carico Vincenzo D’Agostino, difeso dall’avvocato Eugenio Minniti, e Luciano D’Agostino, assistito da Nico D’Ascola e Francesco Siclari. Per Giuseppe Belcastro e Tommaso Romeo, già condannati in via definitiva all’ergastolo, la rimodulazione della pena a 16 anni riguarda di fatto solo il periodo di isolamento diurno, fissato in quattro mesi per Belcastro e 1 anno e 4 mesi per Romeo, mentre viene fissata in dieci anni la pena da scontare per Domenico D’Agostino.
Eseguita nel lontano anno 2000, l’inchiesta è passata alla storia non solo per aver dato un nome ai responsabili degli omicidi avvenuti a Sant’Ilario fra il 1990 e il 2000, a causa del tentativo di scissione della cosca Belcastro-Romeo da quella «madre» dei D’Agostino, ma soprattutto per gli oltre quattro anni e mezzo trascorsi tra la pronuncia della sentenza di primo grado e il deposito delle motivazioni. Un ritardo grazie al quale hanno rischiato di uscire dal carcere per scadenza termini tanto il boss Giuseppe Belcastro, come lo scissionista Tommaso Romeo. Un caso che, dopo diverse segnalazioni inviate dalla procura di Reggio Calabria alla Corte d’appello costate al del giudice Enrico Trimarchi l’apertura di un procedimento disciplinare, è arrivato anche in parlamento grazie alle diverse interrogazioni presentate al ministro della Giustizia dell’epoca, Angelino Alfano, dall’allora deputata di Futuro e Libertà, Angela Napoli.

 

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it







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