La Regione stoppa Cerroni: niente discarica nel Vibonese

VIBO VALENTIA Anche questa volta è andata male a Manlio Cerroni, l’89enne “re della monnezza” romana che, attraverso la “Formica ambiente srl”, cerca da tempo di realizzare una discarica nel…

VIBO VALENTIA Anche questa volta è andata male a Manlio Cerroni, l’89enne “re della monnezza” romana che, attraverso la “Formica ambiente srl”, cerca da tempo di realizzare una discarica nel Vibonese. Dopo averci provato a Stefanaconi, piccolo paese alle porte di Vibo in cui si voleva realizzare una discarica da 7,5 ettari che però ha trovato la contrarietà di gran parte della cittadinanza, la società rientrante nella galassia imprenditoriale di Cerroni aveva presentato alla Regione un progetto per realizzare un sito a Vallelonga, sulle colline delle Preserre. Anche in questo caso, però, la popolazione e le istituzioni locali – dal sindaco Egidio Servello all’intero consiglio comunale – si sono nettamente schierati sul fronte del no alla discarica. Ma a mettere la parola fine alla questione, almeno per ora, ha pensato la Regione Calabria che, attraverso la Struttura tecnica di valutazione (Stv), ha espresso parere negativo in merito all’impatto ambientale del progetto. Il parere della Stv risale allo scorso 10 febbraio e la società proponente aveva dieci giorni di tempo dal momento della notifica per presentare delle controdeduzioni che, fanno sapere dal dipartimento Ambiente, ad oggi non sono arrivate. Niente da fare, dunque, per “l’ottavo re di Roma” che ora, eventualmente, dovrà presentare un nuovo progetto e riaffrontare tutto l’iter. «Soddisfazione» per la decisione della Regione è stata espressa dallo stesso sindaco Servello, ma ad esultare sono anche le comunità dei paesi limitrofi, Vazzano e San Nicola da Crissa, che si erano mobilitate contro l’ipotesi di realizzazione della discarica.

IL PROGETTO L’impianto di Vallelonga, stando alla richiesta di Valutazione di impatto ambientale (Via) depositata alla Regione nell’estate del 2015, doveva essere destinato al conferimento di rifiuti speciali non pericolosi e riguardava un unico lotto di terreno dell’estensione di 61mila metri quadrati, su cui si pensava di abbancare 1.300.000 metri cubi di rifiuti. La zona, come specificato in uno studio di impatto ambientale commissionato dalla stessa società, sarebbe secondo la “Formica” «priva di coltivazioni», ma chi conosce il territorio sa che quella è zona di uliveti, infatti il Certificato di destinazione urbanistica emesso nel marzo dello scorso anno identifica il sito come Area E “Agricola”.

IL NO DELLA REGIONE Nel parere della Stv del dipartimento Ambiente si legge, tra le altre cose, che il progetto «evidenzia incoerenze e carenze dal punto di vista dell’analisi ambientale» e che «lo studio di impatto ambientale non definisce gli impatti diretti e indiretti» sul sistema circostante. «La realizzazione delle opere previste – scrivono i tecnici della Regione – genera indubbiamente sull’intero sistema ambientale nonché sui sistemi naturali ed antropici impatti significativi e negativi, per cui non si può prescindere dalla loro individuazione e stima anche in funzione del valore paesaggistico ed ambientale dell’area in esame». Nella proposta depositata dalla “Formica ambiente” «non vengono specificate le attuali condizioni del torrente Calagarro», che si trova vicino all’area in questione e che era stato individuato come ricettore superficiale dei permeati. La società della galassia Cerroni, poi, non ha analizzato «eventuali interferenze tra il progetto e il contesto territoriale agricolo che potrebbe essere compromesso dalla vicinanza dell’opera». Tra i motivi per cui la discarica sarebbe irrealizzabile, inoltre, la Stv rileva che il sito non rientrerebbe nelle previsioni delle Linee guida 2015 per la rimodulazione del Piano rifiuti regionale e, soprattutto, che l’area in questione è a rischio sismico di prima categoria dove, di norma, non vanno realizzate discariche a meno che non vi siano comprovati interessi pubblici che, in questo caso, non stato ravvisati. Si tratta, infine, di una zona che presenta delle criticità al punto di vista geomorfologico «che lasciano intravedere segnali di dissesto o potenzialità di evoluzioni sfavorevoli per i terreni interessati».

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it





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