Edilizia sociale, un (altro) pasticcio da 55 milioni

CATANZARO Quando ci sono di mezzo una montagna di soldi e l’edilizia, il pasticcio alla Regione è sempre dietro l’angolo. Aleggia sulle procedure e si concretizza con modalità più o…

CATANZARO Quando ci sono di mezzo una montagna di soldi e l’edilizia, il pasticcio alla Regione è sempre dietro l’angolo. Aleggia sulle procedure e si concretizza con modalità più o meno banali. Come la semplice svista che rischia di condizionare il secondo bando regionale per il social housing (il primo è oggetto di un procedimento penale con richieste di rinvio a giudizio per tutta la giunta Scopelliti). Una procedura avviata dal vecchio esecutivo, i cui risultati si ripercuotono sulla gestione targata Oliverio. Il Tar ha bocciato l’ha bocciata, dando ragione a una ditta esclusa dalla spartizione di una torta che vale, per il momento, 55 milioni di euro e imponendo alla Regione di annullare tutti gli atti. La burocrazia, però, ha fatto orecchie da mercante: il progetto della società ricorrente non è mai stato riesaminato, mentre i soldi sono stati erogati alle ditte vincitrici. E, come se non bastasse, tra alcune di esse si intravedono rischiosi casi di conflitto d’interessi. C’è parecchia carne al fuoco; conviene mettere in ordine gli step della vicenda.

IL BANDO L’idea della Regione è virtuosa. Il bando per il social housing ha lo scopo di «contrastare la rigidità del mercato degli affitti, che colpisce in particolare le giovani coppie e i cittadini a basso reddito». E poi dare una mano agli studenti fuori sede, ai lavoratori extracomunitari e alle ragazze madri. È aperto a cooperative e consorzi di cooperative, Aterp e imprese in forma singola o consorziata. La burocrazia fissa limiti per il tipo di appartamenti da costruire, per l’erogazione dei finanziamenti e per i documenti da presentare, pena l’esclusione. E specifica una questione essenziale: «Qualora la commissione giudicatrice, in base alla presenza di elementi indiziari oggettivi, numerosi e univoci, ravvisasse l’esistenza di domande e proposte sostanzialmente riconducibili a un medesimo centro decisionale, procederà all’esclusione delle domande medesime». Sacrosanto: nessuno può partecipare due volte allo stesso bando.

LA GRADUATORIA Il “Programma operativo nel settore delle politiche della casa”, nel marzo 2014, avvia la «realizzazione di un progetto pilota e sperimentale destinato alla locazione permanente e la cui gestione è finalizzata a sostenere modelli abitativi solidali da attuare nelle città con popolazione superiore a 30mila abitanti». È la nuova tranche dei fondi per l’edilizia sociale, quella che dà vita agli atti che saranno bocciati dal Tar. “Colpa” della graduatoria, che ammette 21 progetti ed esclude la società Panama perché, tra l’altro, non avrebbe presentato il programma e progetto gestionale. A curare il procedimento è Marisa Giannone, dirigente di servizio delle Politiche della casa.

graduatorie
(La graduatoria del bando per l’edilizia sociale)

IL RICORSO Panama non gradisce la scelta. Per un motivo molto semplice: il management dell’azienda sostiene che il documento mancante c’era eccome nel faldone spedito alla Regione. In effetti, è la stessa Regione ad ammetterlo in una relazione inviata al Tar: «Per quanto riguarda il Programma e Progetto gestionale da allegare obbligatoriamente alla domanda, la Commissione è stata tratta in errore dalla presentazione di due allegati denominati “Progetto gestionale solidale – Generale” e “Progetto gestionale solidale – Specialistica”. In particolare la Commissione ha: valutato solo il secondo». Una svista macroscopica, per la quale i giudici amministrativi parlano di «chiara insufficienza istruttoria. Quel documento, insomma, c’era. E nessuno ha pensato di dargli un’occhiata. Conclusione: il Tar annulla tutti gli atti impugnati, tra i quali c’è anche la graduatoria. Siamo nel luglio 2015; la sentenza viene notifica alla Regione il 5 agosto successivo e – poiché l’Avvocatura regionale decide di non far ricorso – diventa esecutiva il 5 ottobre 2015. Otto mesi dopo, nessuno ha pensato di rianalizzare il progetto di Panama, come chiedono i giudici.

E SI CONTINUA A PAGARE Il tempo è stato trovato, invece, per emettere i decreti di pagamento alle società incluse in quella graduatoria da annullare. Le prove sono sul Bollettino ufficiale della Regione: almeno sette decreti concedono finanziamenti e dispongono l’erogazione di una parte dei fondi stanziati in favore dei costruttori. Panama e il suo progetto (edilizia sociale per i migranti nel territorio di Crotone), intanto, restano alla porta e attendono che la burocrazia regionale si metta in moto. Dall’inizio della storia sono cambiati la giunta regionale e i responsabili degli atti, ma l’inerzia è la stessa. Intanto Procopio, Kruseon, Nova Casa, Simea, Gatto, Edilfor e Ares (le ditte vincitrici che compaiono sul Burc) si preparano a riscuotere.

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(Uno dei decreti di finanziamento)



CONFLITTO D’INTERESSI Facciamo un passo indietro. Il bando, come abbiamo visto, escludeva le domande «riconducibili a un medesimo centro decisionale». Dando un’occhiata approfondita alla graduatoria, sorge un dubbio che potrebbe diventare materia per giuristi. Tra i vincitori compaiono tre cooperative: Le Tre Province, Abitcoop e Cooperativa Nova Casa. La seconda, Abitcoop, ha tra i propri soci le altre due. E il suo Statuto dice che tutti i soci sono coamministratori. Messa così – ma, ripetiamo, potrebbe essere materia per giuristi – pare proprio che Le Tre Province (il cui progetto è stato ammesso e, per il momento, non finanziato) e Cooperativa Nova Casa abbiano partecipato due volte. E pare pure che il dubbio sia venuto ai membri della commissione giudicatrice, che lo avrebbero però sciolto deducendo che i centri decisionali fossero ben distinti. Eppure il vicepresidente di Abitcoop, Giuseppe Franzè, è anche presidente de Le Tre Province. E, all’epoca del bando, era al vertice di entrambe le società.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it







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