I migranti a Lamezia e i vicini (minacciosi) del clan



LAMEZIA TERME La vita a cinque metri da «quelli della cosca». Quelli a cui lo Stato ha confiscato la casa in cui vivi, lo spazio che occupi mentre cerchi di…

LAMEZIA TERME La vita a cinque metri da «quelli della cosca». Quelli a cui lo Stato ha confiscato la casa in cui vivi, lo spazio che occupi mentre cerchi di trovare una strada in un Paese che non conosci. L’Internazionale, con un video-reportage firmato da Raffaella Cosentino e Mario Poeta, racconta la vita dei migranti nelle strutture gestite da don Panizza, prete di frontiera e calabrese acquisito. Lo scenario è Lamezia Terme e la storia che lega tra loro le immagini è quella di Simo Fathi, giovane migrante egiziano che ama Rino Gaetano e cerca il suo posto nel mondo partendo da Nicastro. A Nicastro, in uno degli immobili confiscati ai clan, vivono 12 giovani «in fuga dalle guerre. Abbiamo sistemato gli appartamenti – racconta don Panizza – per dare loro una sistemazione decorose, ma viviamo a cinque-sei metri dalla famiglia a cui il bene è stato sottratto». Oggi, i ragazzi utilizzano anche la porzione di cortile che nessuno osava calpestare per non oltraggiare i “vicini di casa”. Che, comunque, spiega don Panizza, «stanno là a dire alla città che loro ci sono». E non soltanto loro. Il prete rievoca un episodio della scorsa estate: «Noi con Salvini e Casa Pound hanno portato qui la gente per protestare contro i neri, contro un simbolo dell’accoglienza. Da una parte c’erano quegli scalmanati, dall’altra questi del clan che dicevano che dovevamo andarcene via». È il racconto di una convivenza difficile ma possibile. Magari “a mano a mano”, come cantava Rino Gaetano.





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