Reggio, chiesti 3 anni e 6 mesi per l’ex consigliere comunale Flesca

REGGIO CALABRIA Tre anni e sei mesi più 2mila euro di multa. È questa la richiesta di condanna avanzata dal pm Giuseppe Lombardo per l’ex consigliere comunale del Pdl, Manlio…

REGGIO CALABRIA Tre anni e sei mesi più 2mila euro di multa. È questa la richiesta di condanna avanzata dal pm Giuseppe Lombardo per l’ex consigliere comunale del Pdl, Manlio Flesca, accusato di corruzione elettorale e abuso d’ufficio, reati aggravati dall’avere agito per favorire la ‘ndrangheta. Insieme a lui, per il sostituto della Dda, devono essere condannati l’imprenditore Vincenzo Barbieri e la moglie di quest’ultimo, Vincenza Musarella, entrambi da punire con una condanna a 3 anni e un mese più 1500 euro di multa. Arriva così alla fase della discussione, dopo innumerevoli rinvii, ritardi e slittamenti, il procedimento che ha svelato come in occasione delle amministrative del 2007, l’ormai ex pupillo dell’ex sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti si sia speso per far assumere la Musarella nella società mista Reges, in cambio di 200 voti procacciati dai fratelli Domenico e Vincenzo Barbieri, espressione di una famiglia considerata in tutto e per tutto contigua alle ‘ndrine. E se il primo ha già incassato una condanna definitiva a cinque anni e dieci mesi come affiliato alla cosca Buda-Imerti di Fiumara di Muro nel filone principale del procedimento Meta, il secondo è insieme a Flesca il protagonista dello stralcio oggi in discussione e che torna a esaminare quelle consultazioni amministrative del 2007 già finite al centro di diversi procedimenti.
Secondo quanto emerso nel corso dell’istruttoria, grazie soprattutto alla testimonianza del colonnello Giardina, quello dei Barbieri era un appoggio «incondizionato», dettato non solo dalla volontà di ottenere un posto di lavoro per la moglie, ma soprattutto dalla necessità di avere un candidato di riferimento all’interno dell’amministrazione comunale. Allo scopo, Domenico Barbieri si sarebbe impegnato addirittura a stilare una lista dei possibili elettori, racimolando preferenze fra personaggi legati o vicini alle ‘ndrine di Reggio Nord e della provincia. Nella lista dei Barbieri finiscono così i Creazzo e i Cambareri di Melia di Scilla, ma anche le famiglie di «Catona, Spontone, Concessa, San Giuseppe».
Nomi ingombranti che non turbano Flesca, il quale- ascoltato dalle cimici dei Ros – non solo afferma di «essersi già recato ad Archi per cercare voti» ottenendo il sicuro appoggio di Pasquale Scarcella, imprenditore arrestato nell’ambito dell’operazione Vertice poiché ritenuto espressione del clan Condello, ma esplicitamente chiede a Barbieri quali siano le intenzioni elettorali di «compare Cosimo», al secolo il boss di Sinopoli, Cosimo Alvaro. Ma questo non è l’unico nome noto agli investigatori che finirà nella lista di “grandi elettori” di Flesca e Barbieri. Insieme a lui ci sono anche Roberto Morgante, nome noto della ndrangheta reggina e il capo locale di Catona, Santo Le Pera. Ma anche dopo le elezioni, i Barbieri rimangono un punto di riferimento per Flesca. È a loro che il politico svela e anticipa tanto le turbolenze che inizialmente si registrano nella coalizione di centrodestra che si è affermata alle elezioni, in seguito messe a tacere con opportune nomine riparatrici, tanto i futuri assetti di giunta, come quella delega alla gestione di Acque Reggine e Multiservizi. Circostanze che puntualmente si verificheranno e che non potranno che far piacere ai Barbieri che con le loro società operavano proprio alle dipendenze dell’azienda Acqua reggine.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it





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