REGHION | Il super dirigente e il doppio filo con Romeo




REGGIO CALABRIA Per anni, se non decenni, è stato il re dei Lavori pubblici a Reggio Calabria. Lambito da mille inchieste da cui è uscito pulito, più di una volta…




REGGIO CALABRIA Per anni, se non decenni, è stato il re dei Lavori pubblici a Reggio Calabria. Lambito da mille inchieste da cui è uscito pulito, più di una volta finito di fronte ai giudici per reati amministrativi e no, Marcello Cammera a Reggio Calabria è sempre stato sinonimo di potere. Del suo ruolo all’interno di palazzo San Giorgio avrebbe fatto un business, se è vero che – come sostengono i magistrati – tra il 2008 e il 2010, si è indebitamente appropriato di 347.543,41 euro in qualità di dirigente a capo di settori strategici come Decreto Reggio, Urbanistica, Lavori Pubblici. Accuse per le quali dovrà affrontare la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero Sara Amerio, ma che forse oggi iniziano a preoccuparlo meno delle contestazioni per cui è stato oggi fermato. Insieme ad altri, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e altri reati.

IL RAPPORTO CON ROMEO Accuse forse non del tutto inaspettate per il dirigente che già tra le carte dell’inchiesta Fata Morgana emergeva per il rapporto ombelicale con l’ex deputato Psdi Paolo Romeo, ritenuto dagli inquirenti a capo di una loggia massonica segreta, che per anni ha condizionato la politica e l’economia reggina. Secondo quanto emerso dalle informative messe agli atti in quell’inchiesta, era proprio Cammera il principale referente di Romeo all’interno di Palazzo San Giorgio. È stato lui a intervenire su sollecitazione di Romeo per la concessione di aree demaniali presso il lungomare di Gallico, per quella dei pontili al porto di Reggio, per i lavori ristrutturazione del lungomare di Gallico e una variante stradale nella medesima frazione. Sempre su sollecitazione di Romeo, Cammera si è invece interessato ad un sollecito riguardo l’agibilità della palestra della scuola Ibico di Santa Caterina, come al nuovo mercato agro-alimentare di Mortara. Ma era sempre Cammera – emerge dalle indagini – a farsi latore delle istanze e delle richieste di incontro di Romeo presso dirigenti e funzionari comunali. Insieme al collega Pasquale Crucitti e agli architetti Pietro Currò e Alessandro Cuzzocrea, Cammera è stato infine incaricato di coltivare le proposte del Romeo per reperire i finanziamenti da destinare ai lavori di completamento del teatro di Gallico, nell’ambito del Decreto Reggio. Quando il dirigente non esegue le direttive, Romeo si può permettere il lusso di apostrofarlo in malo modo. «Marcello, ma che cazzo mi combini, figlio?», lo sgrida al telefono Romeo quando iniziano i lavori del “suo” lungomare di Gallico prima dell’ultimazione di quelli relativi ai parcheggi. E Marcello abbozza. Per lui, Romeo è un punto di riferimento. Ed è a lui che si rivolge quando si sente in difficoltà.



I CONSIGLI DELL’EX PARLAMENTARE Succede quando la triade prefettizia tenta di rimuoverlo dall’incarico. «Cammera – si legge nell’informativa – si rivolge a Romeo dopo aver saputo dai commissari che la Commissione antimafia aveva espressamente contestato la sua mancata rimozione. Nella relazione d’accesso, a Cammera veniva contestata infatti non sono un’indagine a carico, ma anche una serie di «comportamenti anormali, tra l’altro, indirizzati a favorire “imprese in odor di mafia”». Per Romeo, la vicenda era stata tutta architettata da un «suggeritore esterno» e altro non era che un disegno politico teso a scaricare Ie responsabilità dello scioglimento sulla burocrazia. Per questo, consiglia a Cammera come muoversi, suggerendogli di sottolineare come con lui, nel procedimento contestato e poi archiviato, fosse sotto inchiesta anche l’onorevole Angela Napoli, ma soprattutto come gli stessi prefetti non avessero mai avuto da ridire sui dirigenti. «Se loro (i commissari prefettizi, ndr)… dal loro osservatorio – gli suggerisce Romeo, intercettato – hanno avuto modo di rilevare comportamenti irregolari o non conformi a un rigore ristretto… I commissari straordinari! Quelli sono i testimoni. È da tre anni che sono lì. Glielo devono dire poi… quando uno gli pone questo interrogativo, allora la Commissione antimafia dice: ma voi, in tre… in due anni vi siete accorti di qualcosa che non funzionava!? Loro devono dire si o no». Nel frattempo, Romeo continua a manovrare. Dalle sue fonti tenta di apprendere se e in che misura Cammera possa essere destinatario di un procedimento amministrativo, chiede, organizza, concorda. E prepara il piano b. Per gli investigatori, di concerto con la giornalista Teresa Munari – fonte dell’ex deputato Psdi nell’amministrazione – prepara un documento per Cammera, con cui è il dirigente ad anticipare la mossa dei commissari e a chiedere immediatamente di essere trasferito ad altri incarichi. Un’iniziativa che alla fine si rivela non necessaria. 



UN CAMBIAMENTO DIFFICILE Fino a qualche mese fa, Cammera è rimasto al suo posto. È stato necessario attendere l’arrivo a palazzo San Giorgio della giunta Falcomatà e soprattutto dell’assessore Angela Marcianò perché le cose iniziassero a cambiare. Ma non senza difficoltà. Dopo circa un anno di amministrazione, per ordine del sindaco, Cammera è stato spostato ad altro settore, ma il dirigente si è testardamente rifiutato di abbandonare l’incarico di rup in una serie di importanti appalti pubblici. Ignorando bellamente le sollecitazioni del segretario comunale Giovanna Antonia Acquaviva, ha preteso di mantenere l’incarico, arrivando persino a sbeffeggiarla nella velenosa lettera con cui risponde alla sua nota. «In quanto unico dirigente tecnico di ruolo e rup di due interventi ancorata alla predetta disciplina in materia di lavori pubblici incardinati nel settore di provenienza (servizi tecnici) – scrive Cammera – ho ritenuto e ritengo che tale funzione, per il sol fatto di essere stato assegnato ad altro settore, rimanga esclusa dalla fase di passaggio di consegne».

LEGGE PER TUTTI, MA NON PER ME In sintesi, l’ex “signore” dei Lavori pubblici sostiene che, in quanto “tecnico di ruolo”, nulla lo obblighi a cedere la responsabilità dei procedimenti di cui aveva assunto la responsabilità prima di essere defenestrato. Al contrario – afferma – sarebbe illegittimo assegnarli ad un “tecnico in servizio”, perché «la ratio della norma è quella di privilegiare in prima battuta la ricerca di professionalità adeguate tra i dipendenti di ruolo, e solo dopo aver dimostrato l’effettiva carenza, di procedere al reperimento di eventuali professionisti al momento in servizio presso l’Ente». Anzi, sottolinea il dirigente, dalla norma si deve dedurre «non soltanto che resta escluso l’affidamento delle funzioni di rup a soggetti estranei all’amministrazione pubblica, ma anche che non sia neppure ammissibile che l’incarico sia svolto da un professionista esterno che (ed ancorché) intrattenga con l’ente un rapporto di servizio a tempo determinato». All’incentivo del 2% sull’importo dei lavori – tanto più goloso, quanto più importante è l’appalto – Cammera non fa menzione. Tanto meno specifica quali siano i due procedimenti cui tiene tanto. Per lui è una questione di principio. È necessario – sottolinea – «che sussista un rapporto di immedesimazione organica con l’Ente». Lui, tecnico di ruolo – sostiene orgoglioso – lo ha. E «a scanso di equivoci» lo ribadisce. In chiusura infatti, solennemente dichiara: «Ritengo mio diritto – dovere fondamentale di dirigente di ruolo tecnico (a far data dal mese di marzo dell’anno 2001) la libera esplicazione della mia personalità e professionalità, proseguendo nella qualificazione dell’attività prestata nell’interesse dell’Ente». Insomma, la risposta alle sollecitazioni del segretario è inequivocabile: picche.

RISPOSTE IRRITUALI E IRRICEVIBILI Una missiva cui la Acquaviva risponde con una decina di righe, con cui smonta le argomentazioni del dirigente a colpi di norme e sentenze, rivendica l’operato dell’amministrazione e bacchetta il recalcitrante dirigente, sottolineando «è quanto meno “irrituale” da parte sua mettere in discussione la normativa di settore e la professionalità e la competenza del dirigente nominato». E di certo, il segretario non demorde. Al contrario. «Sicura di non dover più ritornare sull’argomento – sottolinea – la invito ad ottemperare senza ulteriori indugi alla consegna definitiva di tutti i procedimenti afferenti al settore Lavori pubblici». Non è dato sapere – al momento – come sia finita la contesa. Tanto meno se Romeo sia stato l’ispiratore delle velenose lettere con cui Cammera ha tentato di sottrarsi alle richieste dell’amministrazione. Quello che è certo, è che fra i due il rapporto è antico. Insieme a Romeo è stato indagato per associazione mafiosa e violenza a corpo politico dello Stato e poi prosciolto nell’inchiesta poi sfumata sul Decreto Reggio.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it





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