LA SANTA | Il patto di ferro tra ‘ndrangheta e massoneria deviata

REGGIO CALABRIA Dopo anni di silenzio, seguiti a un mai chiarito allontanamento dal sito protetto e una breve latitanza, è tornato a parlare con i magistrati il pentito Nino Lo…

REGGIO CALABRIA Dopo anni di silenzio, seguiti a un mai chiarito allontanamento dal sito protetto e una breve latitanza, è tornato a parlare con i magistrati il pentito Nino Lo Giudice. E lo farà ancora. Agli atti dell’inchiesta “Mammasantissima” c’è infatti anche un interrogatorio del 21 giugno scorso, che “il Nano” conclude annunciando un nuovo memoriale. Non una novità per il controverso collaboratore, prima pentito, poi pentito di essersi pentito, quindi tornato a riferire diligentemente dentro e fuori dalle aule di giustizia. Già in passato, Lo Giudice – sia all’inizio del suo percorso, come durante la latitanza – aveva affidato a uno scritto rivelazioni importanti. La differenza – adesso – è che un altro collaboratore, di diversa estrazione e caratura, è in grado di fornire riscontri importanti alle sue parole. Si tratta di Cosimo Virgiglio, faccendiere e massone al servizio dei clan della Piana, che con le sue dichiarazioni, in passato ha permesso di scoprire l’esistenza dell’ormai nota “tassa di sicurezza” del 3% sugli appalti dell’A3. Per anni messo da parte, Virgiglio oggi affronta argomenti che in passato aveva solo accennato nelle sue lunghe dichiarazioni. Perché? Semplicemente perché non erano stati esplorati. Ed è un peccato. Perché tanto dalle parole di Virgiglio, come da quelle di Lo Giudice, viene fuori il volto della ‘ndrangheta nuova.

IL NUOVO LO GIUDICE Per la prima volta nella storia della sua collaborazione, il Nano sembra essere in grado di parlare con cognizione di argomenti che vanno ben oltre la ‘ndrangheta militare. Ne è venuto a conoscenza – sostiene – nel periodo in cui ha gestito la latitanza di Pasquale Condello ed è stato in contatto con il Superboss. È stato soprattutto Condello – riferisce – ad aprirgli le porte di un’organizzazione che in precedenza non era abilitato a conoscere. «Questa – spiega al pm Lombardo – è la nuova ‘ndrangheta, che nasce dalla commistione tra la vecchia struttura criminale di tipo mafioso e la massoneria. In questa nuova organizzazione, la parte identificabile con la vecchia ‘ndrangheta è incaricata di gestire i rituali e di svolgere una funzione di parafulmine rispetto alla componente più importante e riservata, che attraverso i rapporti con ulteriori apparati massonici gestisce un enorme potere anche in campo politico ed economico». Una rivoluzione rispetto ai tempi in cui professava che la ‘ndrangheta si limitasse a cariche rituali e santini, trincerandosi dietro un testardo “non so” quando pm o avvocati gli chiedevano se ci fosse altro.

LA STRUTTURA DECISIONALE “Altro” di cui oggi sembra invece disposto a parlare. E in dettaglio. Fa i nomi di notissimi avvocati, politici, imprenditori, boss e colletti bianchi al servizio della Cupola, ma annuncia un nuovo memoriale per essere più preciso e dare ad ognuno la corretta collocazione. «Una parte di tale struttura massonica è particolarmente riservata: ovviamente è questa la parte che gestisce il potere reale. Gli appartenenti alla parte meno importante in realtà sono solo figure di facciata che si occupano di rituali senza avere grande peso decisionale». Temi su cui – rivela – si era confrontato anche con Virgiglio, il quale gli avrebbe spiegato qualche dettaglio in più sulla struttura riservata della ‘ndrangheta.

I TRE LIVELLI E LE DOMANDE MAI FATTE «Mi confidò – mette a verbale il Nano – che faceva parte di una società segreta chiamata massoneria e che era costituita da tre tronconi: una legalizzata – di cui facevano parte professionisti di alto livello come giudici – servizi segreti deviati – uomini dello stato; La seconda da politici – avvocati – commercialisti; La terza da criminali con poteri decisionali e uomini invisibili che rappresentavano il tribunale supremo che giudicavano la vita e la morte di ogni affiliato, tutti uniti in unica potenza incontrastata». E’ sulla base di queste dichiarazioni, che il pm Giuseppe Lombardo torna ad interrogare Cosimo Virgiglio, cui chiede dettagli non solo sulle attività dei clan per cui “lavorava”, ma soprattutto sulle logge che nel tempo ha frequentato.

LE LOGGE COPERTE DI REGGIO E MESSINA Virgiglio racconta della sua iniziazione a Messina, mediata da un previo passaggio per le stanze ovattate del Rotary, definito «trampolino di lancio per entrare nei Goi». Ma soprattutto precisa quali fossero le attività di quelle logge, dal mercato degli esami all’università al “traffico” di informazioni sulle indagini in corso. «Nel 92/93 arrivò a Messina, da Reggio Calabria, la soffiata su di una indagine sulla massoneria», racconta il pentito, aggiungendo che «la presenza di avvocati serviva principalmente per svolgere una funzione di tramite con gli apparati giudiziari, in particolare al fine di aggiustare i processi che riguardavano i principali esponenti della ‘ndrangheta reggina».

RAPPORTI CON I CLAN I Piromalli erano ben visti nell’ambiente e conosciuti, come i De Stefano, anzi – spiega – c’era anche un soggetto – il cui nome rimane allo stato omissato – che «svolgeva anche il fondamentale compito di gestire le relazioni tra Pino Piromalli e la famiglia De Stefano di Reggio Calabria», le medesime famiglie chiamate a gestire «le assunzioni delle maestranze quando il porto di Gioia Tauro diventò operativo». In più, Virgiglio si dice certo «dell’ingresso diretto di appartenenti a famiglie di ‘ndrangheta in altre logge coperte», come dell’esistenza di una «componente riservata» con «un ruolo indispensabile nelle logiche criminali della ‘ndrangheta, le quali in un sistema criminale integrato si avvale dei soggetti riservati, quale il …OMISSIS…, per gestire gli affari di maggior rilievo». Parole cui fanno eco quelle dette, quasi vent’anni fa, da collaboratori come Lauro, Barreca, Albanese e Costa e oggi come allora testimoniano l’esistenza di rapporti e cointeressenze fra ‘ndrine e ambienti massonici, necessari a garantire potere. «E per la ‘ndrangheta – chiosa il gip – il potere è essenzialmente potere economico, capacità di infiltrazione delle realtà economiche e di guidarle, di piegarle ai propri interessi».

LA SANTA Un contesto che Virgiglio può descrivere bene perché ne è stato parte, tanto da conoscere in dettaglio il “riservato” dei Piromalli e gli uomini – incluso un parlamentare, il cui nome rimane per adesso top secret – che per il clan si occupavano dei contatti occulti con la politica, l’economia e le altre mafie. « È importante sottolineare, per farle capire come materialmente è avvenuta l’interrelazione tra la componente massonica e quella tipicamente criminale – spiega con calma al pm Lombardo – che il “varco”, che nel gergo massonico è riferito alla “breccia di Porta Pia”, è costituito da quella nuova figura criminale che è identificata con la Santa». Ed è – aggiunge – «attraverso quel “varco” costituito dai santisti (che sono rappresentati da soggetti insospettabili), il mondo massonico entra nella ‘ndrangheta e non viceversa, per quello che io ho vissuto e percepito».

I SANTISTI E QUELLI CON «GIACCA, CRAVATTA E LAUREA» Attenzione, spiega il pentito. Sono le logge a cercare i clan e non tutti i santisti dei clan sono autorizzati a parlare con gli uomini delle logge. Anche qui c’è una stratificazione. «Il ruolo di santista all’interno della ‘ndrangheta – chiarisce – non consente in automatico il contatto con la massoneria: è necessario invece, perché questo contatto avvenga, che si individuino ulteriori soggetti “cerniera”, che noi definivamo soggetti in giacca, cravatta e laurea, che fossero in grado di curare queste relazioni senza che fossero direttamente individuabili».

MUTUO SOCCORSO Questa terra di mezzo, impastata di ‘ndrangheta e massoneria ha sempre avuto uno scopo preciso ed è stata la risposta a esigenze diverse e complementari. «Il sistema allargato, composto tanto dagli elementi massonici che da quelli tipicamente di ‘ndrangheta – racconta il collaboratore – aveva come obiettivo finale quello di garantire alla componente massonica, fortemente politicizzata, la gestione dei flussi elettorali. La componente di ‘ndrangheta mirava al consolidamento degli ingenti capitali sporchi, già formati, che andavano ricollocati sul mercato, anche estero, mediante strumenti finanziari evoluti, gestiti attraverso gli appartenenti alla massoneria». Tutti ci guadagnano, nessuno si lamenta, tutti sono interessati a proteggersi mutuamente.

SPECIALIZZAZIONE FUNZIONALE Funzioni e obiettivi che hanno avuto un riflesso – a detta di Virgilio – anche nella strutturazione della massoneria a Reggio Calabria, dove esistevano due logge. Una aveva il «maglietto pulito» ed era la Loggia dei Due mondi, la seconda, denominata «La Fenice» deteneva invece il «maglietto sporco o occulto». Per il pentito, «costituisce quell’ambito riservato o invisibile della stessa componente massonica» e ne facevano parte «numerosi soggetti collegati all’ambiente criminale di tipo mafioso, che per evidenti ragioni non potevano essere inseriti nelle logge regolari, ovvero nella parte visibile. Tra questi soggetti, inseriti nella componente occulta, ricordo tale avvocato Romeo che, se non sbaglio, si chiama Paolo, …omissis…, l’On. Pietro Araniti, tale ..omissis…. Confermo che la componente occulta era retta direttamente dalla Gran Loggia del Principe Alliata». Molti nomi, inclusi quelli di due dei capi della loggia La Fenice rimangono coperti da segreto in attesa dei risultati delle indagini in corso. Ma alcuni, iniziano a filtrare. E tanto Virgiglio come Lo Giudice li indicano come parte della componente più occulta e pericolosa della ‘ndrangheta reggina.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it







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