LA SANTA | Il “piano” della cupola, da Alemanno a Scopelliti

REGGIO CALABRIA Negli anni della destra al governo a Reggio come in Calabria, Alberto Sarra era uno dei loro principali referenti. Ieri, però, Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno, i due…

REGGIO CALABRIA Negli anni della destra al governo a Reggio come in Calabria, Alberto Sarra era uno dei loro principali referenti. Ieri, però, Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno, i due ex ras della Destra sociale, non hanno fatto passare neanche un paio d’ore dall’arresto dell’ex sottosegretario regionale, per proclamare urbi et orbi di non aver mai avuto nulla a che fare con lui e con le sue manovre.

GLI UOMINI DELLA CUPOLA PER ALEMANNO E GASPARRI Eppure – stando a quanto emerso dall’inchiesta Mammasantissima – gli uomini della Cupola hanno dirottato su Alemanno le preferenze dei clan alle europee del 2004 e la stessa cosa ha tentato di fare Caridi, uno dei riservati, per Gasparri. Nessuno dei due ne ha guadagnato alcunché, perché sia Alemanno, sia Gasparri hanno rinunciato al posto in Europa per incompatibilità con le cariche istituzionali all’epoca ricoperte. La scelta della direzione strategica della ‘ndrangheta però – svela oggi l’inchiesta Mammasantissima del pm Giuseppe Lombardo – era parte di una più ampia manovra politica, iniziata anni prima. I voti della cupola sono andati a Umberto Pirilli, Alemanno e Gasparri – dice la Dda – in modo da spedire Sarra in Regione e blindare Scopelliti al Comune.

MANOVRA PROGRESSIVA Un piano che Paolo Romeo, considerato uno degli esponenti della direzione strategica della ‘ndrangheta, e il suo uomo nelle istituzioni reggine, Sarra, avevano fretta di portare a termine perché «abbiamo due anni di ritardo… io ho due anni da recuperare» dice il futuro sottosegretario regionale, in riferimento allo sfavorevole esito delle consultazioni regionali del 2000. L’obiettivo finale – poi sfumato – era portare Sarra in Parlamento nel 2006, facendolo passare dal listino bloccato. Un ulteriore passo nella manovra progettata per controllare strategiche caselle di governo a tutti i livelli, iniziata con l’elezione a sindaco di Giuseppe Scopelliti, proseguita con quella di Pietro Fuda alla Provincia e da sviluppare nel 2004 con l’ingresso di Sarra al governo della Regione.

IL PIANO È lo stesso Romeo, intercettato, a spiegarlo, quando ancora tutto è da decidere e la battaglia per le liste è appena iniziata. «Allo stato attuale, si fanno prima le elezioni europee e poi quelle politiche – spiega – perché le europee sono nel 2004, le regionali nel 2005 e le politiche nel 2006. Ora, se ci sono questi tre appuntamenti, tu per potere entrare nel listino, nel 2006 senza contestazioni, devi salire il punto elettoralmente per…ora…alle europee…sennò Umberto rischia che nemmeno nel listino lo mettono».

SCOPELLITI DEVE FARE IL SINDACO Per altro, spiega l’avvocato Romeo, «se candidano Pirilli, non candidano il sindaco, Scopelliti». Lui deve stare – spiega Romeo – dove è stato collocato, per fare quello che gli viene chiesto. Insomma, il buon «cane da mandria» e non «il podestà», come lo stesso Romeo ha chiarito in un’altra occasione. E pazienza se ha altre necessità o ambizioni.

PROBLEMA CASA «Scopelliti gli ha cercato (chiesto, ndr) a Fini di candidarsi – informa Romeo – perché lui pensa che si deve candidare a parlamentare europeo». Un progetto dettato – spiega il legale – da banali ragioni pecuniarie. «Perché ora non fa in tempo a pagarsi il mutuo della casa…della villa che si è comprato a Gallico, con gli otto milioni che piglia come sindaco, perché la casa e il mutuo li aveva fatti quando prendeva trenta milioni, ufficiali, al mese facendo l’assessore».

«PEPPINO LO HA DETTO A GASPARRI» A Romeo però serve che Pirilli vada a Bruxelles e liberi un posto a Palazzo Alemanni per Sarra. «Noi – gli spiega – dobbiamo tentare …l’equilibrio ad interno di AN, cioè che tu ti prendi il ruolo alla Regione, con la prospettiva, a rimpasto, di fare l’assessore regionale subito». Alla fine, spiega il legale, «Peppino (Scopelliti ndr)» sembra essersi convinto a obbedire e «ha già posto il problema a Gasparri che la provincia di Reggio non può restare senza assessore». Certo, ragiona Romeo, a quel punto Pirilli potrebbe anche decidere che per lui è meglio fare l’assessore, ma in quel caso «noi facciamo presidente del gruppo consiliare, ma non è un problema insomma.. un ruolo a livello regionale forte».

LA CARTA CLAN All’eventuale intoppo, è stata già trovata una soluzione e Romeo va avanti spedito con il suo piano. Insieme a Sarra, una volta ottenuta la candidatura per Pirilli, fa di tutto perché sia il più votato. Stando a quanto emerso dall’inchiesta, il futuro sottosegretario regionale sarà attivissimo per quelle elezioni europee. «Sarra – si legge nelle carte – ha sostenuto la campagna elettorale di Pirilli e di Alemanno certamente anche tramite i Lo Giudice di Condera e la famiglia Alvaro detti i merli, di Sinopoli». A testimoniarlo, ci sono gli innumerevoli contatti fra Mimmo Lo Giudice e Sarra, tanto diretti come mediati dal suo collaboratore o dalla segreteria del politico. Più volte, in quei mesi, Lo Giudice cerca Sarra in Regione e quando non riesce a trovarlo, viene informato al millimetro sui suoi spostamenti.

«I NOSTRI CANDIDATI» Ma è il 12 giugno 2004 che gli investigatori registrano una delle conversazioni che ritengono maggiormente rilevanti. La segreteria di Sarra lo contatta per ricordargli che «i nostri due candidati sono Alemanno e Pirilli». Un dato che assume importanza anche alla luce della conversazione intercettata fra Lo Giudice e il cognato Carmine Alvaro, sorpresi a commentare con soddisfazione i risultati ottenuti dal loro candidato, Umberto Pirilli. «Ha spaccato», dicono contenti.

L’INFELICE INIZIATIVA DI CARIDI Ma che la Cupola avesse interesse a far sostenere Pirilli e Alemanno, lo svela anche il frustrato tentativo del senatore Antonio Caridi, di procurare voti al “suo” candidato, Maurizio Gasparri. Aveva chiesto una mano – raccontano i pentiti – al presidente della circoscrizione Archi, ma si era visto opporre un rifiuto. Lì – spiegano i magistrati – probabilmente ha capito di aver fatto un guaio, per questo si è presentato di corsa da Natale Saraceno, uomo dei De Stefano-Tegano. Pur di ricomporre la situazione, a lui ha assicurato di «stare con Alberto Sarra». Circostanze immediatamente riferite a Francesco Chirico, funzionario regionale e riservato al servizio della Cupola, che manderà a dire a Caridi: «Gli devi dire a questo che io voto Alberto Sarra». È l’ordine della cupola. E si esegue.

«TROVA UN LAVORO ALL’AMICO DI MAURIZIO» Certo, Gasparri non era certo uno sconosciuto per i riservati della città e i loro strumenti. Ad affermarlo è Salvatore Aiello, responsabile tecnico della Fata Morgana al servizio degli arcoti, da circa un anno pentito, che ai magistrati ha raccontato: «Scopelliti, per le assunzioni, solo una volta ha parlato con me di un suo protetto… era il cameriere del Cordon Bleu, che era amico intimo di Gasparri». E qualcosa Gasparri doveva contare per Scopelliti e il suo entourage, se è vero che quella «è stata l’unica volta che entrando a Palazzo San Giorgio che il Sindaco mi chiese di assumere direttamente questo qua. Perché tutti gli altri… le assunzioni passavano da Scopelliti a Logoteta, perché fra loro si incontravano spesso».

GIUSTIFICAZIONI INUTILI Tutte circostanze utili a comporre il quadro che – come era previsto dalla Cupola – porta alla vittoria di Pirilli e all’attribuzione dell’incarico assessorile a Sarra. Pirilli entra in Europarlamento dopo la rinuncia di Fini, Alemanno e Gasparri, incompatibili con le cariche di governo italiane, mentre Sarra subentra in consiglio regionale al posto del dimissionario neo eletto parlamentare europeo. E poco importano – per il gip – le giustificazioni che Sarra ha utilizzato nel corso dell’interrogatorio reso il 25 giugno 2009, quando si è si è difeso dicendo che «Paolo Romeo si costituisce al carcere di Vibo nel febbraio del 2004, giudice … io divento assessore ad agosto del 2004. Che faceva Romeo? Mi sponsorizzava con il Direttore del Carcere?». Per gli inquirenti, come per il gip, tutti gli elementi raccolti per ricostruire la vicenda – in primis la viva voce dei protagonisti – non fanno che confermare come il condizionamento delle europee del 2004 non sia stato altro che un tassello di una più complessa strategia, destinata a portare gli invisibili nei posti chiave di governo. A ogni livello.

a. c.





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