“Andromeda”, la difesa di Perri: ascoltate i dipendenti del “Due Mari”

LAMEZIA TERME I dipendenti di un intero centro commerciale chiamati a testimoniare in tribunale. Se così fosse, la difesa dell’imprenditore Franco Perri, avrebbe qualcosa di eccezionale. La richiesta “straordinaria” è…

LAMEZIA TERME I dipendenti di un intero centro commerciale chiamati a testimoniare in tribunale. Se così fosse, la difesa dell’imprenditore Franco Perri, avrebbe qualcosa di eccezionale. La richiesta “straordinaria” è stata avanzata dall’avvocato Francesco Pagliuso, che insieme all’avvocato Salvatore Staiano, difende il proprietario dei “Due Mari”, coinvolto nel maggio del 2015 nell’inchiesta “Andromeda” che ha colpito la cosca Iannazzo. Se venissero ammessi a testimoniare, sarebbero dunque 422 i teste, cioè tutti i dipendenti del centro commerciale che la difesa ha intenzione di chiamare nel tribunale lametino in cui si sta svolgendo il processo.
Oltre alla richiesta di Pagliuso, nella seconda udienza del processo, che ha preso il via lo scorso primo luglio, si è svolta l’acquisizione degli atti da parte dell’accusa, rappresentata dal pm Elio Romano e da parte dei difensori degli otto imputati che hanno scelto il rito ordinario.
Tra questi oltre a Perri anche il medico Raffaele Caparello, Domenico Cannizzaro, Rocco Tavella, Mariantonia Santoro, Vasyl Koval e Nadia Jannate. Imputato anche Vincenzo Bonaddio, recentemente condannato all’ergastolo nella sentenza di appello nel processo “Perseo” e sulla cui posizione lo stesso pm ha richiesto che vengano acquisiti i documenti relativi alla stessa sentenza. Sempre su Bonaddio, la difesa ha chiesto invece l’acquisizione del registro delle visite del collaboratore Saverio Cappello, prima che diventasse tale. Infatti secondo Pagliuso – che nel processo difende anche Bonaddio – prima della sua “conversione”, Cappello avrebbe avuto rapporti con un altro “futuro” collaboratore e nei colloqui dovrebbe emergere una «circolarità di propalazioni» nei confronti del suo assistito.
Protagonista indiscusso dell’intera vicenda sarebbe dunque Franco Perri, la cui posizione si era rivelata singolare già dal momento in cui tra le parti civili si era schierato anche il fratello, Marcello. Infatti, dall’inchiesta, emerse come Franco avrebbe chiesto aiuto al clan Iannazzo per dare una lezione al fratello che, tra droga e altri vizi, stava sperperando il patrimonio e infangando il nome della famiglia.
L’episodio avrebbe dovuto sancire tra le altre cose anche la pace tra i Giampà e lo stesso Perri, da sempre sotto la protezione dei Iannazzo. Infatti, per l’esecuzione dell’agguato che poi fallì, era stato chiamato Battista Cosentino, appartenente alla cosca Giampà. La vicenda venne poi ricostruita nei dettagli dallo stesso Cosentino, diventato collaboratore e da Angelo Torcasio, che in quell’occasione procurò l’arma. Un guerra familiare, quella dei Perri, che ha caratterizzato le cronache della città negli ultimi anni; lo stesso Marcello si è reso protagonista di episodi di lesioni e di estorsioni nei confronti della madre e dei fratelli.

Adelia Pantano
redazione@corrierecal.it





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