Il funzionario crea il bando e si (auto)assegna il primo posto

ACRI Quando la burocrazia (magari accompagnata dalla politica) si mette in testa di fare una cosa, ci riesce quasi sempre. Lo ha raccontato, con un paio di esempi chiarissimi, il…

ACRI Quando la burocrazia (magari accompagnata dalla politica) si mette in testa di fare una cosa, ci riesce quasi sempre. Lo ha raccontato, con un paio di esempi chiarissimi, il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Gerardo Dominijanni: «Le chiamate nelle scuole sono diventate una gara a chi descrive meglio l’insegnante che vuole reclutare: ormai manca solo che ci si metta pure il nome». In questa faccenda, però, la scuola non c’entra. Questo è il racconto di come, ad Acri, il Comune ha scelto il nuovo direttore istruttivo amministrativo del giudice di Pace.

FASE UNO: L’AUTOGRADUATORIA Per ricostruire la prima parte della storia viene in aiuto un documento dell’Autorità nazionale anticorruzione, alla quale – si legge nell’atto firmato da Raffaele Cantone – «è stata segnalata la presenza di alcune irregolarità nello svolgimento delle prove selettive». Il punto è la copertura di un posto di categoria D “Istruttore direttivo amministrativo”. Alla procedura partecipano tre dipendenti, «fra cui il responsabile del settore Personale del Comune di Acri, Giovanni Cofone». E «quest’ultimo, oltre ad aver predisposto il bando, avrebbe stilato la graduatoria ponendo se stesso al primo posto e dichiarandosi vincitore senza l’istituzione di una commissione o altri che valutassero il suo operato». Secondo la denuncia arrivata all’Anac, nel bando-avviso non erano indicati neanche i criteri di selezione, «pubblicati in seguito alla richiesta scritta» della persona che ha segnalato i fatti. Sembra incredibile, ma è andata proprio così. Il dipendente del Comune ha «predisposto l’avviso del concorso, partecipato al reclutamento e pubblicato la graduatoria dei vincitori e degli idonei, in base alla quale lo stesso risulta classificato al primo posto essendo l’unico partecipante con il titolo di studio della laurea in Giurisprudenza». E la commissione esaminatrice? Non c’era, mai nominata. Non è che il Comune non abbia provato a difendersi, spiegando che il lavoro di Cofone era stato semplicemente quello di esaminare i fascicoli, verificare anzianità e titoli, «senza alcuna attività di tipo discrezionale e senza attribuzione di alcun punteggio», ma all’Anac non è bastato.

FACCIO TUTTO IO L’Anticorruzione si sofferma sulla questione dei titoli. Per partecipare alla selezione – lo dice il ministero della Giustizia – è richiesto il possesso di diploma di laurea del vecchio ordinamento in laurea magistrale o giurisprudenza, economia e commercio, scienze politiche o equipollenti per legge». L’unico criterio di priorità riconosciuto «attiene all’esperienza che, eventualmente, i candidati abbiano avuto presso gli uffici giudiziari». Secondo l’Anac, quella selezione avrebbe dovuto vincerla un altro candidato, che aveva una laurea “valida” (in Servizio sociale, «equipollente a quella in Scienze politiche») e «maggiore anzianità di servizio». Insomma, in quell’autograduatoria qualcosa non andava. E il Comune «ha operato un restringimento della platea degli aventi diritto». Un restringimento che «si è rivelato funzionale al perseguimento dell’obiettivo postosi dal dottor Giovanni Cofone, (…) il solo funzionario del Comune di Acri a possedere tale titolo di studio». Essendo anche il responsabile del personale, il dipendente del Comune non poteva non saperlo. Un caso scolastico di conflitto d’interessi: è lui a firmare il bando, lui a firmare l’elenco (postumo) dei requisiti, lui a ufficializzare la graduatoria approvata dalla giunta comunale. Quando? Ovviamente dopo che il responsabile del personale (sempre lui) aveva espresso parere favorevole sulla regolarità dell’atto. Cosa faceva, nel frattempo, il responsabile dell’Anticorruzione del Comune, Cosimo Straface? Secondo l’Anac dimenticava di vigilare sulla faccenda.

NUOVO GIRO, VECCHIO VINCITORE La nota dell’Anticorruzione è del 24 febbraio 2016. Il 9 maggio il Comune di Acri ne prende atto: annulla in autotutela la procedura di selezione e gli uffici del Giudice di Pace sono di nuovo sguarniti. La macchina burocratica si rimette in moto. Sempre il 9 maggio, il municipio fa partire il nuovo bando per la selezione interna del personale e lo fa gestire dal settore Polizia municipale per non reiterare il conflitto d’interessi. Cinquanta giorni dopo, un atto esclude due dei pretendenti per “colpa” dei loro titoli di studio: sono Anna Sposato (laureata in Scienze naturali) e Giuseppe Altomari, laureato in Servizio Sociale, perché «non rientra tra quelli indicati nel bando di selezione, né tra i titoli di studio equipollenti». Ma come, l’Anac non aveva detto l’esatto contrario? In attesa di capire – al prossimo ricorso – se abbia sbagliato Cantone oppure i funzionari del Comune di Acri, la selezione va avanti. E il giornalista Emilio Grimaldi – che aveva segnalato il caso sul suo blog – viene querelato.
L’iter amministrativo termina il 20 luglio alle 19,30, quando la giunta comunale può finalmente nominare il dipendente da assegnare all’ufficio del Giudice di Pace come “Istruttore direttivo amministrativo”: è Giovanni Cofone, il funzionario che si era autoselezionato accertando la regolarità di una procedura avviata e seguita da se medesimo. E tutto torna al suo posto.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it







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