CLAN&USURA | I tentativi di zittire il pentito

COSENZA Alle 16:40 del 6 marzo del 2013 la squadra mobile di Cosenza interveniva in via XXIV Maggio perché ignoti avevano esploso due colpi di arma da fuoco contro un…

COSENZA Alle 16:40 del 6 marzo del 2013 la squadra mobile di Cosenza interveniva in via XXIV Maggio perché ignoti avevano esploso due colpi di arma da fuoco contro un centro abbronzante di proprietà di Sandro Violetta Calabrese. All’interno si trovavano il proprietario e suo padre. Ma circa 40 minuti prima, ovvero attorno alle 16, proprio il fratello di Sandro Violetta Calabrese, Roberto, negli uffici del distaccamento Anticrimine aveva cominciato a collaborare con la giustizia, rendendo dichiarazioni anche autoaccusatorie e tirando in ballo esponenti delle cosche del Cosentino con cui era entrato in contatto per traffici legati all’usura. Roberto Violetta Calabrese, poco prima delle 17, veniva informato dell’attentato contro i suoi familiari ma ribadì agli investigatori di voler collaborare anche perché da tempo stava ricevendo «forti pressioni».
E sono proprio le dichiarazioni del pentito Roberto Violetta Calabrese a dare un input alle indagini da cui è scaturita l’operazione “Laqueo” nel corso della quale sono finite in manette 14 persone ritenute appartenenti alle ‘ndrine bruzie. Tra i 14 arrestati – accusati a vario titolo, di usura, estorsione e tentato omicidio – c’è anche il calciatore professionista Francesco Modesto. L’accusa di tentato omicidio riguarda, proprio, l’attentato subìto dal fratello del collaboratore di giustizia. Che viene ricostruito, in modo dettagliato, nell’ordinanza di custodia cautelare.

LA RICOSTRUZIONE DEL TENTATO OMICIDIO Appresa la notizia del tentato omicidio del fratello, Roberto Violetta Calabrese ha ribadito l’intenzione di raccontare tutto quello che era a sua conoscenza, chiedendo solo una pausa per poter parlare con la moglie e la figlia. Il giorno dopo – è il 7 marzo del 2013 – l’allora aspirante pentito rilasciava altre dichiarazioni accusatorie nei confronti di affiliati ai clan. Calabrese ha raccontato che la sera del 6 marzo ha incontrato il fratello Sandro che gli disse che a sparare fu Mario Mandoliti (uno degli arrestati nel blitz “Laqueo”, ndr) e già cinque mesi prima ignoti avevano esploso dei colpi di arma da fuoco contro la saracinesca del centro abbronzante. Sandro Calabrese aveva notato la Ford Kuga con a bordo Mandoliti e un’altra persona di cui però non fece il nome al fratello. Attorno alle 16 il padre del collaboratore era seduto nel negozio ed è per questo che è riuscito a notare Mandoliti nella Ford Kuga, seduto davanti lato passeggeri, impugnare «un’arma corta» ed esplodere due colpi in rapida sequenza. «Secondo il racconto di mio fratello – ha riferito il pentito agli inquirenti – il primo era diretto a lui e non lo colpiva solo perché si abbassava repentinamente. Mio fratello mi ha detto che il colpo gli è passato, di una spanna, sopra la testa. E sempre secondo il suo racconto, il secondo colpo era rivolto a mio padre. Mio fratello non mi ha precisato a quanta distanza da mio padre sia passato il proiettile. Mi ha solo detto che mio padre non si era neanche accorto del fatto che avessero sparato imputando il botto al cattivo funzionamento di una cassa acustica».
Il collaboratore di giustizia ha precisato che per come era formata la vetrina del negozio chi sparava poteva vedere chi c’era all’interno del negozio. Roberto Violetta Calabrese ha anche tracciato il profilo criminale di Mandoliti: «Mario Mandoliti è un uomo del gruppo di San Vito, era titolare di una pescheria a piazza Zumbini circa tre anni fa, ma ha dovuto cedere l’attività a un dipendente che lo teneva sotto usura». Mandolini ha poi aperto un’altra attività con altre persone, che è stato nuovamente costretto a chiudere sempre per problemi legati all’usura».

IL RACCONTO DEL FRATELLO DEL PENTITO La mattina del 7 marzo 2013 Sandro Violetta Calabrese è stato sentito dai carabinieri e ha raccontato sia i dettagli dell’intimidazione di cinque mesi prima che il tentato omicidio ai danni suoi e di suo padre. Sandro Violetta Calabrese già il giorno prima, il 5 marzo, aveva visto quella Ford Kuga con a bordo Mandoliti che «lo salutava pure» passare nei pressi del suo negozio.
Il pomeriggio del giorno dopo ha visto Mandolini con la Ford Kuga rallentare davanti al centro abbronzante e «sparare ad altezza d’uomo in mia direzione – ha raccontato Sandro Violetta Calabrese ai carabinieri – che in quel momento ero impegnato a sbrigare fatti d’ufficio alla scrivania della reception. Mi buttavo a terra e i due colpi che Mandoliti esplodeva nella mia direzione fortunatamente, sebbene mi sfioravano, non mi colpivano. Dopo un attimo di sbandamento uscivo dal negozio ma Mandoliti e il suo complice erano già andati via».

Mirella Molinaro

m.molinaro@corrierecal.it





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