CLAN&USURA | Modesto dalla serie A alla filiera del clan

COSENZA Da un suo conto veniva prelevato il denaro per finanziare i prestiti a usura. Nel “libro mastro” della cosca risultava il suo nome come finanziatore, nome che, per ordine…

COSENZA Da un suo conto veniva prelevato il denaro per finanziare i prestiti a usura. Nel “libro mastro” della cosca risultava il suo nome come finanziatore, nome che, per ordine del suocero, doveva rimanere segreto. Per i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che hanno coordinato l’indagine “Laqueo” non ci sono dubbi: il calciatore di serie A e B, Francesco Antonio Modesto era consapevole dei prestiti ad usura effettuati anche con il proprio denaro.
Tre sono gli imprenditori che hanno ammesso di essere stati sotto strozzo da parte del gruppo criminale. Tra questi l’imprenditore edile, ed ex socio del Cosenza Calcio Francesco Cannella risulta essere stato fortemente vessato dagli usurai. La sua vita, dal 2004 al 2011 è stata tenuta sotto scacco dai prestiti che doveva restituire alla cosca. Uno di questi lo aveva stipulato con Roberto Calabrese Violetta, Luisiano Castiglia, detto Mimmo, e il genero, il calciatore Francesco Antonio Modesto. Doveva restituire 52mila euro con tassi di interesse oscillanti tra il 10 e il 15% al mese. Secondo i magistrati della Dda di Catanzaro che hanno coordinato le indagini, ratificate nell’ordinanza del gip Carlo Saverio Ferraro, ognuno ha avuto un proprio preciso ruolo nel condurre l’atto criminale nei confronti dell’imprenditore. Calabrese Violetta – oggi collaboratore di giustizia che con le sue dichiarazioni ha dato il via alle indagini – stipulava i mutui, consegnava il capitale, imponeva il saggio di interesse, le modalità e i tempi dell’esecuzione del rapporto usurario e riceveva dalla vittima le rimesse di denaro. Luisiano Castiglia si inserisce in questo rapporto usurario nel 2005, usufruendo, per scontare il debito, di lavori edili nella lavanderia che gestisce in contrada Gergeri a Cosenza. Anche Modesto avrebbe beneficiato del debito contratto da Cannella con lavori nella propria abitazione di Cosenza, anche questa situata in contrada Gergeri. Da parte sua l’imprenditore afferma di avere incontrato solo una volta Francesco Modesto, «col quale non ho mai parlato». E per quanto riguarda i lavori nella sua casa, «ho costruito una mansarda, ho ristrutturato un appartamento ove sarebbe andato ad abitare Francesco Modesto». L’imprenditore precisa che le disposizioni in relazione ai lavori «mi sono state impartite da Mimmo Castiglia».

IL FINANZIATORE OCCULTO Il gruppo criminale aveva un “libro mastro” sul quale annotava i prestiti concessi agli imprenditori in difficoltà. Ad uno di questi erano stati concessi vari prestiti, tra i quali uno di 22mila euro e uno di 24mila finanziati dai vari membri del sodalizio criminale tra i quali risulterebbe anche Francesco Modesto. Ma Modesto, per volere del suocero, doveva rimanere un finanziatore occulto. Altri non dovevano sapere delle somme che concedeva per coprire i prestiti. Un episodio, in particolare, riassume questo aspetto. Un imprenditore si rivolge a Francesco Patitucci (ai vertici della cosca “Lanzino-Cicero”, altro indagato nell’operazione “Laqueo”) perché Calabrese non gli concede ulteriori prestiti. Questo fatto quasi scatena un incidente diplomatico tra Calabrese e Patitucci. «Francesco Patitucci, infatti, – dichiara Calabrese – mi contestava che non lo avevo avvisato che l’imprenditore era un nostro usurato. Infatti, sebbene avessi annotato sulla computisteria il suo nome, non avevo mostrato l’annotazione a Patitucci in quanto non dovevo rivelargli i finanziamenti di Francesco Modesto rispettando gli ordini di Mimmo Castiglia». In quella occasione Patitucci si sarebbe addirittura infuriato affermando, racconta Calabrese «che Modesto aveva un contratto milionario come calciatore e non doveva guadagnare spendendo il nome della bacinella». Perché quello che faceva davvero paura, che spingeva le vittime a pagare rispettando le scadenze era la consapevolezza che i soldi prestati provenivano dalla bacinella del clan. «Sono certo del fatto che Francesco Modesto era consapevole che il danaro consegnato al suocero veniva impiegato in attività criminali e usurarie», dice Calabrese che afferma di avere personalmente assistito in una occasione a una richiesta di denaro a tasso usurario effettuata in presenza dello stesso calciatore.

QUEL CONTO CORRENTE PER FINANZIARE L’USURA È sempre il collaboratore di giustizia Roberto Calabrese Violetta a raccontare di un prestito da 30mila euro a Cannella. Un prestito elargito da Mimmo Castiglia nel 2007. «La somma indicata venne prelevata da un conto corrente – racconta Calabrese – acceso presso la Banca popolare di Bari, filiale di Rende, intestato a Francesco Modesto, genero di Mimmo Castiglia». I riscontri effettuati dagli investigatori hanno messo in evidenza che il 12 novembre 2007 dal conto corrente acceso da Modesto nella banca indicata, erano stati prelevati 30mila euro.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





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