LA SANTA | Sarra: Scopelliti appoggiato da Nino Fiume

REGGIO CALABRIA All’inizio degli anni Duemila, nella corsa a sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti ha potuto contare sull’appoggio di Nino Fiume, all’epoca braccio destro di Giuseppe e Carmine De…

REGGIO CALABRIA All’inizio degli anni Duemila, nella corsa a sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti ha potuto contare sull’appoggio di Nino Fiume, all’epoca braccio destro di Giuseppe e Carmine De Stefano. A confermarlo al gip Domenico Santoro e al pm Giuseppe Lombardo è l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra, oggi in carcere perché accusato di essere uno dei riservati al servizio della Santa, la direzione strategica della ‘ndrangheta reggina. Un’accusa che il politico respinge con forza e per ore nel corso dell’interrogatorio di garanzia del 16 luglio scorso. Ma Sarra non si limita a difendersi. Incalzato dal gip e dal pm Lombardo inizia a fare anche delle parziali, sofferte, ammissioni, in primo luogo sul ruolo di Romeo.

IL BARICENTRO «Lo studio di Paolo Romeo in quella fase, diciamo, era perché io non è che fossi andato mai a parlare con Romeo o cose, era dal punto di vista politico, lo dicono, andavano… tutte le persone parlavano con Romeo, cose, era un fattore di esperienza politica perché era stato… gliel’ho detto parlamentare, Assessore comunale, regionale, era comunque una persona… gli si riconosceva da questo punto di vista una capacità di sapere delineare una… una capacità di leggere gli avvenimenti dal punto di vista politico». E anche di determinarlo se è vero che – come ammette Sarra – era lui a dettare le linee strategiche per l’affermazione politica ed elettorale. «Lui guardava, almeno dai discorsi che faceva, cioè dice: “Bisogna creare un movimento”, questa era la cosa che mi colpì, per generare una politica vincente devi creare un dinamismo interno, le parole ora non me le ricordo: “Devi creare un bando dove tutti hanno uno spazio”, cioè “se vuoi creare un progetto politico vincente, devi creare un movimento che viva di vita propria”».

IL COMPAGNO DI STANZA E in quel movimento – finisce per ammettere con molte difficoltà Sarra – Scopelliti ha avuto un ruolo. Per lui è stato per decenni un riferimento. Per l’ex segretario non è facile perché – afferma – «sto parlando di una persona con cui sono stato compagno di stanza per venticinque anni – dice in sede di interrogatorio –. Cioè, non è che posso dire… per me era tutto, era il riferimento, cioè c’era Pirilli e Scopelliti». Eppure Sarra si rende conto – e finisce per ammetterlo – di essere stato relegato per anni in posizioni subordinate sia per non oscurare Scopelliti, sia per essere sempre nelle condizioni di fargli da secondo, al contempo spalla e guardiano.

GREGARIO Una condizione di cui Sarra, stando a quel che riferisce, si rende conto in un momento preciso. «La partita era che io nel 2005 divento con Scopelliti, viene nominato… allora, cambia tutto, fu una riunione tremenda a Roma, Fini… è questo che manca, non potete giustamente… Fini, una riunione da fare tremare le vene e i polsi, perché Fini all’epoca era uno che ti guardava e di già… nel 2005 cosa succede? Io esco fortissimo, bisogna cambiare il coordinatore regionale, perché non faccio io il commissario? Perché commissariavano che allora era Franco Zoccali, persona che non era certo vicino a me, fatemi usare questa parola, poi se volete chiarisco. Nominano commissario Valentino, vicecommissari Sarra, Scopelliti. Mai Sarra, vicecommissari Sarra, Scopelliti».

I RISULTATI NON CONTANO Un’anomalia, sottolinea l’ex sottosegretario, soprattutto alla luce dei risultati elettorali. «Scopelliti non era quello che aveva vinto le elezioni nel 2005, anzi, nel 2005 e nel 2004 perché lì vince Alemanno, Pirilli, rispetto a Gasparri, quindi la componente Destra Protagonista, quella di Gasparri, La Russa, allora era così. Quindi si viene a determinare? Due vicecommissari e un… quando io mi lamento poi nel 2007 perché poi fanno Tuccio che non era certo espressione… Sarra mai la figura apicale, neanche all’interno del partito». Per lui – spiega di fronte a pm e giudice – è stata l’ennesima occasione in cui i suoi meriti – politici ed elettorali – non sarebbero stati riconosciuti.

INCARICHI MUTILATI Una costante – sostiene – nel corso della sua carriera. «Quindi il mio ruolo è sempre stato questo, in tutte le cose, sì, Assessore, io oggi lo leggo in retrospettiva, sì, Assessore ai Lavori Pubblici, ma quando sono stato Assessore ai Lavori Pubblici, anche nel 94 alla Provincia mi misero, verificatelo, vi prego, De Leo, Consigliere provinciale con una delega fuori Giunta ai lavori pubblici. Questo è un passaggio importante perché per me quella che era… che ero diventato una cosa, mi misero, Pirilli nella fattispecie, nominò Antonio De Leo».

LA MISSIONE Al contempo però – ricorda – su indicazione di Valentino sarebbe stato convocato da Fini. «Per me era il padreterno, era subito dopo il 2005, il 2006 come data, arrivo lì e mi guarda e mi dice: “Stai attento” (..)”Mi devi dire se si deve candidare, me lo dici ma stai attento perché, se tu mi dici che Peppe si deve candidare, il responsabile sei tu della sua elezione”. Questo era il mio ruolo». In più, dai vertici di Alleanza nazionale, avrebbe avuto il compito di sovrintendere alle manovre politiche del senatore De Gregorio, all’epoca ago della bilancia del governo, qualche anno dopo travolto da un’inchiesta, per voti comprati al mercato dei clan. Ma all’epoca, sostiene l’ex sottosegretario, non si sarebbe reso conto delle amicizie pericolose del collega senatore, nonostante lo avesse accompagnato anche a cene elettorali cui era presente lo stato maggiore del clan Ficara. Ma soprattutto, ammette Sarra rispondendo alle domande del gip, lui per anni non si sarebbe reso conto di essere stato usato.

REGISTI Il pm Giuseppe Lombardo glielo chiede esplicitamente: «Le è mai venuto il dubbio, le introduco questo ulteriore argomento, perché ancora la risposta non ce l’ha data, che tutto quello che ci ha raccontato, anche in relazione alla riunione con Fini, sia stato deciso da Valentino e Romeo? Visto che da Valentino, da sottosegretario alla giustizia, prendeva indicazioni da Romeo nel suo studio legale qui a Reggio Calabria e quindi che l’abbiano trasformata in una sorta di garante e le abbiano affidato un ruolo pesantissimo, per quello che lei sta dicendo, sempre perché serviva per arrivare a Scopelliti candidato e quindi a gestire il sistema?». E Sarra ammette: «Mi è venuto il dubbio, ora è un dubbio che leggo in maniera quasi da superare il dubbio».

EVOLUZIONE Praticamente una certezza, gli strappa con le successive domande il gip, che alla fine all’ex sottosegretario finisce per strappare l’ammissione probabilmente più importante, ma che solo negli interrogatori successivi verrà approfondita: così era stato deciso perché Scopelliti, a differenza di Sarra, si era dimostrato gestibile, controllabile. Parole pesanti per l’ex governatore di Reggio Calabria, perché vengono da uno dei suoi più stretti collaboratori, che sembra confermare come nel tempo quello che Romeo definiva «cane di mandria» si sia convertito nel consapevole e fondamentale ingranaggio del sistema.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto