La figlia di Lea Garofalo: «Non voglio nascondermi»

CATANZARO «Io non voglio nascondermi. Non siamo noi testimoni di giustizia a dover essere protetti. Noi abbiamo fatto solo il nostro dovere. Sono loro, gli uomini e le donne della…

CATANZARO «Io non voglio nascondermi. Non siamo noi testimoni di giustizia a dover essere protetti. Noi abbiamo fatto solo il nostro dovere. Sono loro, gli uomini e le donne della `ndrangheta, a doversi nascondere e a essere fermati». Lo afferma, in un`intervista al sito di Libera informazione, che ne ha diffuso una sintesi, Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa dal marito e sciolta nell`acido. «Mi chiamo Cosco – dice Denise nell`intervista, realizzata dal direttore del sito, Santo Della Volpe – ma mia mamma voleva cambiarmi il cognome. Voleva che mi chiamassi come lei, Garofalo, ma non ha fatto in tempo». «A Denise e Lea e molte altre donne – è detto in una nota– è dedicato uno speciale sul sito di Libera informazione, osservatorio sull`informazione contro le mafie di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie che ha scelto di raccontare la lotta di liberazione da mafie e illegalità fatta dalle donne. L`intervista racconta la storia di una donna coraggiosa e forte, emotiva e piena di speranza, Lea Garofalo, e di sua figlia Denise, che della madre ha preso la voglia di vivere e il coraggio di denunciare la violenza mafiosa. L`intervista ripercorre le vicende di una storia drammatica segnata dalla violenza della `ndrangheta ma che nelle parole di Denise raccolte da Santo della Volpe lascia spazio alla speranza». «Vorrei essere io – afferma ancora Denise Cosco – a vivere come è giusto vivere a vent`anni nel posto dove sono nata, con i miei amici che oggi possono fare le cose che io non posso fare. Io voglio vivere libera di studiare, finire il liceo linguistico e laurearmi in lingue orientali. Voglio vivere, amare e voglio avere la libertà di essere felice anche per mia mamma».
Nello speciale anche alcuni contributi di Rita Mattei, con un`intervista alla deputata Angela Napoli sulla situazione particolare delle testimoni di giustizia donne. «Sono oltre 150 – conclude la nota – le donne assassinate dalle mafie e nello speciale sono raccontate alcune storie come quella di Maria Concetta Cacciola, Angela Donato a Lea Garofalo».







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