Il calvario di Graziella nella sanità “disumana”

CATANZARO Ogni due o tre mesi, in media, (ma può accadere più di frequente se ci sono in ballo esami specialistici o se le condizioni di salute peggiorano) Graziella Palaia,…

CATANZARO Ogni due o tre mesi, in media, (ma può accadere più di frequente se ci sono in ballo esami specialistici o se le condizioni di salute peggiorano) Graziella Palaia, 37 anni, deve alzarsi all’alba. Esce dalla sua casa di Borgia intorno alle sei del mattino e percorre i circa 27 chilometri che la separano dall’ospedale Pugliese di Catanzaro, destinazione Centro prelievi. Quando arriva si affretta a mettere la sua impegnativa sopra una pila di altre ricette mediche, quelle arrivate prima di lei. Stanno tutte lì, una sull’altra, su una sedia posta accanto al totem elimina code. Bisogna sbrigarsi, e per due ragioni. Innanzitutto alle sette del mattino arriva la guardia giurata che prende le impegnative dalla sedia e comincia a distribuire i numeri di accesso ai prelievi partendo dalle ricette posate per prime sulla sedia. E poi bisogna stare attenti perché i prelievi sono limitati: 60 al giorno per i cosiddetti “pazienti ordinari”, ossia coloro che non rientrano nella categoria dei prioritari (malati oncologici, donne incinte, diabetici e via dicendo). «Perciò è bene che in quella pila di impegnative il tuo numero non superi il 60 se vuoi fare il prelievo», racconta Graziella. Il risultato è un «flusso di utenti non controllato», gente che arriva alle cinque del mattino, c’è chi parte alle quattro da casa per arrivare in tempo. Si vive alla giornata, ci si alza all’alba e non è detto che il sacrificio sia sufficiente ad ottenere un prelievo. Questa grottesca baraonda è il risultato della mancanza del servizio di prenotazione per le analisi che si effettuano al Pugliese-Ciaccio di Catanzaro.
Graziella potrebbe dirsi fortunata ad abitare ad appena 30 minuti d’auto dal Pugliese, però certi giorni non ce la fa proprio ad alzarsi dal letto, la debolezza la inchioda al materasso come una catena. In quei giorni sua madre, 71 anni, fa la trafila per lei, per permetterle di arrivare con più calma. Alle sei del mattino l’anziana signora prende l’autobus col quale viaggiano gli infermieri e posa l’impegnativa della figlia su quella sedia, in attesa che arrivi il “distributore di biglietti”. Graziella non fa parte dei pazienti prioritari, che possono accedere al servizio fino alle 10 mattino. Graziella non sa qual è il suo posto perché nessuno riesce a diagnosticare il male che la affligge dal 2012. 



avviso centro prelievi

IL DOPPIO CALVARIO Tutto è iniziato nel 2012 quando, racconta la ragazza, «un forte senso di malessere invase tutto il mio organismo. In quelle giornate cercavo di sforzarmi e andare avanti nonostante tutto, pensando che potesse trattarsi di stress accumulato». Graziella era una sportiva, amava il nuoto, due ore di piscina dal lunedì al venerdì. E poi c’erano il teatro e i lavoretti che riusciva a gestire insieme allo studio delle lingue straniere. «Ma dal 19 marzo 2012 – racconta – la mia vita è sospesa. Quel giorno, dopo aver tremato di continuo come una foglia, alle 19 mi misi a letto sfinita senza però riuscire a riposare in alcun modo. A mezzanotte iniziai ad avvertire un fortissimo dolore alla gamba sinistra». Graziella è costretta ad andare in pronto soccorso, con la coscia sinistra gonfia e dolorante e «dopo una lunga attesa durata tutta la notte – ricorda – ci dissero che non si trattava di flebite ma dovevo rivolgermi al medico di base per approfondire». Il suo calvario inizia così, anzi, il suo doppio calvario, tra ricoveri, dolore, debolezza, nausea, un crescendo di sintomi che non trovano diagnosi. E tra le tribolazioni dell’impatto difficile e avvilente con le strutture sanitarie. In Calabria ha incontrato mille difficoltà, ha dovuto protestare in più occasioni. Ha incontrato «la politica dell’amico, il clientelismo, l’omertà di chi subisce i disservizi» e gli insulti di chi le ha detto di «stare zitta». «Ma io non mi piegherò mai – dice – la salute è un diritto. Non accetto compromessi clientelari per i miei diritti, per quello che pago. Ci sono calabresi omertosi che piegano la testa, non sono io quella sbagliata».

carenza di personale

LA BATTAGLIA PER IL SERVIZIO PRENOTAZIONI All’ospedale Pugliese manca il servizio di prenotazione per l’accesso al Centro prelievi. Inoltre, i prelievi vengono effettuati a partire dalle 8-8,30 del mattino mentre in altri ospedali si comincia alle 7. Graziella reclama, lo fa ufficialmente il 27 giugno quando scopre, da un avviso affisso sul muro, che dal primo luglio al 30 settembre sarebbero stati effettuati 30 prelievi ordinari e 50 prioritari. «Quello fu un giorno caotico – racconta – io e i miei genitori siamo usciti alle 5 del mattino e siamo tornati a casa alle 12:30».
Il 7 luglio la ragazza riceve una risposta al suo reclamo dall’avvocato Domenico Canino, dirigente responsabile dell’Ufficio relazioni con il pubblico dell’azienda ospedaliera “Pugliese Ciaccio”. La missiva la informa che «il direttore del dipartimento dei Servizi, dottor Saverio Palermo, ha riferito che la direzione aziendale ha dovuto necessariamente pianificare le attività del Centro prelievi per le criticità conseguenti principalmente alla carenza di personale e alla contingente necessità di garantire agli operatori la fruibilità delle ferie estive…». Pur riconoscendo «il disagio all’utenza» creato durante la stagione estiva, dall’azienda ospedaliera avvisano Graziella che «non appare possibile altra soluzione» in attesa che venga dato seguito alle richieste più volte avanzate agli organi regionali per un «adeguato incremento del personale a copertura delle piante organiche da tempo carenti in ciascuna struttura». Poi le chiedono scusa per non avere pubblicizzato la pianificazione estiva delle attività. E per quanto riguarda la possibilità di introdurre il servizio di prenotazione per l’accesso al Centro prelievi? La soluzione «sarà in ogni caso valutata” per “ridurre, possibilmente l’impatto diretto su tale struttura di un flusso di utenti non controllato, il tutto a beneficio degli utenti medesimi e degli operatori aziendali». Ma ad oggi nulla è cambiato. Al contrario, i disagi e la disorganizzazione alimentano le brutte abitudini. Così, tra i corridoi del Centro prelievi serpeggia la notizia che chi può spendere 35/40 euro potrà pagare un infermiere con tanto di prelievo a domicilio. E le cose non vanno meglio nemmeno per tutte le donne che hanno bisogno di un tampone vaginale. Chi non è in gravidanza deve seguire lo stesso iter di coloro che necessitano di un prelievo. Si effettuano 15 tamponi al giorno, impegnativa sulla sedia e attesa del numerino da parte della guardia giurata.



VIA CRUCIS NEL PIANETA SANITÀ A dicembre del 2012 Graziella si è sottoposta a un intervento proctologico nella speranza che il suo malessere si alleviasse. Ha speso 1200 euro in una clinica privata perché col pubblico le liste d’attesa erano infinite. L’impatto con la Sanità calabrese le ha riservato diverse brutte esperienze. Altro esempio: nel giugno 2014 ha dovuto baccagliare con la direzione sanitaria del “Pugliese-Ciaccio” per poter fare una Tipizzazione hla, nella struttura del Ciaccio, un esame i cui reattivi, le hanno raccontato, costano alla Regione 500 euro a persona e al paziente 56 euro di ticket. Lei e altri 30 pazienti hanno dovuto aspettare un mese prima di fare il prelievo.
Stesso azienda sanitaria, stesso problema di reattivi. Siamo al Pugliese, a giugno 2014, racconta Graziella, «dovevo fare una scintigrafia alle ghiandole salivari ma mi dissero che non c’erano i reattivi». Qualcuno le suggerì, però, di risolvere tutto in intramoenia e con 150 euro avrebbe portato a casa le analisi. Graziella non accetta, protesta, “minaccia” di rivolgersi al Tribunale per i diritti del malato. Ha potuto fare la scintigrafia il 4 luglio successivo. 
Nel corso di una visita allergologica si è vista passare davanti una persona perché, le spiegarono, era un dipendente dell’ospedale e soggetto influente in politica. 
E che dire della bolgia all’ufficio prenotazioni e riscossione ticket? Si rischia di restarci anche quattro ore e spendere sei euro di parcheggio.
E’ questo il viaggio, scomodo e assurdo, di una ragazza sola nel pianeta sanità nella provincia di Catanzaro. Un ritratto non proprio edificante fatto di numerini, impegnative poggiate sulle sedie, attese infinite e l’impossibile traguardo di un servizio di prenotazione.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it







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