La festa della Calabro-lombarda a Rho: «Complimenti. Anzi, no»

Doveva essere il trionfo della calabresità. Un’occasione per riscoprire le tradizioni del nostro territorio e destinata a rinfocolare l’amore verso di esso dei nostri corregionali residenti a Rho. E invece,…

Doveva essere il trionfo della calabresità. Un’occasione per riscoprire le tradizioni del nostro territorio e destinata a rinfocolare l’amore verso di esso dei nostri corregionali residenti a Rho. E invece, la settima edizione della manifestazione “Calabria: terra e sapori mediterranei” si è trasformata in un nuovo pretesto per litigare e dividersi. È cominciata con il ritmo della tarantella e con il gusto forte di soppressata e peperoncino, ma è finita a colpi di carta bollata.
La causa petendi? Il rinnovo delle cariche della sezione rhodense dell’associazione Calabro-lombarda. Con il presidente uscente, Attilio Scarcella, che disconosce la legittimità dei nuovi organi («Sono irregolari! E pure la festa lo è!»). Con i nuovi dirigenti del sodalizio, Rossana Papasodaro, Sandro Lemma e Giuseppe Scarfone, che accusano l’ex responsabile di aver abbandonato l’organizzazione senza motivo. E con un giallo nel giallo: quello legato al presunto, improvviso cambiamento di opinione di Salvatore Tolomeo, consultore nazionale della associazioni e dei circoli calabresi in Italia. Quest’ultimo è citato in una lettera che Scarcella ha inviato alla stampa per dissociarsi dall’organizzazione dell’evento e per spiegare che, in mancanza di un suo imprimatur, quella festa era da considerare irrimediabilmente farlocca. L’ex (?) presidente della Calabro-lombarda di Rho spiega che a sostenere la sua tesi è nientepopodimeno che Tolomeo, il quale avrebbe vaticinato: «Questa festa, per la quale è stato usato il logo dell’associazione, è irregolare. Nessuno vieta di mettere in piedi un evento ma non si deve usare impropriamente la dicitura Calabro-lombarda». Il consultore parla addirittura di un «blitz» e stigmatizza l’enorme «conflitto d’interesse» dell’assessore al Comune di Rho Scarfone, pubblico amministratore e membro dell’associazione (sic!). Infine, da parte di Scarcella, un’argomentazione decisiva e forse esiziale: «La Calabro-lombarda è stata depennata dalle associazioni riconosciute dalla Regione Calabria».
Partita chiusa? Niente affatto. Perché il nuovo organismo di vertice della sezione di Rho (nell’ambito della cui festa è stato presentato il volume Casta calabra con il direttore del Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni) ha replicato alle accuse con una propria missiva. Nella quale, al di là degli aspetti legati alla legittimità del nuovo direttivo, viene chiesto conto della bizzarria del comportamento di Tolomeo: «Ci meravigliano le affermazioni espresse dal consultore nazionale, che denotano un comportamento a dir poco contraddittorio e di parte». Infatti, scrivono i vertici dell’associazione, «quest’ultimo ha partecipato alla manifestazione (sia nella giornata di venerdì 11 maggio che in quella di domenica 13) esprimendo, alla presenza di più persone, parole di apprezzamento nei nostri confronti, evidentemente reputandoci pienamente legittimati sia ad organizzare la festa sia anche ad usare il nome dell’associazione». Salvo poi, «solo un paio di giorni dopo, rilasciare le incoerenti dichiarazioni» riportate dalla stampa. Un’improvvisa amnesia, che consente di trarre una conclusione dall’intera vicenda: evidentemente, tra le proprietà “officinali” del peperoncino non c’è quella di prolungare la memoria. Almeno nel caso di Salvatore Tolomeo.





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